Ascoltami.
Solito treno, solita ora, soliti luoghi.
Tutto riparte. La banalità della normalità.
Non fa ancora troppo freddo e la mia camicia a quadri con un maglioncino tutto sommato basta per coprirmi.
Sono passi ancora un po' lenti i miei, quasi nemmeno i piedi avessero voglia di tornare alla solita vita.
C'è il sole oggi, un sole autunnale.
La fermata dell'autobus è sempre la stessa. Sempre fredda e grigia, sempre malinconica e sola.
Mi diverto a guardare le mie scarpe che strascicano sulla strada.
E guardando le piccole imperfezioni dei san pietrini mi accorgo di un paio di scarpe.
Delle vans nere, delle semplici vans nere.
Osservo le cuciture dei jeans del ragazzo che le porta e la felpa scura.
Guarda la strada anche lui, lo trovo quasi consolante il fatto di non essere l'unica a farlo.
Non so cosa di quel ragazzo mi attragga, in fondo non riesco nemmeno a vedergli il viso quindi mi accendo una sigaretta.
La solita sigaretta alla solita fermata in una "solita" mattina mentre studio i dettagli di quel ragazzo con lo sguardo.
Mi sta guardando le scarpe anche lui, ora i jeans, i suoi occhi sui miei fianchi, il tessuto della mia camicia, il maglioncino poi i miei capelli e poi guarda me.
Mi guarda, non fa altro.
Però, lo fa in modo dolce, in un modo in cui pochissimi o forse nessuno mi guarda.
Ha due occhi favolosi.
Ha smesso di guardare la strada, ora guarda me.
Quando mi guarda, però, distolgo lo sguardo.
Mi chiedo se abbia visto di che colore ho gli occhi.
Mi chiedo se abbia sentito quello che ho sentito io in quello sguardo.
Ad interrompere i miei pensieri però ci pensa l'autobus, lui monta con me.
Siamo andati via insieme.
Scappati? Se volete chiamarlo scappare chiamatelo così.
Partiti? Se volete chiamarlo partire chiamatelo così.
Siamo andati via, insieme.
Insieme, questo conta.
Sotto il sole autunnale.
lunedì 28 settembre 2009
martedì 16 giugno 2009
In memoria, a te.
Tasmin Archer - Sleeping Satellite
"Credo che scriverò stasera, è da tanto che non lo faccio"
La strada era vuota: nessuna macchina, nessuna moto, non c'erano nemmeno prostitute, il che era fondamentalmente assurdo vista l'ora e visto il luogo.
Un lungo e fottutissimo retilineo davanti a noi.
I giri salgono. Ancora e ancora.
I lampioni, inizialmente immagini ben delineate davanti a me, si sono trasformati in luci ad intermittenza quasi.
Accellera ancora.
La sua giacca è gonfia d'aria e il tessuto teso ripara me con indosso la camicetta a fiori.
È la camicetta che mi regalò mia madre prima di morire. Tessuto delicato con dei piccoli fiori azzurri, come i miei occhi, leggero, dolce e malinconico.
Maledetta la volta in cui la scelsi per quella sera.
Con un'occhiata veloce vedo che facciamo i 180.
Dio, un sasso per strada e siamo fottuti.
In quel momento mi torni in mente.
Sì, mentre corro ad alta velocità penso a che cosa hai provato tu quando hai fatto l'incidente.
Penso al dolore della caduta sull'asfalto, la mandibola, il braccio. Il sangue.
Dovrei avere paura e non ne ho.
Mi sento in pace.
La testa vuota, il cuore che batte perfettamente regolare e una voglia irrefrenabile di continuare.
Vorrei rimanere così per sempre.
È tutto così vero, ora.
Ora capisco. Ora sento. Ora, voglio.
Le immagini scorrono veloci, velocissime. È forse questo senso di etereo che mi fa desiderare di non fermarci? Non lo so.
So, però, che tutto mi sfiora e nulla percepisco.
È proprio questo nulla che mi fa amare la velocità.
È proprio il sapere che tutto è una questione di secondi, un tempo vano, fugace.
Questo mi fa sentire sicura e non vi trovo logica.
Quella stessa notte io e lui abbiamo fatto l'amore come mai prima, eppure.
Eppure, sono passati anni, ho realizzato tutti i miei desideri: ho due splendide bambine, ho amato come non mai, vivo all'estero in un bell'appartamento dai muri bianchi ed ho una grande vetrata panoramica. Sono quello che tutti definiscono la felicità fatta a persona, eppure. Eppure continuo a voler tornare a quei 180.
I miei 180. Miei.
Ora ho capito cosa hai provato. È bello, bellissimo.
Sì, non so più scrivere come una volta ma questo rimane in tua memoria.
"Credo che scriverò stasera, è da tanto che non lo faccio"
La strada era vuota: nessuna macchina, nessuna moto, non c'erano nemmeno prostitute, il che era fondamentalmente assurdo vista l'ora e visto il luogo.
Un lungo e fottutissimo retilineo davanti a noi.
I giri salgono. Ancora e ancora.
I lampioni, inizialmente immagini ben delineate davanti a me, si sono trasformati in luci ad intermittenza quasi.
Accellera ancora.
La sua giacca è gonfia d'aria e il tessuto teso ripara me con indosso la camicetta a fiori.
È la camicetta che mi regalò mia madre prima di morire. Tessuto delicato con dei piccoli fiori azzurri, come i miei occhi, leggero, dolce e malinconico.
Maledetta la volta in cui la scelsi per quella sera.
Con un'occhiata veloce vedo che facciamo i 180.
Dio, un sasso per strada e siamo fottuti.
In quel momento mi torni in mente.
Sì, mentre corro ad alta velocità penso a che cosa hai provato tu quando hai fatto l'incidente.
Penso al dolore della caduta sull'asfalto, la mandibola, il braccio. Il sangue.
Dovrei avere paura e non ne ho.
Mi sento in pace.
La testa vuota, il cuore che batte perfettamente regolare e una voglia irrefrenabile di continuare.
Vorrei rimanere così per sempre.
È tutto così vero, ora.
Ora capisco. Ora sento. Ora, voglio.
Le immagini scorrono veloci, velocissime. È forse questo senso di etereo che mi fa desiderare di non fermarci? Non lo so.
So, però, che tutto mi sfiora e nulla percepisco.
È proprio questo nulla che mi fa amare la velocità.
È proprio il sapere che tutto è una questione di secondi, un tempo vano, fugace.
Questo mi fa sentire sicura e non vi trovo logica.
Quella stessa notte io e lui abbiamo fatto l'amore come mai prima, eppure.
Eppure, sono passati anni, ho realizzato tutti i miei desideri: ho due splendide bambine, ho amato come non mai, vivo all'estero in un bell'appartamento dai muri bianchi ed ho una grande vetrata panoramica. Sono quello che tutti definiscono la felicità fatta a persona, eppure. Eppure continuo a voler tornare a quei 180.
I miei 180. Miei.
Ora ho capito cosa hai provato. È bello, bellissimo.
Sì, non so più scrivere come una volta ma questo rimane in tua memoria.
mercoledì 6 maggio 2009
Blah.
"Ci proviamo, almeno. Fanculo al mondo Giù! Io se cado mi rialzo sempre!"
"Eh brava la mia Meg!"
"Starò male, sto male, ma non me ne frega un cazzo. Sempre a testa alta darling!"
"Evvai! Via così, ci penseremo ma non ora:)"
"Esatto, non ora. Li sento i pezzetti della mia anima fuori posto ma il tempo li metterà apposto. Con calma, ora voglio solo sorridere. Ci sono riuscita ieri sera, ci posso riuscire sempre. Basta volerlo."
"Brava amore mio. Brava davvero. La vita va avanti e tu sei forte, le tieni testa e continua a farlo. Ci penseremo, ma se abbiamo il tempo per dimenticarlo, anche per poco, vale la pena sfruttarlo tutto."
"Sì, fanculo cazzo, la vita puo' giocare quanto vuole con i dadi del destino. Il gioco d'azzardo non mi fa paura, è imprevedibile ma lo sono anche io."
"E quindi gioca, e continua a giocare. Non è detto che il gioco debba essere per forza stupido."
"È un gioco d'azzardo quindi non puo' essere stupido, c'è un unico problema: la posta in gioco. Si vince tanto e si perde altrettanto, basta saper giocare. Le regole le conosco ma con me fare gli arroganti è inutile, nemmeno la vita se lo puo' permettere. Non mi arrendo."
"Brava! Dio, ti voglio bene Meg, la vita, la vita vive per noi..."
Ti voglio bene anche io, tanto.
Solo degli stupidi sms, è vero. Ma li amo quanto amo lei.
"Eh brava la mia Meg!"
"Starò male, sto male, ma non me ne frega un cazzo. Sempre a testa alta darling!"
"Evvai! Via così, ci penseremo ma non ora:)"
"Esatto, non ora. Li sento i pezzetti della mia anima fuori posto ma il tempo li metterà apposto. Con calma, ora voglio solo sorridere. Ci sono riuscita ieri sera, ci posso riuscire sempre. Basta volerlo."
"Brava amore mio. Brava davvero. La vita va avanti e tu sei forte, le tieni testa e continua a farlo. Ci penseremo, ma se abbiamo il tempo per dimenticarlo, anche per poco, vale la pena sfruttarlo tutto."
"Sì, fanculo cazzo, la vita puo' giocare quanto vuole con i dadi del destino. Il gioco d'azzardo non mi fa paura, è imprevedibile ma lo sono anche io."
"E quindi gioca, e continua a giocare. Non è detto che il gioco debba essere per forza stupido."
"È un gioco d'azzardo quindi non puo' essere stupido, c'è un unico problema: la posta in gioco. Si vince tanto e si perde altrettanto, basta saper giocare. Le regole le conosco ma con me fare gli arroganti è inutile, nemmeno la vita se lo puo' permettere. Non mi arrendo."
"Brava! Dio, ti voglio bene Meg, la vita, la vita vive per noi..."
Ti voglio bene anche io, tanto.
Solo degli stupidi sms, è vero. Ma li amo quanto amo lei.
domenica 3 maggio 2009
Il pleut.
Piove.
Quanto l'abbiamo aspettata questa pioggia, io e te.
"Dammi la mano"
"Andiamo"
Non ce ne frega un cazzo dei vestiti bagnati, dei capelli senza una vera e propria piega, delle pozzanghere. No, non ce ne frega un cazzo.
Il mondo continua a girare in questo momento, ma noi no.
Noi ci fermiamo.
Un momento solo per noi, finalmente.
Distese su un campo da basket, guardiamo il cielo.
Lo senti l'odore della pioggia, ora? Io sì.
è dolce, è malinconico, è amato, è solo per noi.
Sì, è solo per noi.
Ci stringiamo la mano e guardiamo quel cielo così arrogante con un'aria da stronze incredibili.
Noi lo possiamo affrontare. Noi, siamo forti.
Mentre mi sei stesa accanto penso che ti voglio bene, ma te ne voglio da impazzire.
"Potrei rimanere così per sempre."
"Facciamolo."
"Allora, per sempre?"
"E oltre."
Prendi il cellulare e metti quella canzone. Volume al massimo.
La cantiamo a squarciagola, senza un minimo di intonazione, ma non ce ne frega un cazzo.
Questo, è il nostro momento. Rimarrà nostro per sempre.
E mondo continua a girare, continua ad andare avanti, noi ora ci prendiamo una pausa.
Una pausa che dura un'istante.
Ma è un'istante che rimarrà così per sempre.
I said maybe, you're gonna be the one who saves me
And after all, you're my wonderwall
"Promettimi una cosa"
"Va bene, dimmi"
"Promettimi che rimarremo così, felici come adesso, per sempre. Malgrado tutto, cadremo, ci faremo male, ma rimarremo così per sempre. Saremo forti, ci rialzeremo qualsiasi cosa accada. Sorridenti, felici, insieme."
"Ok"
"Qualsiasi cosa accada?"
"Promesso. Ti voglio bene"
"Anche io ti voglio bene"
GRAZIE.
Niente post sul tipo con la maglietta nera, mi spiace. Questo è per te, è per noi.
Quanto l'abbiamo aspettata questa pioggia, io e te.
"Dammi la mano"
"Andiamo"
Non ce ne frega un cazzo dei vestiti bagnati, dei capelli senza una vera e propria piega, delle pozzanghere. No, non ce ne frega un cazzo.
Il mondo continua a girare in questo momento, ma noi no.
Noi ci fermiamo.
Un momento solo per noi, finalmente.
Distese su un campo da basket, guardiamo il cielo.
Lo senti l'odore della pioggia, ora? Io sì.
è dolce, è malinconico, è amato, è solo per noi.
Sì, è solo per noi.
Ci stringiamo la mano e guardiamo quel cielo così arrogante con un'aria da stronze incredibili.
Noi lo possiamo affrontare. Noi, siamo forti.
Mentre mi sei stesa accanto penso che ti voglio bene, ma te ne voglio da impazzire.
"Potrei rimanere così per sempre."
"Facciamolo."
"Allora, per sempre?"
"E oltre."
Prendi il cellulare e metti quella canzone. Volume al massimo.
La cantiamo a squarciagola, senza un minimo di intonazione, ma non ce ne frega un cazzo.
Questo, è il nostro momento. Rimarrà nostro per sempre.
E mondo continua a girare, continua ad andare avanti, noi ora ci prendiamo una pausa.
Una pausa che dura un'istante.
Ma è un'istante che rimarrà così per sempre.
I said maybe, you're gonna be the one who saves me
And after all, you're my wonderwall
"Promettimi una cosa"
"Va bene, dimmi"
"Promettimi che rimarremo così, felici come adesso, per sempre. Malgrado tutto, cadremo, ci faremo male, ma rimarremo così per sempre. Saremo forti, ci rialzeremo qualsiasi cosa accada. Sorridenti, felici, insieme."
"Ok"
"Qualsiasi cosa accada?"
"Promesso. Ti voglio bene"
"Anche io ti voglio bene"
GRAZIE.
Niente post sul tipo con la maglietta nera, mi spiace. Questo è per te, è per noi.
venerdì 1 maggio 2009
Kurt & Courtney.
Era il 12 gennaio 1990. Sì, ricordo ancora la data. Sarebbe ridicolo, piuttosto, che me la fossi dimenticata. Ore 23.00 Satyricon.
Ci andavo spesso, una volta. Era un piccolo locale di Portland. Cosa mi affascinasse non l’ho ancora capito. Luci decadenti, un palco che sapeva di vomito e l’odore di birra sparso ovunque. Forse era proprio quell’odore che mi piaceva tanto, o forse no. Chissà.
Dal mio separé color burro ho visto un ragazzo. Capelli biondi, lunghezza spalle e due occhi chiari. Assomiglia a qualcuno mi ripetevo, e più lo facevo più quel nome mi sfuggiva dalle labbra. Poi, lui si è voltato mi ha guardata e ho fatto scivolare sulla lingua le parole giuste “Assomigli a Dave Pirner!” gli ho urlato. E l’ho fatto con quell’aria arrogante e fottutamente da stronza che mi si addice. Il suo sguardo da dolce ed innocente nanetto più basso di me si è trasformata in cattiveria e nervosismo. Tempo dieci minuti ci siamo ritrovati su un pavimento di birra a menarci. Sul momento non pensavo a come avrebbero reagito le fans del mio gruppo e nemmeno quelle stronzette che suonavano con me. Il nanerottolo così incazzato si levò ad un certo punto o forse lo portarono via, non lo ricordo sinceramente. Sta di fatto che il labbro tumefatto e i capelli distrutti li ricordo, o meglio ricordo la mia immagine allo specchio. Quella stessa immagine mi ha fatto voltare indietro e urlare “Sei proprio un gran figlio di puttana!”. Stronzo mi ripetevo, stronzo, stronzo di merda. Ho passato gli anni a ripetermelo. Lo faccio tutt’ora.
Quel nanerottolo così incazzata ha tormentato i miei pensieri per anni. Sì, per anni.
Era il 12 gennaio 1990. Sì, ricordo ancora la data. Sarebbe ridicolo, piuttosto, che me la fossi dimenticata. Ore 23.00 Satyricon.
Ci andavo spesso, una volta, a suonare. Era un piccolo locale di Portland. Mi affascinavano le luci decadenti, il palco che sapeva di vomito e l’odore di birra sparso ovunque. Ero tranquillo nel mio essere scazzato quando ho sentito urlare “Assomigli a Dave Pirner!”. Non l’avesse mai fatto. C’erano due cose che odiavo: numero uno le persone che fanno paragoni, numero due chi mi paragona a un frocetto sfigato con i capelli morti. Al momento non me ne fotteva un cazzo di chi l’avesse urlato, nemmeno quando vidi quella ragazza con il vestito rosso a pois me n’è fottuto particolarmente. Era una stronza, l’ennesima. Tempo dieci minuti ci siamo ritrovati sul pavimento sporco di birra a menarci. Non me ne fotteva un cazzo di chi fosse, né tanto meno che fosse donna. Era stronza. Ho provato a non farle male inizialmente ma alla prima ginocchiata sui coglioni ho fermamente cambiato idea. Sì, quel dolore me lo ricordo. Ma ricordo, anche, i suoi capelli biondi ed il suo labbro tumefatto che la rendevano tanto affascinante. Me la sarei scopata quella sera stessa, ma lei se ne andò.
Ispirato al primo incontro tra Kurt Cobain e Courtney Love. Una coppia rock, distrutta, eroinomane, ma perfetta nel suo essere maledetta. Una delle poche coppie di cui avrei voluto scrivere se fossi nata in quegli anni.
Ci andavo spesso, una volta. Era un piccolo locale di Portland. Cosa mi affascinasse non l’ho ancora capito. Luci decadenti, un palco che sapeva di vomito e l’odore di birra sparso ovunque. Forse era proprio quell’odore che mi piaceva tanto, o forse no. Chissà.
Dal mio separé color burro ho visto un ragazzo. Capelli biondi, lunghezza spalle e due occhi chiari. Assomiglia a qualcuno mi ripetevo, e più lo facevo più quel nome mi sfuggiva dalle labbra. Poi, lui si è voltato mi ha guardata e ho fatto scivolare sulla lingua le parole giuste “Assomigli a Dave Pirner!” gli ho urlato. E l’ho fatto con quell’aria arrogante e fottutamente da stronza che mi si addice. Il suo sguardo da dolce ed innocente nanetto più basso di me si è trasformata in cattiveria e nervosismo. Tempo dieci minuti ci siamo ritrovati su un pavimento di birra a menarci. Sul momento non pensavo a come avrebbero reagito le fans del mio gruppo e nemmeno quelle stronzette che suonavano con me. Il nanerottolo così incazzato si levò ad un certo punto o forse lo portarono via, non lo ricordo sinceramente. Sta di fatto che il labbro tumefatto e i capelli distrutti li ricordo, o meglio ricordo la mia immagine allo specchio. Quella stessa immagine mi ha fatto voltare indietro e urlare “Sei proprio un gran figlio di puttana!”. Stronzo mi ripetevo, stronzo, stronzo di merda. Ho passato gli anni a ripetermelo. Lo faccio tutt’ora.
Quel nanerottolo così incazzata ha tormentato i miei pensieri per anni. Sì, per anni.
Era il 12 gennaio 1990. Sì, ricordo ancora la data. Sarebbe ridicolo, piuttosto, che me la fossi dimenticata. Ore 23.00 Satyricon.
Ci andavo spesso, una volta, a suonare. Era un piccolo locale di Portland. Mi affascinavano le luci decadenti, il palco che sapeva di vomito e l’odore di birra sparso ovunque. Ero tranquillo nel mio essere scazzato quando ho sentito urlare “Assomigli a Dave Pirner!”. Non l’avesse mai fatto. C’erano due cose che odiavo: numero uno le persone che fanno paragoni, numero due chi mi paragona a un frocetto sfigato con i capelli morti. Al momento non me ne fotteva un cazzo di chi l’avesse urlato, nemmeno quando vidi quella ragazza con il vestito rosso a pois me n’è fottuto particolarmente. Era una stronza, l’ennesima. Tempo dieci minuti ci siamo ritrovati sul pavimento sporco di birra a menarci. Non me ne fotteva un cazzo di chi fosse, né tanto meno che fosse donna. Era stronza. Ho provato a non farle male inizialmente ma alla prima ginocchiata sui coglioni ho fermamente cambiato idea. Sì, quel dolore me lo ricordo. Ma ricordo, anche, i suoi capelli biondi ed il suo labbro tumefatto che la rendevano tanto affascinante. Me la sarei scopata quella sera stessa, ma lei se ne andò.
Ispirato al primo incontro tra Kurt Cobain e Courtney Love. Una coppia rock, distrutta, eroinomane, ma perfetta nel suo essere maledetta. Una delle poche coppie di cui avrei voluto scrivere se fossi nata in quegli anni.
giovedì 30 aprile 2009
Perchè.
Hai paura?
No, per niente.
Perchè?
Perchè non centra con i sentimenti, questo. Appartiene al mondo delle cose che non sono nemmeno vagamente sfiorate dai sentimenti, quindi, non ho paura. ...E tu?
Io sì, da morire.
Perchè lo fai?
Perchè è il momento giusto, ora.
Come fai a saperlo?
Non ho nulla da perdere, ora. Questa è una cosa che faccio per me, solo per me. Solo per dare sfogo al mio egocentrismo misto al narcisismo.
Sei sicura?
No. Non riesco ancora a leggermi così profondamente dentro però sento che è la cosa giusta da fare. Sì, ora, è il momento.
Pronta?
Vai, però fammi chiudere gli occhi.
Chiusi. Procedi.
No, per niente.
Perchè?
Perchè non centra con i sentimenti, questo. Appartiene al mondo delle cose che non sono nemmeno vagamente sfiorate dai sentimenti, quindi, non ho paura. ...E tu?
Io sì, da morire.
Perchè lo fai?
Perchè è il momento giusto, ora.
Come fai a saperlo?
Non ho nulla da perdere, ora. Questa è una cosa che faccio per me, solo per me. Solo per dare sfogo al mio egocentrismo misto al narcisismo.
Sei sicura?
No. Non riesco ancora a leggermi così profondamente dentro però sento che è la cosa giusta da fare. Sì, ora, è il momento.
Pronta?
Vai, però fammi chiudere gli occhi.
Chiusi. Procedi.
lunedì 27 aprile 2009
Pieces.
Music.
Una, due, tre gocce di pioggia.
Sì, le sto contando.
È da stupidi, lo so. Però è consolante.
Contare le gocce di pioggia mi distrae.
Contandole mi rendo conto che sono di più dei pezzi distrutti di me stessa benché già lo sapessi.
Ho freddo e tremo.
Guardo riflessa alla finestra la mia immagine.
Tutto sommato però la sensazione di avere un coltello nello stomaco è passata, o se non altro è diminuita l'intensità.
Piano piano persino i miei occhi hanno smesso di piangere anche se tutt'ora, ogni tanto, senza che io possa fare nulla, le lacrime scorrono.
Ho smesso persino di farmi domande.
Ho smesso di chiedermi se mentivi prima, ho smesso di chiedermi perchè ti mancassi, ho smesso persino di chiedermi se riuscirò a dimenticare.
Però la mia anima a pezzi la sento. Quella la sento sin troppo bene.
Cullata da una canzone cerco in me una nuova motivazione perchè bisogna andare avanti, si sa.
Sei forte Meg mi dici sempre.
Eppure non ti accorgi di quanto deboli siano le mia gambe, di quanto fragili siano i miei occhi e di quanto leggero sia il mio respiro.
Ed è inevitabile per me ripensare a quello che eravamo.
Perchè, cazzo, per me eravamo unici. Per me.
Ma non sono incazzata, non sono nemmeno amareggiata perchè capisco sin troppo bene cosa ti ha spinto a farlo.
Però, non puoi credere che io sorrida ora.
Saresti un illuso, uno stolto e uno sciocco. Sai benissimo di non esserlo.
L'unica cosa che spero è che tu sia felice. Almeno tu.
"Ehi, al volo" il rumore del sacchetto preso dalle tue mani ha rieccheggiato in quella galleria.
"E ora lasciami andare"
"Così, di brutto?"
"Ho già abbastanza ricordi, faranno già abbastanza male quelli"
Lo sai cosa significava quella maglietta.
Lo sai benissimo.
Era giusto la tenessi tu.
Ed ora, curerò le mie ferite e volterò pagina.
Ed ora il vento continua a viaggiare lontano dal mondo e lontano dal tempo.
Mi mancherai, probabilmente troppo. Ma, questo, non è di tuo interesse.
Una, due, tre gocce di pioggia.
Prima o poi persino la pioggia smetterà di cadere.
Ed un giorno io ti chiederò d'amarmi.
Te ne sei andato il giorno in cui hai scoperto che t'amavo.
Ma va bene così. È giusto così.
Una, due, tre gocce di pioggia.
Sì, le sto contando.
È da stupidi, lo so. Però è consolante.
Contare le gocce di pioggia mi distrae.
Contandole mi rendo conto che sono di più dei pezzi distrutti di me stessa benché già lo sapessi.
Ho freddo e tremo.
Guardo riflessa alla finestra la mia immagine.
Tutto sommato però la sensazione di avere un coltello nello stomaco è passata, o se non altro è diminuita l'intensità.
Piano piano persino i miei occhi hanno smesso di piangere anche se tutt'ora, ogni tanto, senza che io possa fare nulla, le lacrime scorrono.
Ho smesso persino di farmi domande.
Ho smesso di chiedermi se mentivi prima, ho smesso di chiedermi perchè ti mancassi, ho smesso persino di chiedermi se riuscirò a dimenticare.
Però la mia anima a pezzi la sento. Quella la sento sin troppo bene.
Cullata da una canzone cerco in me una nuova motivazione perchè bisogna andare avanti, si sa.
Sei forte Meg mi dici sempre.
Eppure non ti accorgi di quanto deboli siano le mia gambe, di quanto fragili siano i miei occhi e di quanto leggero sia il mio respiro.
Ed è inevitabile per me ripensare a quello che eravamo.
Perchè, cazzo, per me eravamo unici. Per me.
Ma non sono incazzata, non sono nemmeno amareggiata perchè capisco sin troppo bene cosa ti ha spinto a farlo.
Però, non puoi credere che io sorrida ora.
Saresti un illuso, uno stolto e uno sciocco. Sai benissimo di non esserlo.
L'unica cosa che spero è che tu sia felice. Almeno tu.
"Ehi, al volo" il rumore del sacchetto preso dalle tue mani ha rieccheggiato in quella galleria.
"E ora lasciami andare"
"Così, di brutto?"
"Ho già abbastanza ricordi, faranno già abbastanza male quelli"
Lo sai cosa significava quella maglietta.
Lo sai benissimo.
Era giusto la tenessi tu.
Ed ora, curerò le mie ferite e volterò pagina.
Ed ora il vento continua a viaggiare lontano dal mondo e lontano dal tempo.
Mi mancherai, probabilmente troppo. Ma, questo, non è di tuo interesse.
Una, due, tre gocce di pioggia.
Prima o poi persino la pioggia smetterà di cadere.
Ed un giorno io ti chiederò d'amarmi.
Te ne sei andato il giorno in cui hai scoperto che t'amavo.
Ma va bene così. È giusto così.
venerdì 10 aprile 2009
Treno.
Purtroppo, è ora di tornare a casa.
Guardo fuori dal finestrino del treno.
Accompagnate dalla nostra musica scorrono le immagini di questa giornata.
Una giornata per noi. Solo una giornata per noi.
La nostra giornata.
Quanto vorrei che queste ore non fossero finite.
Quanto desidero tornare a quel parco stretta a te.
Appoggiato alla mia spalla non immagini nemmeno quanto tu sia bello.
Sento il tuo profumo di mela misto ad amore coccolarmi e le tue mani cercare le mie.
Vorrei dirti tante cose, ora. Ma non lo faccio.
Preferisco godermi questo silenzio, tranquilla.
In una danza elegante di ricordi e felicità.
In fondo con te persino il silenzio, su questo treno, ha un senso.
Non lo sai, ma i miei occhi sono bagnati da qualche lacrima. Lacrime di felicità, però.
Vorrei, davvero, tornare indietro. In quella città. A questa giornata.
Però il treno continua il suo viaggio sulle rotaie e i nostri cuori con lui.
Non li puoi sentire i miei brividi nello starti accanto, non la puoi sentire la mia felicità.
Io...io non so. Non trovo le parole.
Ho passato metà della mia vita ad amarle, le parole, ed ora me le ritrovo rubate. Da te.
Si dice che le parole di uno scrittore vengano rubate solo rubandogli il cuore.
E ora, ti prego, stringimi ancora.
Ora, sono felice, immensamente felice.
Guardo fuori dal finestrino del treno.
Accompagnate dalla nostra musica scorrono le immagini di questa giornata.
Una giornata per noi. Solo una giornata per noi.
La nostra giornata.
Quanto vorrei che queste ore non fossero finite.
Quanto desidero tornare a quel parco stretta a te.
Appoggiato alla mia spalla non immagini nemmeno quanto tu sia bello.
Sento il tuo profumo di mela misto ad amore coccolarmi e le tue mani cercare le mie.
Vorrei dirti tante cose, ora. Ma non lo faccio.
Preferisco godermi questo silenzio, tranquilla.
In una danza elegante di ricordi e felicità.
In fondo con te persino il silenzio, su questo treno, ha un senso.
Non lo sai, ma i miei occhi sono bagnati da qualche lacrima. Lacrime di felicità, però.
Vorrei, davvero, tornare indietro. In quella città. A questa giornata.
Però il treno continua il suo viaggio sulle rotaie e i nostri cuori con lui.
Non li puoi sentire i miei brividi nello starti accanto, non la puoi sentire la mia felicità.
Io...io non so. Non trovo le parole.
Ho passato metà della mia vita ad amarle, le parole, ed ora me le ritrovo rubate. Da te.
Si dice che le parole di uno scrittore vengano rubate solo rubandogli il cuore.
E ora, ti prego, stringimi ancora.
Ora, sono felice, immensamente felice.
venerdì 3 aprile 2009
Rispondimi.
Have you ever felt this free in such a small world?
So light that if you'd leave you may not return?
So light that if you'd leave you may not return?
Sclero.
L'arte paleocristiana, non ho voglia di prendere appunti. Domani mi faccio interrogare? Mah. Je ne sais pas. Oro_valore, ma che stronzata! Peso, massa. Ma quando, dico io, faremo della sana arte. Monet, Picasso quella è davvero gran bell'arte. Dio, se solo penso a quella mostra. Mostriciattolo come stai? Ti sei addormentato ieri sera? L'hai letto il mio messaggio? Scrivimi, uffi...Costantino era uno sfigato, ma proprio un coglione!
La basilica, se de che?! Ronga è simpatico, brutto, coccoloso e ironico ma ammettiamolo è logorroico. Ma poi si fa sempre l'amore...O mio dolce Mathieu, dio quanto bello sei.
Bene, parliamoci chiaramente...io, sono distrutta. Attacchi di panico, nausea, malditesta, vomito. Sarò mica incinta?
Il terreno ha un costo, sì e pure la mia salute. Voglio una camicia, o meglio, voglio la tua camicia.
Ho finito le sigarette, schifo! Ecchecazzo. Stai copiando latino, catacombe caratteri particolari. Ridotta ai minimi termini, prof la stimo però a volte spara delle stronzate epiche, giusto perchè le piace Bridi.
Tell me who you are...simbologia. Storia, vomito, arte, amore. Pavone simbolo eternità dell'anima, porello solo perchè per decomporsi ci mette un po'. Ho ancora i capelli bagnati, blahf. Culture barbariche, invasioni barbariche, gran bel programma quello. Tu stappi la bottiglia mentre io mi accendo la canna, ho fatto mille errori e ne farò di peggiori. Ma perchè, cristo, perchè cazzo è che non sta zitto?! Ha suonato un cellulare, si sta scaricando.
Odio il rumorino dei tasti dell'N70, perchè non mi veniva in mente. Edificio che svolgeva una funzione civile, sì ma che cazzo se addirittura una basilica ha una funzione civile noi che cazzo siamo? Dio? Probabilmente. Massenzio è un nome veramente di merda e sostengo fermamente il suo omicidio, il bello è che non so nemmeno com'è morto. Finita la riga, finita la pagina, finita.
Quando non hai voglia di prendere appunti ed incroci un flusso di coscienza all'arte viene fuori qualcosa di simile. Ora, sarai soddisfatta.
La basilica, se de che?! Ronga è simpatico, brutto, coccoloso e ironico ma ammettiamolo è logorroico. Ma poi si fa sempre l'amore...O mio dolce Mathieu, dio quanto bello sei.
Bene, parliamoci chiaramente...io, sono distrutta. Attacchi di panico, nausea, malditesta, vomito. Sarò mica incinta?
Il terreno ha un costo, sì e pure la mia salute. Voglio una camicia, o meglio, voglio la tua camicia.
Ho finito le sigarette, schifo! Ecchecazzo. Stai copiando latino, catacombe caratteri particolari. Ridotta ai minimi termini, prof la stimo però a volte spara delle stronzate epiche, giusto perchè le piace Bridi.
Tell me who you are...simbologia. Storia, vomito, arte, amore. Pavone simbolo eternità dell'anima, porello solo perchè per decomporsi ci mette un po'. Ho ancora i capelli bagnati, blahf. Culture barbariche, invasioni barbariche, gran bel programma quello. Tu stappi la bottiglia mentre io mi accendo la canna, ho fatto mille errori e ne farò di peggiori. Ma perchè, cristo, perchè cazzo è che non sta zitto?! Ha suonato un cellulare, si sta scaricando.
Odio il rumorino dei tasti dell'N70, perchè non mi veniva in mente. Edificio che svolgeva una funzione civile, sì ma che cazzo se addirittura una basilica ha una funzione civile noi che cazzo siamo? Dio? Probabilmente. Massenzio è un nome veramente di merda e sostengo fermamente il suo omicidio, il bello è che non so nemmeno com'è morto. Finita la riga, finita la pagina, finita.
Quando non hai voglia di prendere appunti ed incroci un flusso di coscienza all'arte viene fuori qualcosa di simile. Ora, sarai soddisfatta.
Music.
Alza il volume.
Fallo per me.
Brividi sensuali, movimenti lenti, luci, ombre.
In questo momento non me ne fotte niente del mondo.
Niente.
Il mondo, nella mia testa, appare come qualcosa di inesistente.
Sento solo le note correre nelle mie vene.
Il tutto si trasforma in un movimento.
Alza il volume.
Fallo per me.
Ancora e ancora.
Scorrone le immagini di questo momento troppo veloci nella mia testa.
Uno, due, tre.
Ritmo, musica, ballo.
Ogni parte di me sente la musica.
La testa pesa troppo e i pensieri sono scomparsi.
Amami, ora, tu. Musica.
Il mio corpo si muove solo per te.
Il mio respiro si nutre solo di te.
Sono tua, musica.
Ricordo di una sera passata a ballare, senza pensieri, senza preoccupazioni. Solo sano divertimento.
Fallo per me.
Brividi sensuali, movimenti lenti, luci, ombre.
In questo momento non me ne fotte niente del mondo.
Niente.
Il mondo, nella mia testa, appare come qualcosa di inesistente.
Sento solo le note correre nelle mie vene.
Il tutto si trasforma in un movimento.
Alza il volume.
Fallo per me.
Ancora e ancora.
Scorrone le immagini di questo momento troppo veloci nella mia testa.
Uno, due, tre.
Ritmo, musica, ballo.
Ogni parte di me sente la musica.
La testa pesa troppo e i pensieri sono scomparsi.
Amami, ora, tu. Musica.
Il mio corpo si muove solo per te.
Il mio respiro si nutre solo di te.
Sono tua, musica.
Ricordo di una sera passata a ballare, senza pensieri, senza preoccupazioni. Solo sano divertimento.
lunedì 30 marzo 2009
A voi.
Ti guardo, donna.
Sei lì. In piedi davanti a me.
Accendi la tua sigaretta con una grazia innata, probabilmente nemmeno sai quanti uomini ci muoiono in quella piccola piega delle tue labbra.
Fai il primo tiro e rilasci il fumo quasi volessi rubare la bellezza a chiunque altro.
Sei lì. Immersa nei tuoi pensieri.
Pensi, rimugini, ti struggi.
Costruisci una vita, un'amore dentro la tua anima.
E poi arriva il solito spavaldo.
Ti si avvicina, e non sa che mai e poi mai potrà prenderti.
Nemmeno lo senti il suo sguardo addosso, non te ne curi nemmeno.
Forse è proprio questo che ti rende così, così bella.
E già ti immagino quando ti domanderà se un'uomo ce l'hai e tu abbasserai lo sguardo senza dire niente.
Non le merita le tue parole, lui, che non sente, non comprende nemmeno lontanamente quello che hai dentro.
Tu, donna.
- Tutte le donne desiderano addormentarsi sulla spalla di un'uomo
- Gli uomini russano ed io ho l'orecchio musicale
Questo rispondi stizzita ed arrogante.
E cazzo, dovresti vederti.
Lì, in piedi, con quella sigaretta, con quello sguardo così maledettamente arrogante ed irragiungibile.
Se solo sapessi quanto bella sei mentre lo distruggi con una sola frase.
E sei bella, così bella.
Ed è proprio questo che ti rende così fottutamente bella: quell'arroganza innata nascosta nella tua dolcezza.
Sì. è la verità.
A voi mie donne che arroganti siete ma con amore, e infinitamente mie.
Sei lì. In piedi davanti a me.
Accendi la tua sigaretta con una grazia innata, probabilmente nemmeno sai quanti uomini ci muoiono in quella piccola piega delle tue labbra.
Fai il primo tiro e rilasci il fumo quasi volessi rubare la bellezza a chiunque altro.
Sei lì. Immersa nei tuoi pensieri.
Pensi, rimugini, ti struggi.
Costruisci una vita, un'amore dentro la tua anima.
E poi arriva il solito spavaldo.
Ti si avvicina, e non sa che mai e poi mai potrà prenderti.
Nemmeno lo senti il suo sguardo addosso, non te ne curi nemmeno.
Forse è proprio questo che ti rende così, così bella.
E già ti immagino quando ti domanderà se un'uomo ce l'hai e tu abbasserai lo sguardo senza dire niente.
Non le merita le tue parole, lui, che non sente, non comprende nemmeno lontanamente quello che hai dentro.
Tu, donna.
- Tutte le donne desiderano addormentarsi sulla spalla di un'uomo
- Gli uomini russano ed io ho l'orecchio musicale
Questo rispondi stizzita ed arrogante.
E cazzo, dovresti vederti.
Lì, in piedi, con quella sigaretta, con quello sguardo così maledettamente arrogante ed irragiungibile.
Se solo sapessi quanto bella sei mentre lo distruggi con una sola frase.
E sei bella, così bella.
Ed è proprio questo che ti rende così fottutamente bella: quell'arroganza innata nascosta nella tua dolcezza.
Sì. è la verità.
A voi mie donne che arroganti siete ma con amore, e infinitamente mie.
giovedì 26 marzo 2009
Miss you.
Odore di prato appena tagliato.
Questo, è uno di quegli odori che mi ricorda l'infanzia.
Uno di quegli odori che mi ricorda una bambina dai lunghi capelli rossi correre e ridere senza un motivo.
Nell'aria vi è ancora la memoria dell'inverno.
Dolci fili argentati immersi nel blu dei miei occhi.
Mi sembra tutto così bello, ora.
Mi sembra tutto così irreale, ora.
Persino il mio respiro emozionato come la prima volta.
Cadano nella mia testa immagini al sapore di felicità, quasi fossero fiocchi di neve.
Mi accendo una sigaretta e assaporo la tua anima.
Mi volto e ti vedo arrivare.
Solita camminata, solito sorriso, solita armonia nei tuoi gesti.
Mentre ti guardo sento il cuore esplodere.
Quanto è stato? Un giorno? Un mese? Un anno?
Per quanto tempo non ho potuto vederti venirmi incontro in quel modo che solo tu sai fare?
Non lo so.
Troppo, questo è certo.
E sai, non ce la faccio. Mi alzo e corro verso di te.
Sento gli occhi gonfiarsi di lacrime e il respiro venir rubato sempre più.
Al contatto i nostri corpi fanno quasi male.
Mi stringo così maledettamente forte a te da riuscire quasi a percepire ogni tuo singolo segreto.
I miei capelli ti stanno soffocando, lo so.
E il tuo profumo soffoca anche me.
Chiudo gli occhi quasi per ricordarmi che non sto sognando e che, cazzo, sei qui.
Perdona la voce, perdona le lacrime, perdona la felicità e ti prego ascoltami.
"Non lasciarmi ancora, ti prego"
Tu mi sussurri solo di stare zitta.
Sto zitta.
Mi stringi ancora più forte come se sapessi che tutto questo non mi puo' uccidere, eppure il mio cuore scoppia e non lo so...non lo so.
Mi sposti i capelli, mi coccoli il viso e delicata la tua pelle si sfiora con la mia.
Mi baci, non fai altro.
Mi baci e io mi sento morire.
Ogni centimetro di me sembra non volermi appartenere.
Sono tua. Così maledettamente tua.
Ancora.
La mattina quando mi sono svegliata, piangevo.
Questo, è uno di quegli odori che mi ricorda l'infanzia.
Uno di quegli odori che mi ricorda una bambina dai lunghi capelli rossi correre e ridere senza un motivo.
Nell'aria vi è ancora la memoria dell'inverno.
Dolci fili argentati immersi nel blu dei miei occhi.
Mi sembra tutto così bello, ora.
Mi sembra tutto così irreale, ora.
Persino il mio respiro emozionato come la prima volta.
Cadano nella mia testa immagini al sapore di felicità, quasi fossero fiocchi di neve.
Mi accendo una sigaretta e assaporo la tua anima.
Mi volto e ti vedo arrivare.
Solita camminata, solito sorriso, solita armonia nei tuoi gesti.
Mentre ti guardo sento il cuore esplodere.
Quanto è stato? Un giorno? Un mese? Un anno?
Per quanto tempo non ho potuto vederti venirmi incontro in quel modo che solo tu sai fare?
Non lo so.
Troppo, questo è certo.
E sai, non ce la faccio. Mi alzo e corro verso di te.
Sento gli occhi gonfiarsi di lacrime e il respiro venir rubato sempre più.
Al contatto i nostri corpi fanno quasi male.
Mi stringo così maledettamente forte a te da riuscire quasi a percepire ogni tuo singolo segreto.
I miei capelli ti stanno soffocando, lo so.
E il tuo profumo soffoca anche me.
Chiudo gli occhi quasi per ricordarmi che non sto sognando e che, cazzo, sei qui.
Perdona la voce, perdona le lacrime, perdona la felicità e ti prego ascoltami.
"Non lasciarmi ancora, ti prego"
Tu mi sussurri solo di stare zitta.
Sto zitta.
Mi stringi ancora più forte come se sapessi che tutto questo non mi puo' uccidere, eppure il mio cuore scoppia e non lo so...non lo so.
Mi sposti i capelli, mi coccoli il viso e delicata la tua pelle si sfiora con la mia.
Mi baci, non fai altro.
Mi baci e io mi sento morire.
Ogni centimetro di me sembra non volermi appartenere.
Sono tua. Così maledettamente tua.
Ancora.
La mattina quando mi sono svegliata, piangevo.
lunedì 23 marzo 2009
Noi - Richard Mason.
Mentre la non-eco-guerriera si infila una maglia aderente sul corpo sottile, chiaramente decisa ad andarsene, le voci si attenuano. Non cessano, intendiamoci, non si interrompono mai. Ma si fanno in effetti più quiete, più facili da ignorare. La vodka ha incominciato a colpire il bersaglio.
Una però non vuole saperne di stare zitta. È la voce venuta a ricordarmi che da quando mi sono svegliato con la non-eco-guerriera non ho ancora pensato a Maggie. So per esperienza che per ammutolire questo piccolo demonio occorre un mucchio di vodka, percio' sono in grado di valutare il rapporto dolore/favore e di concludere che il silenzio a qualunque prezzo non descrive la mia filosofia. Credetemi, non è perchè penso di doverla pensare. Sono passati tredici anni, otto mesi e sei giorni dalla sua morte. Non è nemmeno perchè penso che Maggie vorrebbe che la pensassi. Non penso neppure che vorrebbe sapere che penso che la dovrei pensare. È solo che la penso sempre. Prima o poi. Alla fine. Non passa giorno senza che me ne ricordi. Senza che le voci descrivano quel buco marrone tendente al grigio che si è lasciata alle spalle.
Non che la memoria sia sempre benevola o limpida. Ma sarebbe poi meglio lo fosse? Non credo. Dimentichiamo certe cose perchè d'istinto sappiamo quanto materiale riusciamo a gestire. Dunque, a che scopo combattere contro una strategia di sopravvivenza antica come la specie?
Ci sono anche alcuni svantaggi, però. Faccio fatica, adesso, a ricordare dettagli che avrei giurato di non poter mai dimenticare. Sciocchezze, tipo l'odore che aveva al mattino appena sveglia, o l'espressione del viso mentre suonava Chopin. Il timbro chiaro della sua voce e la sua risata di gola.
A essere sincero, temo di averla quasi inventata io quella risata. Può una persona reale produrre qualcosa di tanto adorabile? Un concentrato perfetto e complesso di gioia e colore, attraversato da lampi d'argento e di fucsia in lontananze remote. È questo che mi preoccupa. Ho fatto di Maggie un monumento e se lei lo sapesse non potrebbe mai perdonarmelo. [...]
cit. Richard Mason - Noi
Quanti ricordi.
Gran bel libro, mi ripeto. Gran bel libro.
Bei momenti, bei ricordi e tanta voglia di scappare.
Una però non vuole saperne di stare zitta. È la voce venuta a ricordarmi che da quando mi sono svegliato con la non-eco-guerriera non ho ancora pensato a Maggie. So per esperienza che per ammutolire questo piccolo demonio occorre un mucchio di vodka, percio' sono in grado di valutare il rapporto dolore/favore e di concludere che il silenzio a qualunque prezzo non descrive la mia filosofia. Credetemi, non è perchè penso di doverla pensare. Sono passati tredici anni, otto mesi e sei giorni dalla sua morte. Non è nemmeno perchè penso che Maggie vorrebbe che la pensassi. Non penso neppure che vorrebbe sapere che penso che la dovrei pensare. È solo che la penso sempre. Prima o poi. Alla fine. Non passa giorno senza che me ne ricordi. Senza che le voci descrivano quel buco marrone tendente al grigio che si è lasciata alle spalle.
Non che la memoria sia sempre benevola o limpida. Ma sarebbe poi meglio lo fosse? Non credo. Dimentichiamo certe cose perchè d'istinto sappiamo quanto materiale riusciamo a gestire. Dunque, a che scopo combattere contro una strategia di sopravvivenza antica come la specie?
Ci sono anche alcuni svantaggi, però. Faccio fatica, adesso, a ricordare dettagli che avrei giurato di non poter mai dimenticare. Sciocchezze, tipo l'odore che aveva al mattino appena sveglia, o l'espressione del viso mentre suonava Chopin. Il timbro chiaro della sua voce e la sua risata di gola.
A essere sincero, temo di averla quasi inventata io quella risata. Può una persona reale produrre qualcosa di tanto adorabile? Un concentrato perfetto e complesso di gioia e colore, attraversato da lampi d'argento e di fucsia in lontananze remote. È questo che mi preoccupa. Ho fatto di Maggie un monumento e se lei lo sapesse non potrebbe mai perdonarmelo. [...]
cit. Richard Mason - Noi
Quanti ricordi.
Gran bel libro, mi ripeto. Gran bel libro.
Bei momenti, bei ricordi e tanta voglia di scappare.
giovedì 19 marzo 2009
Sognami.
Se solo sentissi quello che sento io, ora.
Tu, disteso accanto a me.
Hai un profumo così dolce.
Mi guardi.
Abbasso lo sguardo perchè non riesco a reggere il tuo.
Dentro a quei tuoi occhi ci vedo un universo, io.
Dentro a quei tuoi occhi ci sento il mio respiro, io.
Mi guardi con quella dolcezza che mi uccide.
Sì, mi uccidi dentro.
Mi guardi con quei tuoi occhi e ti porti via la mia anima ed il mio cuore.
Se solo sapessi quello che penso io, ora.
Tu, disteso accanto a me.
Hai un sorriso così dolce.
Giochi con le tue dita tra il mio collo ed i miei capelli.
Lunghi e docili brividi mi percorrono la schiena.
"Guardami" dici, e io non ce la faccio.
Però mi alzi il viso cosicchè i nostri sguardi si incrocino, ancora.
Io non lo so che mi hai fatto, non lo voglio sapere.
Magia o illusione che sia.
E in quello sguardo ci vedo una dolcezza infinita.
E in quello sguardo ci sento un po' della mia felicità, io.
Stringimi, ti prego.
Stringimi così forte da farmi mancare il respiro.
Stringimi così forte da farmi tua, oggi.
Sorridi e in quel momento tutte le mie certezze vanno a puttane.
Non mi interessa chi io sia, non mi interessa chi tu sia, non mi interessa nemmeno sapere se tutto questo è un sogno.
Io, voglio solo poter stare così. Ancora.
Qui, su questo fiume, sotto a questo albero, con il sole che mi scalda la pelle.
Insieme a te.
Timida mi nascondo tra il tuo collo e la tua spalla.
Mi manca il respiro.
Mi fai mancare il respiro.
Ti prego, se questo è un sogno non svegliarmi.
Si mio e basta.
Mi basta poterti stringere, per sentire il mio cuore vacillare.
Sai, un giorno ti chiederò d'amarmi sconosciuto che mi hai rapito il cuore.
"Perchè sorridi?"
"Perchè sono felice" rispondo
Say
Tu, disteso accanto a me.
Hai un profumo così dolce.
Mi guardi.
Abbasso lo sguardo perchè non riesco a reggere il tuo.
Dentro a quei tuoi occhi ci vedo un universo, io.
Dentro a quei tuoi occhi ci sento il mio respiro, io.
Mi guardi con quella dolcezza che mi uccide.
Sì, mi uccidi dentro.
Mi guardi con quei tuoi occhi e ti porti via la mia anima ed il mio cuore.
Se solo sapessi quello che penso io, ora.
Tu, disteso accanto a me.
Hai un sorriso così dolce.
Giochi con le tue dita tra il mio collo ed i miei capelli.
Lunghi e docili brividi mi percorrono la schiena.
"Guardami" dici, e io non ce la faccio.
Però mi alzi il viso cosicchè i nostri sguardi si incrocino, ancora.
Io non lo so che mi hai fatto, non lo voglio sapere.
Magia o illusione che sia.
E in quello sguardo ci vedo una dolcezza infinita.
E in quello sguardo ci sento un po' della mia felicità, io.
Stringimi, ti prego.
Stringimi così forte da farmi mancare il respiro.
Stringimi così forte da farmi tua, oggi.
Sorridi e in quel momento tutte le mie certezze vanno a puttane.
Non mi interessa chi io sia, non mi interessa chi tu sia, non mi interessa nemmeno sapere se tutto questo è un sogno.
Io, voglio solo poter stare così. Ancora.
Qui, su questo fiume, sotto a questo albero, con il sole che mi scalda la pelle.
Insieme a te.
Timida mi nascondo tra il tuo collo e la tua spalla.
Mi manca il respiro.
Mi fai mancare il respiro.
Ti prego, se questo è un sogno non svegliarmi.
Si mio e basta.
Mi basta poterti stringere, per sentire il mio cuore vacillare.
Sai, un giorno ti chiederò d'amarmi sconosciuto che mi hai rapito il cuore.
"Perchè sorridi?"
"Perchè sono felice" rispondo
Say
mercoledì 18 marzo 2009
Nude
Starei qui ore, a fissarti.
Colgo ogni particolare, ogni minimo istante diventa dentro la mia anima qualcosa di unico.
Tu, non lo sai, ma ti sto vivendo.
Assaporo la tua anima tra i tuoi occhi e le tue labbra.
Caldi occhi, dolci labbra, e quel profumo.
Sai di camomilla e amore.
Ascoltando il tuo respiro vicino a me.
Potrei morire ora e pregare il cielo che mai nessuno riesca a sentire tutto questo.
Cielo tinto d'azzurro e sole incandescente.
Mi nascondo tra la mia felpa e guardo lontano.
Tu, non lo sai, ma sto piangendo.
O se non altro lo fa la mia anima.
Piango lacrime di felicità.
In ognuna posso scorgere un nostro ricordo. Un nostro momento.
In ognuna posso scorgere una parte della mia anima volare via ed appartenerti.
Sento gli occhi gonfiarsi di lacrime e, in segreto, contemplarti.
Mentre sei qui, steso accanto a me.
Io, non riesco a fare altro se non sentire i nostri cuori battere all'unisono.
Ancora, ancora...
Sempre.
Colgo ogni particolare, ogni minimo istante diventa dentro la mia anima qualcosa di unico.
Tu, non lo sai, ma ti sto vivendo.
Assaporo la tua anima tra i tuoi occhi e le tue labbra.
Caldi occhi, dolci labbra, e quel profumo.
Sai di camomilla e amore.
Ascoltando il tuo respiro vicino a me.
Potrei morire ora e pregare il cielo che mai nessuno riesca a sentire tutto questo.
Cielo tinto d'azzurro e sole incandescente.
Mi nascondo tra la mia felpa e guardo lontano.
Tu, non lo sai, ma sto piangendo.
O se non altro lo fa la mia anima.
Piango lacrime di felicità.
In ognuna posso scorgere un nostro ricordo. Un nostro momento.
In ognuna posso scorgere una parte della mia anima volare via ed appartenerti.
Sento gli occhi gonfiarsi di lacrime e, in segreto, contemplarti.
Mentre sei qui, steso accanto a me.
Io, non riesco a fare altro se non sentire i nostri cuori battere all'unisono.
Ancora, ancora...
Sempre.
La ragazza con la valigia - 20. Secret
Non so come fai.
Non lo so, davvero.
Non parliamo e ci chiudiamo la porta della stanza alle spalle.
Non vi è musica di sottofondo, oppure sì. Mi sembra. Chissà.
Mi prendi i fianchi, e mi conosci così bene da non sbagliare mai.
Mi spogli come se fossi l'unica, come se fossi sempre stata l'unica.
Conosci i miei punti deboli e i miei difetti.
Mi baci con le tue calde labbra sensuali sul collo.
Adori i miei corti capelli qua e là in danze di baci e coccole segrete.
Sfili la maglietta, e delicatamente io apro la tua camicia.
Nera. Hai sempre adorato quella camicia nera. Anche io, ma non lo saprai mai.
Ho i brividi, e li senti, come io sento i tuoi.
Non parliamo. Questa è il nostro segreto, l'amore perfetto, il silenzio.
Forse perchè il silenzio dice più verita rispetto a quanto facciano le parole o forse perchè di parole io e te ne abbiamo già spese tante.
Già, io e te.
Senza rendercene conto ci ritroviamo l'uno davanti all'altro con i vestiti ai nostri piedi e l'amore nelle vene.
Mi baci.
E questo bacio, sì proprio questo parla di noi.
Parla di quella notte passata in un caldo letto all'ombra della luna.
Facciamo l'amore.
Sì.
Sento il tuo corpo caldo e tremante fuso nel mio.
Sento ogni goccia del mio sangue parlare di te.
Il tuo respiro spezzato, il mio pesante.
Sento di nuovo la tua pelle sotto le mie dita.
Ti stringo a me perchè io senza di te non ce la faccio. Lo sai.
E ora.
Sì cazzo, ora.
Voglio che tutto finisca, voglio che tutto il mondo muoia insieme a noi, voglio che tutti possano sentire questo, voglio che tutto scompaia e voglio ritrovarmi domani mattina qui, con te.
Con te che mi sai ancora far venire i brividi.
Con te che mi sai ancora amare.
Con te che io non riesco a non amare.
Con te. Mathieu.
Non lo so, davvero.
Non parliamo e ci chiudiamo la porta della stanza alle spalle.
Non vi è musica di sottofondo, oppure sì. Mi sembra. Chissà.
Mi prendi i fianchi, e mi conosci così bene da non sbagliare mai.
Mi spogli come se fossi l'unica, come se fossi sempre stata l'unica.
Conosci i miei punti deboli e i miei difetti.
Mi baci con le tue calde labbra sensuali sul collo.
Adori i miei corti capelli qua e là in danze di baci e coccole segrete.
Sfili la maglietta, e delicatamente io apro la tua camicia.
Nera. Hai sempre adorato quella camicia nera. Anche io, ma non lo saprai mai.
Ho i brividi, e li senti, come io sento i tuoi.
Non parliamo. Questa è il nostro segreto, l'amore perfetto, il silenzio.
Forse perchè il silenzio dice più verita rispetto a quanto facciano le parole o forse perchè di parole io e te ne abbiamo già spese tante.
Già, io e te.
Senza rendercene conto ci ritroviamo l'uno davanti all'altro con i vestiti ai nostri piedi e l'amore nelle vene.
Mi baci.
E questo bacio, sì proprio questo parla di noi.
Parla di quella notte passata in un caldo letto all'ombra della luna.
Facciamo l'amore.
Sì.
Sento il tuo corpo caldo e tremante fuso nel mio.
Sento ogni goccia del mio sangue parlare di te.
Il tuo respiro spezzato, il mio pesante.
Sento di nuovo la tua pelle sotto le mie dita.
Ti stringo a me perchè io senza di te non ce la faccio. Lo sai.
E ora.
Sì cazzo, ora.
Voglio che tutto finisca, voglio che tutto il mondo muoia insieme a noi, voglio che tutti possano sentire questo, voglio che tutto scompaia e voglio ritrovarmi domani mattina qui, con te.
Con te che mi sai ancora far venire i brividi.
Con te che mi sai ancora amare.
Con te che io non riesco a non amare.
Con te. Mathieu.
domenica 15 marzo 2009
Radiohead&Cigarettes
Il mio ipod spara una canzone a tutto volume.
Fluttuano note calde nelle immensità della mia anima.
Leggere si impadroniscono di me, assaporando frammenti nascosti da un sorriso.
No matter what happens now I won't be afraid
Fa così freddo, stasera, come quel giorno.
Mi tremano le gambe e le mani e le labbra iniziano a farsi viola.
Ricordo il tuo sguardo e il mio sorriso nascosto tra i lembi della tua giacca.
Ricordo il cielo, di quel giorno.
Bianco, candido, infranto dai rami di quell'albero.
E tu, lo ricordi?
Il vento coccola i capelli, gli occhi si chiudono.
Nascosta da quegli occhi colore del mare, penso.
Ascolto leggero il cuore morire negli intervalli di questa canzone.
Chissà cosa pensi tu. Ora.
Mentre ti sto accanto percepisco ogni singolo dettaglio.
La delicatezza della tua pelle, le tue mani che giocano tra il mio collo e la mia spalla, i tuoi occhi che, non lo so ma, sembrano volermi portar via.
Tu non lo sai ma sento i miei occhi riempirsi di mare e desiderare solo di poter stare così, ancora.
Because I know today has been the most perfect day I've ever seen
Fluttuano note calde nelle immensità della mia anima.
Leggere si impadroniscono di me, assaporando frammenti nascosti da un sorriso.
No matter what happens now I won't be afraid
Fa così freddo, stasera, come quel giorno.
Mi tremano le gambe e le mani e le labbra iniziano a farsi viola.
Ricordo il tuo sguardo e il mio sorriso nascosto tra i lembi della tua giacca.
Ricordo il cielo, di quel giorno.
Bianco, candido, infranto dai rami di quell'albero.
E tu, lo ricordi?
Il vento coccola i capelli, gli occhi si chiudono.
Nascosta da quegli occhi colore del mare, penso.
Ascolto leggero il cuore morire negli intervalli di questa canzone.
Chissà cosa pensi tu. Ora.
Mentre ti sto accanto percepisco ogni singolo dettaglio.
La delicatezza della tua pelle, le tue mani che giocano tra il mio collo e la mia spalla, i tuoi occhi che, non lo so ma, sembrano volermi portar via.
Tu non lo sai ma sento i miei occhi riempirsi di mare e desiderare solo di poter stare così, ancora.
Because I know today has been the most perfect day I've ever seen
venerdì 13 marzo 2009
Sentire.
"Come stai?"
Che domanda del cazzo. Fare una domanda del genere presuppone ascoltare qualcun'altro al di fuori di te stesso e non ne sei mai stato capace, forse non ne sarai mai capace. L'arroganza che sento in quelle otto lettere mi innervosisce. Credi davvero che io riesca ad esprimere tutto cio' che sento, tutto cio' che compone il mio umore di questo momento in meno di qualche secondo?
Stolto.
Che domanda del cazzo. Odio le domande aventi risposte che a nessuno interessano, odio le domande aventi risposte false nella maggior parte dei casi.
Odio te, forse.
Penso che se ti rispondessi la verità non ci crederesti. Del resto tu credi solo a te stesso.
Penso che se ti rispondessi sinceramente ti stupiresti di cio' che c'è dentro, sì, di quello che sta dentro a quel corpo che tanto ti ha affascinato.
Se ti rispondessi la verità non avresti nemmeno il coraggio di guardarmi negli occhi.
L'arroganza che vedo sul tuo viso mi innervosisce ancora di più, vedo la tua convinzione di sapere tutto di me, persino la risposta a questa domanda.
Tiro fuori il pacchetto di sigarette, ne sfilo una e la poggio tra le labbra.
Il calore della fiamma ne brucia il tabacco e vorrei tanto bruciasse anche cio' che rimane di me stessa in questo momento.
Un tiro, il primo.
Ho voglia di piangere.
Ho voglia di mandarti a fanculo, però con poca dolcezza.
Poi, ti guardo, e dentro ai tuoi occhi ci vedo quella voglia di potermi far sentire male.
Penso tutto questo nel giro di un minuto e mi sento logorare l'anima. Ancora.
"Come stai?" ripeti.
Faccio un'altro tiro.
"Benissimo" rispondo.
Che domanda del cazzo. Fare una domanda del genere presuppone ascoltare qualcun'altro al di fuori di te stesso e non ne sei mai stato capace, forse non ne sarai mai capace. L'arroganza che sento in quelle otto lettere mi innervosisce. Credi davvero che io riesca ad esprimere tutto cio' che sento, tutto cio' che compone il mio umore di questo momento in meno di qualche secondo?
Stolto.
Che domanda del cazzo. Odio le domande aventi risposte che a nessuno interessano, odio le domande aventi risposte false nella maggior parte dei casi.
Odio te, forse.
Penso che se ti rispondessi la verità non ci crederesti. Del resto tu credi solo a te stesso.
Penso che se ti rispondessi sinceramente ti stupiresti di cio' che c'è dentro, sì, di quello che sta dentro a quel corpo che tanto ti ha affascinato.
Se ti rispondessi la verità non avresti nemmeno il coraggio di guardarmi negli occhi.
L'arroganza che vedo sul tuo viso mi innervosisce ancora di più, vedo la tua convinzione di sapere tutto di me, persino la risposta a questa domanda.
Tiro fuori il pacchetto di sigarette, ne sfilo una e la poggio tra le labbra.
Il calore della fiamma ne brucia il tabacco e vorrei tanto bruciasse anche cio' che rimane di me stessa in questo momento.
Un tiro, il primo.
Ho voglia di piangere.
Ho voglia di mandarti a fanculo, però con poca dolcezza.
Poi, ti guardo, e dentro ai tuoi occhi ci vedo quella voglia di potermi far sentire male.
Penso tutto questo nel giro di un minuto e mi sento logorare l'anima. Ancora.
"Come stai?" ripeti.
Faccio un'altro tiro.
"Benissimo" rispondo.
giovedì 12 marzo 2009
La ragazza con la valigia - 19. Coffee
Siamo in un bar, uno di quei piccoli bar nascosti tra le vie di New York.
Sorseggiamo due caffè bollenti.
è sempre stato un nostro vizio, tutto nostro. Quasi fosse una coccola teniamo tra le mani una tazza e aspiriamo l'aria di un luogo caldo, confuso.
E così, ti guardo davanti a me.
Tu e quei tuoi dannati occhi verdi.
Non sei cambiato o forse sì...
La tua voce è la stessa, i tuoi capelli hanno lo stesso profumo ed odori ancora di vaniglia e caffè.
Tanto tempo, è passato tanto tempo.
Mentre ti guardo sento riaffiorare quell'anno insieme...
Ti vorrei domandare se la ricordi la luna di quella notte.
Ti vorrei domandare se ti ricordi il piccolo incavo tra il collo e la spalla che adoravi tanto.
Ti vorrei domandare se senti, ora, quello che sento.
Vorrei. Ma sto zitta.
"Charlotte tu es là?"
"Pardonne-moi, J'étais en train de penser"
Già, pensavo.
Pensavo...a noi.
Sento nel mio animo combattere dolcezza e odio. Dolcezza per tutto quello che eravamo, per tutto quello che siamo, per tutto quello che sei...
Odio perchè non sai cosa significa svegliarsi ogni mattina con il peso di un ricordo che non scompare. Una cicatrice, indelebile, sul cuore.
Non lo sai. Non lo puoi sapere.
"Dimmi perchè"
"Perchè cosa?"
"Perchè sei qui?"
"Non lo so..."
"Falso"
"Stronza"
"Sempre stata"
"Sai...rimani sempre bellissima"
Vorrei lamentarmi come mio solito ma stavolta questo complimento lo accetto e lo nascondo in un sorriso.
Ora, una sigaretta insieme non ce la toglie nessuno...
Tiri fuori il tuo solito pacchetto dalla tasca.
"I gusti non cambiano come vedo"
"Eh già"
Una sigaretta sola, passata dalla mia mano alla tua bocca.
Dalla tua bocca alla mia.
Mi guardi.
"Mi sei mancata, davvero."
"Anche tu, davvero."
Non diciamo altro per dieci minuti, aspiriamo semplicemente quello stesso sapore di cancro da quella stessa sigaretta.
In quel momento, capisco...
Sorseggiamo due caffè bollenti.
è sempre stato un nostro vizio, tutto nostro. Quasi fosse una coccola teniamo tra le mani una tazza e aspiriamo l'aria di un luogo caldo, confuso.
E così, ti guardo davanti a me.
Tu e quei tuoi dannati occhi verdi.
Non sei cambiato o forse sì...
La tua voce è la stessa, i tuoi capelli hanno lo stesso profumo ed odori ancora di vaniglia e caffè.
Tanto tempo, è passato tanto tempo.
Mentre ti guardo sento riaffiorare quell'anno insieme...
Ti vorrei domandare se la ricordi la luna di quella notte.
Ti vorrei domandare se ti ricordi il piccolo incavo tra il collo e la spalla che adoravi tanto.
Ti vorrei domandare se senti, ora, quello che sento.
Vorrei. Ma sto zitta.
"Charlotte tu es là?"
"Pardonne-moi, J'étais en train de penser"
Già, pensavo.
Pensavo...a noi.
Sento nel mio animo combattere dolcezza e odio. Dolcezza per tutto quello che eravamo, per tutto quello che siamo, per tutto quello che sei...
Odio perchè non sai cosa significa svegliarsi ogni mattina con il peso di un ricordo che non scompare. Una cicatrice, indelebile, sul cuore.
Non lo sai. Non lo puoi sapere.
"Dimmi perchè"
"Perchè cosa?"
"Perchè sei qui?"
"Non lo so..."
"Falso"
"Stronza"
"Sempre stata"
"Sai...rimani sempre bellissima"
Vorrei lamentarmi come mio solito ma stavolta questo complimento lo accetto e lo nascondo in un sorriso.
Ora, una sigaretta insieme non ce la toglie nessuno...
Tiri fuori il tuo solito pacchetto dalla tasca.
"I gusti non cambiano come vedo"
"Eh già"
Una sigaretta sola, passata dalla mia mano alla tua bocca.
Dalla tua bocca alla mia.
Mi guardi.
"Mi sei mancata, davvero."
"Anche tu, davvero."
Non diciamo altro per dieci minuti, aspiriamo semplicemente quello stesso sapore di cancro da quella stessa sigaretta.
In quel momento, capisco...
Love
Sai, è bello.
Bello, immensamente bello, svegliarsi e avere una ragione.
Avere una ragione per vivere. Per respirare. Per non morire.
Sai, è dolce.
Dolce, immensamente dolce, sentire le sue labbra sulle mie.
Sentire scorrere un brivido lungo la schiena e guardare il mio riflesso nei suoi occhi.
Sai, era da tanto. Tanto tempo.
Era tanto tempo che non stavo così.
Forse giorni, forse mesi, forse anni...forse. O forse no.
Guardo il cielo tinto di turchese stasera e persino questo colore sembra nuovo ai miei occhi.
Persino la sigaretta che sto fumando ora sembra avere un nuovo sapore.
Sai, fa freddo.
Freddo, immensamente freddo, qui dove nessuno ci vede.
Sai, è primavera.
Primavera tinta di fiori e profumi nella mia anima. Nella mia anima.
Sai, è bello.
Bello, immensamente bello, svegliarsi e avere una ragione.
Avere una ragione per vivere.
Sai, sono felice.
Felice.
Ben Harper - Morning Yearning
Bello, immensamente bello, svegliarsi e avere una ragione.
Avere una ragione per vivere. Per respirare. Per non morire.
Sai, è dolce.
Dolce, immensamente dolce, sentire le sue labbra sulle mie.
Sentire scorrere un brivido lungo la schiena e guardare il mio riflesso nei suoi occhi.
Sai, era da tanto. Tanto tempo.
Era tanto tempo che non stavo così.
Forse giorni, forse mesi, forse anni...forse. O forse no.
Guardo il cielo tinto di turchese stasera e persino questo colore sembra nuovo ai miei occhi.
Persino la sigaretta che sto fumando ora sembra avere un nuovo sapore.
Sai, fa freddo.
Freddo, immensamente freddo, qui dove nessuno ci vede.
Sai, è primavera.
Primavera tinta di fiori e profumi nella mia anima. Nella mia anima.
Sai, è bello.
Bello, immensamente bello, svegliarsi e avere una ragione.
Avere una ragione per vivere.
Sai, sono felice.
Felice.
Ben Harper - Morning Yearning
domenica 1 marzo 2009
La ragazza con la valigia - 18. Primo mese
Cammino spedita, in ritardo come al solito.
New York mi accoglie tutte le mattine con il solito sorriso riflesso sui grattacieli e la confusione di una città che non dorme mai.
La mia scuola è sempre uguale e una sigaretta sul tetto non me la toglie nessuno.
Malgrado in alcuni momenti le cose si facciano pesanti bisogna resistere e la mia sigaretta è l'unica ragione per farlo.
Gli adolescenti nel giardino ridono, li sento da qui.
Sento qualche professore sgridarli per i mozziconi lasciati all'entrata.
Finita la mia sigaretta e regalato un pensiero alla persona che fino ad un mese fa' mi faceva compagnia qua sopra torno in classe.
Cinque ore passano molto lentamente, sì decisamente.
Il suono dell'ultima campana libera tutta la vita che c'è in noi, o meglio cio' che ne rimane.
Uscendo da scuola in alcuni momenti, come questo, sento lo sguardo di Ed seguirmi e sorrido perchè ormai non mi rimane altro da fare.
Oggi però noto un ragazzo appoggiato al cancello.
Capelli folti e castani, una felpa blu scuro.
Jeans nè troppo larghi nè troppo stretti e scarpe bianche, consumate.
Cazzo.
Come ha fatto?
Come poteva sapere?
La mia mente poco geniale pensa di passare insieme agli altri cosìcchè lui tra un tiro e l'altro della sua sigaretta non si accorga di me.
Ho paura, paura dei ricordi.
Paura di averlo accanto.
Paura di soffrire, ancora.
Ho paura. Tanta.
Un passo.
Un'altro.
"Charlotte, arrêtes de te cacher et donne-moi un petit bisou"
E quando sento queste parole il rancore e la paura di guardarlo negli occhi mi passa.
Hai sempre avuto degli occhi capaci di uccidermi dentro.
Sì, ci sei riuscito.
Ancora.
Così mi avvicino senza dire niente, così vicina da sentire il tuo respiro sul collo.
Ti abraccio, mi abracci.
"Mercie"
E quando lo pronunci con quella dolcezza, quel grazie, sento un brivido.
Mi stringi e io, piango.
Ne avevo bisogno, un bisogno infinito.
"Credevo di non rivederti più"
Mi sussurri solo di stare zitta vicino all'orecchio.
Così in mezzo a quella marmaglia di adolescenti ti stringo, dopo anni. Troppi anni.
E non so come fai ma averti vicino, ora, mi rende felice.
Sentirti parlare, ora, mi rende felice.
Poterti guardare, ora, mi rende felice.
Grazie...Mathieu.
New York mi accoglie tutte le mattine con il solito sorriso riflesso sui grattacieli e la confusione di una città che non dorme mai.
La mia scuola è sempre uguale e una sigaretta sul tetto non me la toglie nessuno.
Malgrado in alcuni momenti le cose si facciano pesanti bisogna resistere e la mia sigaretta è l'unica ragione per farlo.
Gli adolescenti nel giardino ridono, li sento da qui.
Sento qualche professore sgridarli per i mozziconi lasciati all'entrata.
Finita la mia sigaretta e regalato un pensiero alla persona che fino ad un mese fa' mi faceva compagnia qua sopra torno in classe.
Cinque ore passano molto lentamente, sì decisamente.
Il suono dell'ultima campana libera tutta la vita che c'è in noi, o meglio cio' che ne rimane.
Uscendo da scuola in alcuni momenti, come questo, sento lo sguardo di Ed seguirmi e sorrido perchè ormai non mi rimane altro da fare.
Oggi però noto un ragazzo appoggiato al cancello.
Capelli folti e castani, una felpa blu scuro.
Jeans nè troppo larghi nè troppo stretti e scarpe bianche, consumate.
Cazzo.
Come ha fatto?
Come poteva sapere?
La mia mente poco geniale pensa di passare insieme agli altri cosìcchè lui tra un tiro e l'altro della sua sigaretta non si accorga di me.
Ho paura, paura dei ricordi.
Paura di averlo accanto.
Paura di soffrire, ancora.
Ho paura. Tanta.
Un passo.
Un'altro.
"Charlotte, arrêtes de te cacher et donne-moi un petit bisou"
E quando sento queste parole il rancore e la paura di guardarlo negli occhi mi passa.
Hai sempre avuto degli occhi capaci di uccidermi dentro.
Sì, ci sei riuscito.
Ancora.
Così mi avvicino senza dire niente, così vicina da sentire il tuo respiro sul collo.
Ti abraccio, mi abracci.
"Mercie"
E quando lo pronunci con quella dolcezza, quel grazie, sento un brivido.
Mi stringi e io, piango.
Ne avevo bisogno, un bisogno infinito.
"Credevo di non rivederti più"
Mi sussurri solo di stare zitta vicino all'orecchio.
Così in mezzo a quella marmaglia di adolescenti ti stringo, dopo anni. Troppi anni.
E non so come fai ma averti vicino, ora, mi rende felice.
Sentirti parlare, ora, mi rende felice.
Poterti guardare, ora, mi rende felice.
Grazie...Mathieu.
La ragazza con la valigia - 17. Prima settimana
Una settimana.
Sette giorni.
Centosettantotto ore.
Ottantaquattro illuminate dal sole.
Ottantaquattro illuminate dalla luna.
Diecimilaottanta minuti.
Cinquemilaquaranta illuminati dal sole.
Cinquemilaquaranta illuminati dalla luna.
36288000 secondi.
18144000 illuminati dal sole.
18144000 illuminati dalla luna.
Sette giorni, illuminati dal sole e dalla luna che parlano di te.
Anche se sei lontano, anche se sei distante sto aspettando il tuo ritorno.
Ed.
Sette giorni.
Centosettantotto ore.
Ottantaquattro illuminate dal sole.
Ottantaquattro illuminate dalla luna.
Diecimilaottanta minuti.
Cinquemilaquaranta illuminati dal sole.
Cinquemilaquaranta illuminati dalla luna.
36288000 secondi.
18144000 illuminati dal sole.
18144000 illuminati dalla luna.
Sette giorni, illuminati dal sole e dalla luna che parlano di te.
Anche se sei lontano, anche se sei distante sto aspettando il tuo ritorno.
Ed.
La ragazza con la valigia - 16. Primo giorno
Quando mi sono svegliata stamattina, guardandomi allo specchio, ho pianto.
Mi guardo e boh, non vedo nulla.
Quando mi sono svegliata stamattina, guardandomi allo specchio, mancavi tu.
Mi guardo e boh, non sento nulla.
Ora, senza te.
La vita va avanti mi ripeto, deve andare avanti.
"Charlie è pronta la colazione!" mi urla Lily.
Cammino lentamente, strascico i piedi, sento i pantaloni troppo lunghi e troppo larghi scivolare sul parquet dell'appartamento.
Devo sorridere, mia madre non si deve preoccupare.
"Bonjour ma petite" sorride, è felice, oggi, mia madre.
"Quando smetterai di chiamarmi piccola?"
"Mai" ride e benchè io un po' la vorrei rimproverare un'altra parte di me le vuole troppo bene e accetta anche sentirsi chiamare piccola, però solo da lei.
"Uuuuuuuuh, Charlie c'è una lettera per te" sorridente e un po' cretina Lily me la passa.
"Fammi vedere"
"Daiii Mammmaaaaa"
e qui parte la solita risata generale finchè con un balzo che ha poco del felino e molto dell'elefante la faccio mia.
Studio i caratteri delicati e marcati, i solchi lasciati da una penna blu.
Ascolto la carta aprirsi, gracchiante e felice.
Al suo interno c'è solo un foglio con una frase:
"Ovunque sarò, ovunque sarai, guarderemo sempre lo stesso cielo."
No.
Mi guardo e boh, non vedo nulla.
Quando mi sono svegliata stamattina, guardandomi allo specchio, mancavi tu.
Mi guardo e boh, non sento nulla.
Ora, senza te.
La vita va avanti mi ripeto, deve andare avanti.
"Charlie è pronta la colazione!" mi urla Lily.
Cammino lentamente, strascico i piedi, sento i pantaloni troppo lunghi e troppo larghi scivolare sul parquet dell'appartamento.
Devo sorridere, mia madre non si deve preoccupare.
"Bonjour ma petite" sorride, è felice, oggi, mia madre.
"Quando smetterai di chiamarmi piccola?"
"Mai" ride e benchè io un po' la vorrei rimproverare un'altra parte di me le vuole troppo bene e accetta anche sentirsi chiamare piccola, però solo da lei.
"Uuuuuuuuh, Charlie c'è una lettera per te" sorridente e un po' cretina Lily me la passa.
"Fammi vedere"
"Daiii Mammmaaaaa"
e qui parte la solita risata generale finchè con un balzo che ha poco del felino e molto dell'elefante la faccio mia.
Studio i caratteri delicati e marcati, i solchi lasciati da una penna blu.
Ascolto la carta aprirsi, gracchiante e felice.
Al suo interno c'è solo un foglio con una frase:
"Ovunque sarò, ovunque sarai, guarderemo sempre lo stesso cielo."
No.
lunedì 2 febbraio 2009
Let me hold you for the last time
PREMESSA:
Scappiamo. Prendo Ginevra tra le braccia e le dico di fare silenzio, nessuno deve sentire. Nessuno deve capire.
Sono le due di notte o forse più tardi. Mi aspetta Jin con la sua macchina a quattro isolati da qui. Le botte sono iniziate un anno fà circa e da allora non mi hanno più abbandonata.
Ginevra rimaneva chiusa in camera quando Lui mi picchiava.
Probabilmente ha capito, sicuramente, ma dentro al mio animo di madre lo nego.
Scusami piccola mia.
Ci aspetta un treno sta mattina. Dobbiamo andare.
---------------------------------
Il rumore del treno risuona metallico nella mia testa. Scorrono immagini veloci, senza emozioni.
Verde prato si alterna a grigio asfalto.
La carrozza è vuota, o forse, a me sembra vuota.
Scivolano le parole ornate da musica come la pioggia sul finestrino.
Con un fugace colpo d'occhio mi accorgo di due giovani, seduti l'uno accanto all'altro.
Si stringono.
Si amano?
Sì, probabilmente sì.
I rossi capelli di lei tingono gli occhi verdi di lui, li fanno intensi...passionali.
Sono distanti, li separa uno stupido ed ingombrante poggia-braccio che, vi dirò, rompe i coglioni pure a me!
Non v'è pezzo di pelle a contatto a contatto tra di loro. A malapena si guardano.
I piedi di lei gingillano fastidiosamente, quelli di lui battono ritmi costanti.
Guarda fuori, lei. Quasi volesse scappare.
Guarda lei, lui. Quasi volesse morire.
Sembra inebriato dall'odore di mela di lei, lui, come del resto lo sono anche io.
E lei, dolce e distante, percepisce quello sguardo che la spoglia, la ama come non ha mai amato nessuna.
Due rose delicate nel procinto di sbocciare.
Come fanno due persone a stringersi se nemmeno si sfiorano? vi domanderete...quando si è innamorati si può fare anche questo.
"Mamma, che cos'hanno?" Ginevra, con la sua solita dolcezza nascosta tra i suoi occhi azzurri e i riccioli scuri, interrompe il mio vaneggio.
"Si amano" le sussurro.
"Come te e papà?"
"Probabilmente molto di più.." le dico malinconica.
"Anche io sarò così quando amerò qualcuno?"
"Sì Ginevra, sì"
"Più bella" dice con una linguaccia. Ridiamo, ne avevamo bisogno.
E nel rumore di questo riso tanto aspettato scorgo il loro bacio.
Sì, si amano
Dedicato a te ed a Theo
con amore
vostra
Meg
Scappiamo. Prendo Ginevra tra le braccia e le dico di fare silenzio, nessuno deve sentire. Nessuno deve capire.
Sono le due di notte o forse più tardi. Mi aspetta Jin con la sua macchina a quattro isolati da qui. Le botte sono iniziate un anno fà circa e da allora non mi hanno più abbandonata.
Ginevra rimaneva chiusa in camera quando Lui mi picchiava.
Probabilmente ha capito, sicuramente, ma dentro al mio animo di madre lo nego.
Scusami piccola mia.
Ci aspetta un treno sta mattina. Dobbiamo andare.
---------------------------------
Il rumore del treno risuona metallico nella mia testa. Scorrono immagini veloci, senza emozioni.
Verde prato si alterna a grigio asfalto.
La carrozza è vuota, o forse, a me sembra vuota.
Scivolano le parole ornate da musica come la pioggia sul finestrino.
Con un fugace colpo d'occhio mi accorgo di due giovani, seduti l'uno accanto all'altro.
Si stringono.
Si amano?
Sì, probabilmente sì.
I rossi capelli di lei tingono gli occhi verdi di lui, li fanno intensi...passionali.
Sono distanti, li separa uno stupido ed ingombrante poggia-braccio che, vi dirò, rompe i coglioni pure a me!
Non v'è pezzo di pelle a contatto a contatto tra di loro. A malapena si guardano.
I piedi di lei gingillano fastidiosamente, quelli di lui battono ritmi costanti.
Guarda fuori, lei. Quasi volesse scappare.
Guarda lei, lui. Quasi volesse morire.
Sembra inebriato dall'odore di mela di lei, lui, come del resto lo sono anche io.
E lei, dolce e distante, percepisce quello sguardo che la spoglia, la ama come non ha mai amato nessuna.
Due rose delicate nel procinto di sbocciare.
Come fanno due persone a stringersi se nemmeno si sfiorano? vi domanderete...quando si è innamorati si può fare anche questo.
"Mamma, che cos'hanno?" Ginevra, con la sua solita dolcezza nascosta tra i suoi occhi azzurri e i riccioli scuri, interrompe il mio vaneggio.
"Si amano" le sussurro.
"Come te e papà?"
"Probabilmente molto di più.." le dico malinconica.
"Anche io sarò così quando amerò qualcuno?"
"Sì Ginevra, sì"
"Più bella" dice con una linguaccia. Ridiamo, ne avevamo bisogno.
E nel rumore di questo riso tanto aspettato scorgo il loro bacio.
Sì, si amano
Dedicato a te ed a Theo
con amore
vostra
Meg
domenica 1 febbraio 2009
La ragazza con la valigia - 15. Departure (part four)
Sposto i gomiti dalla ringhiera di ferro e me ne vado.
Sento ancora risuonare in me quella sua domanda.
Gli sfioro il viso con una mano, dolcemente.
Mi volto e non posso guardarlo per l'ultima volta.
Non devo.
Le lacrime scorrono ma non mi devo voltare, devo andare avanti. Ancora.
I pochi passi che faccio mi sembrano infiniti. Pesanti. Difficili. Dolorosi.
"Charlotte, dimmi perchè ti prego!" sta volta lo urla e io faccio finta di non sentire le sue parole infrante dalla tristezza.
Ormai manca un passo alla porta.
Uno solo.
Ho già la mano sulla maniglia.
Scusami...
La porta si apre lentamente quasi volesse anche lei rendere più dolorosa questa scena.
Devo andarmene - penso -
Ma mi sento afferare un polso con così tanta forza che mi ritrovo a qualche centimetro dal naso di Ed.
Ha gli occhi lucidi. Bagnati d'acqua di mare sono ancora più belli del solito.
"Ti prego dimmi perchè non ti posso pensare, voglio saperlo"
Appoggio la mia fronte sulla sua e chiudo gli occhi.
Involontariamente cadono due lacrime.
"Charlotte, dimmi che quando tornerò ci sarai"
Non posso dirti di sì, non posso. Non lo so nemmeno io se ci sarò, non so nemmeno io se tutto sarà uguale. Non lo so.
"Io ho bisogno di te" mi sussurra
Ora, anche a lui scendono le lacrime.
Sembra che nessuno dei nostri cuori riesca a trattenere l'emozione. Sembra che cio' che sentiamo sia troppo grande persino per noi stessi.
Con la punta delle dita gli asciugo le lacrime e mi sposto un po', giusto perchè i nostri respiri non siano immersi l'uno nell'altro.
Lo guardo negli occhi sapendo a cosa sto rinunciando, sapendo a cosa potrei perdere, sapendo perchè il mio cuore batte così.
Mi guarda come mai mi ha guardata.
Mi tiene accanto a sè come mai ha fatto.
Probabilmente mi ama come mai mi ha amata, forse.
"Grazie" dico solo questo. Non posso dire altro.
Sembra quasi pronto a lasciarmi andare infatti i miei polsi piano piano si allontanano.
E poi...
Mi prende i fianchi e mi tira a lui con forza.
Le labbra sono così vicine da farci mancare il respiro.
I corpi così a contatto da poter morire.
E c'è lui.
E ci sono io.
"Io non ce la faccio a vivere senza di te, Charlotte"
Dice questo prima di baciarmi.
Un bacio intenso, un bacio di passione, un bacio d'amore.
Un solo bacio che dice tante cose.
Un solo bacio che dice tutto.
Un solo bacio per noi.
L'ultimo? Non lo so...
Broken Strings - James Morrison ft. Nelly Furtado
Sento ancora risuonare in me quella sua domanda.
Gli sfioro il viso con una mano, dolcemente.
Mi volto e non posso guardarlo per l'ultima volta.
Non devo.
Le lacrime scorrono ma non mi devo voltare, devo andare avanti. Ancora.
I pochi passi che faccio mi sembrano infiniti. Pesanti. Difficili. Dolorosi.
"Charlotte, dimmi perchè ti prego!" sta volta lo urla e io faccio finta di non sentire le sue parole infrante dalla tristezza.
Ormai manca un passo alla porta.
Uno solo.
Ho già la mano sulla maniglia.
Scusami...
La porta si apre lentamente quasi volesse anche lei rendere più dolorosa questa scena.
Devo andarmene - penso -
Ma mi sento afferare un polso con così tanta forza che mi ritrovo a qualche centimetro dal naso di Ed.
Ha gli occhi lucidi. Bagnati d'acqua di mare sono ancora più belli del solito.
"Ti prego dimmi perchè non ti posso pensare, voglio saperlo"
Appoggio la mia fronte sulla sua e chiudo gli occhi.
Involontariamente cadono due lacrime.
"Charlotte, dimmi che quando tornerò ci sarai"
Non posso dirti di sì, non posso. Non lo so nemmeno io se ci sarò, non so nemmeno io se tutto sarà uguale. Non lo so.
"Io ho bisogno di te" mi sussurra
Ora, anche a lui scendono le lacrime.
Sembra che nessuno dei nostri cuori riesca a trattenere l'emozione. Sembra che cio' che sentiamo sia troppo grande persino per noi stessi.
Con la punta delle dita gli asciugo le lacrime e mi sposto un po', giusto perchè i nostri respiri non siano immersi l'uno nell'altro.
Lo guardo negli occhi sapendo a cosa sto rinunciando, sapendo a cosa potrei perdere, sapendo perchè il mio cuore batte così.
Mi guarda come mai mi ha guardata.
Mi tiene accanto a sè come mai ha fatto.
Probabilmente mi ama come mai mi ha amata, forse.
"Grazie" dico solo questo. Non posso dire altro.
Sembra quasi pronto a lasciarmi andare infatti i miei polsi piano piano si allontanano.
E poi...
Mi prende i fianchi e mi tira a lui con forza.
Le labbra sono così vicine da farci mancare il respiro.
I corpi così a contatto da poter morire.
E c'è lui.
E ci sono io.
"Io non ce la faccio a vivere senza di te, Charlotte"
Dice questo prima di baciarmi.
Un bacio intenso, un bacio di passione, un bacio d'amore.
Un solo bacio che dice tante cose.
Un solo bacio che dice tutto.
Un solo bacio per noi.
L'ultimo? Non lo so...
Broken Strings - James Morrison ft. Nelly Furtado
La ragazza con la valigia - 14. Departure (part three)
"Non mi dici nulla?" esordisce lui con quella sua aria arrogante.
E cosa dovrei dirti, cazzo?
Cosa dovrei dirti?
Dovrei dirti che non sono riuscita a mantenere la promessa di non innamorarmi di nessuno?
Dovrei dirti che quando tornerai e SE tornerai io potrei non esserci più se mia madre decidesse di trasferirsi un'altra volta?
Dovrei dirti che andandotene rischi di perdermi?
Dovrei dirti che dal primo giorno in cui ho incontrato il tuo sguardo non riesco a fare a meno di te?
Cosa vuoi sentirti dire?
Vuoi sapere che ti amo?
Sì, ti amo. E allora?!
Maledizione.
"Dove vai?"
"Vado via un mese a Boston"
"Quindi vai via.."
"Eh sì...ti penserò." dice guardandomi negli occhi.
"No, non farlo."
La mia risposta sembra far tacere persino New York. Non posso permettermi di mostrarmi debole, non posso permettermi di fare promesse. Nulla nella mia vita è sicuro. Nulla nella mia vita è costante.
Il mio è un dovere purtroppo.
"Dimmi perchè non posso farlo"
Non posso, lo capirai...forse.
Ora, devo andarmene.
E cosa dovrei dirti, cazzo?
Cosa dovrei dirti?
Dovrei dirti che non sono riuscita a mantenere la promessa di non innamorarmi di nessuno?
Dovrei dirti che quando tornerai e SE tornerai io potrei non esserci più se mia madre decidesse di trasferirsi un'altra volta?
Dovrei dirti che andandotene rischi di perdermi?
Dovrei dirti che dal primo giorno in cui ho incontrato il tuo sguardo non riesco a fare a meno di te?
Cosa vuoi sentirti dire?
Vuoi sapere che ti amo?
Sì, ti amo. E allora?!
Maledizione.
"Dove vai?"
"Vado via un mese a Boston"
"Quindi vai via.."
"Eh sì...ti penserò." dice guardandomi negli occhi.
"No, non farlo."
La mia risposta sembra far tacere persino New York. Non posso permettermi di mostrarmi debole, non posso permettermi di fare promesse. Nulla nella mia vita è sicuro. Nulla nella mia vita è costante.
Il mio è un dovere purtroppo.
"Dimmi perchè non posso farlo"
Non posso, lo capirai...forse.
Ora, devo andarmene.
La ragazza con la valigia - 13. Departure (part two)
Riconosco il rumore metallico della porta che si apre.
Merda.
Non mi volto nemmeno, come se sapessi benissimo chi è.
Il rumore di uno zippo che accende una sigaretta.
Il respiro pesante del primo tiro.
Lo strascicare dei piedi.
I suoi occhi su di me.
Ed.
Con un gesto fugace asciugo le lacrime, ma non credo che basti perchè quando si avvicina mi guarda con un espressione comprensiva senza dire niente.
"Ehi" sussurra
"Ciao"
Non dice altro, mi sta solo vicino.
Il mio corpo trema, e sento i brividi correre sulla schiena.
Perchè mi fai quest'effetto?
Mi sposta i capelli dietro l'orecchio. Non l'hai mai fatto prima...- penso -
"Devo dirti una cosa.."
"Dimmi" dico aggiungendo un sorriso abbastanza falso.
"Parto."
No. Ti prego no.
Sento crollarmi il mondo addosso a causa di una sola parola, pesa infinitamente e sembra in grado di uccidermi. Maledizione. Maledizione.
Voglio morire.
Voglio scappare.
Voglio...
Volevo te.
Merda.
Non mi volto nemmeno, come se sapessi benissimo chi è.
Il rumore di uno zippo che accende una sigaretta.
Il respiro pesante del primo tiro.
Lo strascicare dei piedi.
I suoi occhi su di me.
Ed.
Con un gesto fugace asciugo le lacrime, ma non credo che basti perchè quando si avvicina mi guarda con un espressione comprensiva senza dire niente.
"Ehi" sussurra
"Ciao"
Non dice altro, mi sta solo vicino.
Il mio corpo trema, e sento i brividi correre sulla schiena.
Perchè mi fai quest'effetto?
Mi sposta i capelli dietro l'orecchio. Non l'hai mai fatto prima...- penso -
"Devo dirti una cosa.."
"Dimmi" dico aggiungendo un sorriso abbastanza falso.
"Parto."
No. Ti prego no.
Sento crollarmi il mondo addosso a causa di una sola parola, pesa infinitamente e sembra in grado di uccidermi. Maledizione. Maledizione.
Voglio morire.
Voglio scappare.
Voglio...
Volevo te.
La ragazza con la valigia - 12. Departure (part one)
Dimenticato per un momento Mathieu torno a scuola.
Oggi c'è il sole, però vedo qualche nuvola arrivare da lontano.
Potrebbe nevicare conoscendo la poca costanza del tempo, qui.
Vabbè.
Nessuno mi toglie il diritto di una sigaretta sul tetto stamattina. Stamattina più delle altre.
Oggi sono lenta, sono distante, forse sono anche triste.
Quelle maledette quattro rampe di scale sono più faticose del solito, oggi.
Aprendo la porta tutto il freddo mi arriva addosso però il sole mi consola.
Tiro fuori il mio pacchetto di sigarette e ne sfilo con delicatezza una, quasi fosse un tesoro.
Com'è bella New York.
Me ne rendo conto solo in alcuni momenti di quanto sia bella questa città.
Me ne accorgo solo nei momenti in cui la mia mente non torna a Parigi e alla sua magia.
Me ne accorgo solo quando dentro la mia testa non torno alle camminate in centro nel il teatro del mondo. Ho visto i migliori attori lì, ho visto le più belle storie..
Parigi è come un teatro che racconta storie all'infinito.
Me ne accorgo solo in pochi momenti di quanto mi stia affezionando a New York.
Mi viene da piangere.
Non so nemmeno perchè piango, forse per la paura di lasciare questa città, forse per la paura dei ricordi o forse perchè non mi rimane altro, oggi.
E così colano lacrime scure di ricordi su un viso candido di presente.
Oggi c'è il sole, però vedo qualche nuvola arrivare da lontano.
Potrebbe nevicare conoscendo la poca costanza del tempo, qui.
Vabbè.
Nessuno mi toglie il diritto di una sigaretta sul tetto stamattina. Stamattina più delle altre.
Oggi sono lenta, sono distante, forse sono anche triste.
Quelle maledette quattro rampe di scale sono più faticose del solito, oggi.
Aprendo la porta tutto il freddo mi arriva addosso però il sole mi consola.
Tiro fuori il mio pacchetto di sigarette e ne sfilo con delicatezza una, quasi fosse un tesoro.
Com'è bella New York.
Me ne rendo conto solo in alcuni momenti di quanto sia bella questa città.
Me ne accorgo solo nei momenti in cui la mia mente non torna a Parigi e alla sua magia.
Me ne accorgo solo quando dentro la mia testa non torno alle camminate in centro nel il teatro del mondo. Ho visto i migliori attori lì, ho visto le più belle storie..
Parigi è come un teatro che racconta storie all'infinito.
Me ne accorgo solo in pochi momenti di quanto mi stia affezionando a New York.
Mi viene da piangere.
Non so nemmeno perchè piango, forse per la paura di lasciare questa città, forse per la paura dei ricordi o forse perchè non mi rimane altro, oggi.
E così colano lacrime scure di ricordi su un viso candido di presente.
Neve?
Perdermi è più facile che avermi.
Nevica...
E non lo so.
Non sento nulla. E probabilmente nessuno sente me.
Mi sento ferita, triste, delusa.
Infilo il giubotto ed esco. La neve mi si incastra tra i capelli e bagna la mia sigaretta, ma non mi interessa.
Chiudo gli occhi ascolto la musica sparata a tutto volume e penso.
Penso a cosa voglio, a cosa avrei voluto, a cosa ho.
Dio.
E così quella mia sigaretta è tutto cio' che mi rimane.
Il suo colore si infiltra tra le sfumature capricciose dei miei occhi.
Che ti succede Meg?
Vorrei saperlo.
Vorrei saperlo davvero...ma. Ma non posso.
Fiocca la neve dolce e copre tutto cio' che rimane di me.
Probabilmente è meglio, decisamente meglio...
E come un barattolo senza niente al suo interno finisco la mia sigaretta.
Un giorno capirai, un giorno, forse, capirai.
Già...
Un giorno.
Goodbye.
Nevica...
E non lo so.
Non sento nulla. E probabilmente nessuno sente me.
Mi sento ferita, triste, delusa.
Infilo il giubotto ed esco. La neve mi si incastra tra i capelli e bagna la mia sigaretta, ma non mi interessa.
Chiudo gli occhi ascolto la musica sparata a tutto volume e penso.
Penso a cosa voglio, a cosa avrei voluto, a cosa ho.
Dio.
E così quella mia sigaretta è tutto cio' che mi rimane.
Il suo colore si infiltra tra le sfumature capricciose dei miei occhi.
Che ti succede Meg?
Vorrei saperlo.
Vorrei saperlo davvero...ma. Ma non posso.
Fiocca la neve dolce e copre tutto cio' che rimane di me.
Probabilmente è meglio, decisamente meglio...
E come un barattolo senza niente al suo interno finisco la mia sigaretta.
Un giorno capirai, un giorno, forse, capirai.
Già...
Un giorno.
Goodbye.
martedì 27 gennaio 2009
L'unica fra tante.
Questa volta un po' più dolce.
Questa volta un po' più felice.
Questa volta per te.
Ho visto una ragazza una mattina.
Era una mattina come le altre, è vero.
Ma lei no, non era come le altre.
Non lo è mai stato.
Questa volta un po' più dolce.
Capelli leggeri come il vento, labbra dolci come rose.
Occhi profondi come il buio e un sorriso.
Un sorriso che sì, quella mattina mi ha ucciso.
Questa volta un po' più felice.
Mi sono avvicinata a lei e l'ho guardata negli occhi.
"Scusa hai una sigaretta?"
dentro la mia testa ho pensato: ovviamente no.
E invece mi stupisci, Winston Blu condite dal tuo profumo.
Mi siedo accanto a te e ci conosciamo, così. In un lampo.
Questa volta per te.
Non capisco che mi succede.
Saranno i tuoi occhi, o forse il tuo profumo. O, forse, il tuo sorriso...
Mi hai cambiata. Mi hai presa. Mi hai fatta tua.
E sì, è così.
Tutt'ora chiudo gli occhi e rivivo quel momento. Quell'istante.
E i giorni sono passati, scorsi come acqua sulla pelle.
Però sai quei giorni parlano di te. Tutti.
Io senza di te non so che farei.
Io senza di te non vivrei.
Io senza di te sarei aria.
Ma tu ci sei, e io con te sono vita.
Questa volta per te.
Questa volta un po' più felice.
Questa volta per te.
Ho visto una ragazza una mattina.
Era una mattina come le altre, è vero.
Ma lei no, non era come le altre.
Non lo è mai stato.
Questa volta un po' più dolce.
Capelli leggeri come il vento, labbra dolci come rose.
Occhi profondi come il buio e un sorriso.
Un sorriso che sì, quella mattina mi ha ucciso.
Questa volta un po' più felice.
Mi sono avvicinata a lei e l'ho guardata negli occhi.
"Scusa hai una sigaretta?"
dentro la mia testa ho pensato: ovviamente no.
E invece mi stupisci, Winston Blu condite dal tuo profumo.
Mi siedo accanto a te e ci conosciamo, così. In un lampo.
Questa volta per te.
Non capisco che mi succede.
Saranno i tuoi occhi, o forse il tuo profumo. O, forse, il tuo sorriso...
Mi hai cambiata. Mi hai presa. Mi hai fatta tua.
E sì, è così.
Tutt'ora chiudo gli occhi e rivivo quel momento. Quell'istante.
E i giorni sono passati, scorsi come acqua sulla pelle.
Però sai quei giorni parlano di te. Tutti.
Io senza di te non so che farei.
Io senza di te non vivrei.
Io senza di te sarei aria.
Ma tu ci sei, e io con te sono vita.
Questa volta per te.
lunedì 26 gennaio 2009
La ragazza con la valigia - 11. Mathieu
Svegliarsi la mattina è sempre stato difficile ma l'ho sempre affrontato con una buona dose di caffè e sfrontatezza.
Sento le coperte posate sul mio corpo ancora addormentato.
Il mio profumo sul cuscino è rassicurante, mi fa quasi sentire a casa.
Ma c'è qualcosa di diverso stamattina...Mathieu.
Sento aleggiare nell'aria il suo profumo. Lo ricordo ancora: Le Male Di Jean Paul Gaultier.
Acido e intrignate, ti toglie il fiato e allo stesso tempo ti soffoca.
"Perchè sei tornato Mathieu?" penso...non lo dico, non voglio che qualcuno mi possa sentire.
Istintivamente apro la finestra per liberarmi da quel odore ma...no.
Sembra intriso nella mia pelle, nei miei capelli, nella mia anima. Come quella volta.
Già...come quella volta.
Come quella notte.
Se solo non fossi partita, se solo non l'avessi scoperto, se solo non avessi compreso...se solo...
No.
Mi alzo dal letto con foga, voglio uscire.
Infilo i miei soliti jeans aderenti, una maglietta e il giubotto tra un sorso di caffè e una manciata di biscotti.
Scappo, probabilmente, ma non lo ammetterò mai.
Esco di casa chiudendomi tutto alle spalle ma lui mi tormenta infiltrandosi tra il collo e la spalla.
Brucia, oggi, la mia M tatuata sul collo.
Sapevo che sarebbe finta ma quella M sta a rappresentare l'amoe in se stesso, quello che si prova troppe poche volte nella vita.
Quella M per te...Mathieu.
Chissà se la tua spalla è ancora impreganata di me...della mia C.
Brucia quello stupido tatuaggio e lo copro con la sciarpa.
Vado avanti...
Sta per succedere qualcosa, lo so.
Lo sento.
Sento le coperte posate sul mio corpo ancora addormentato.
Il mio profumo sul cuscino è rassicurante, mi fa quasi sentire a casa.
Ma c'è qualcosa di diverso stamattina...Mathieu.
Sento aleggiare nell'aria il suo profumo. Lo ricordo ancora: Le Male Di Jean Paul Gaultier.
Acido e intrignate, ti toglie il fiato e allo stesso tempo ti soffoca.
"Perchè sei tornato Mathieu?" penso...non lo dico, non voglio che qualcuno mi possa sentire.
Istintivamente apro la finestra per liberarmi da quel odore ma...no.
Sembra intriso nella mia pelle, nei miei capelli, nella mia anima. Come quella volta.
Già...come quella volta.
Come quella notte.
Se solo non fossi partita, se solo non l'avessi scoperto, se solo non avessi compreso...se solo...
No.
Mi alzo dal letto con foga, voglio uscire.
Infilo i miei soliti jeans aderenti, una maglietta e il giubotto tra un sorso di caffè e una manciata di biscotti.
Scappo, probabilmente, ma non lo ammetterò mai.
Esco di casa chiudendomi tutto alle spalle ma lui mi tormenta infiltrandosi tra il collo e la spalla.
Brucia, oggi, la mia M tatuata sul collo.
Sapevo che sarebbe finta ma quella M sta a rappresentare l'amoe in se stesso, quello che si prova troppe poche volte nella vita.
Quella M per te...Mathieu.
Chissà se la tua spalla è ancora impreganata di me...della mia C.
Brucia quello stupido tatuaggio e lo copro con la sciarpa.
Vado avanti...
Sta per succedere qualcosa, lo so.
Lo sento.
La ragazza con la valigia - 10. Lost and Happy
Sono le 2 di notte.
Mamma dorme.
Entro in camera di Lily dolcemente, senza fare troppo rumore e la trovo lì.
Illuminata da una luce lunare, bella e fragile.
"Ehi, sei pronta?"
Non mi risponde, fa solo un cenno con la testa.
Usciamo silenziose quasi fossimo ladre, ma non rubiamo oggetti noi, rubiamo emozioni.
Fa freddo e maledico New York per questo suo clima in questo momento, forse sarebbe meglio maledire me stessa per essermi vestita un po' poco.
Prendo il mio Ipod e tiro fuori dalla tasca quello di Lily che le avevo diligentemente rubato.
Stessa canzone.
Volume al massimo.
Le prendo la mano e corriamo, corriamo e basta.
Destinazione?
La deciderò più tardi.
Non parliamo e non incrociamo nemmeno lo sguardo ma ci stringiamo la mano come se sapessimo, come se comprendessimo tutto.
Il ricordo di nostro padre ci abbandona pian piano e poi arriviamo.
Il tetto.
Mi stendo e il respiro crolla.
Lily sta in piedi a guardare le luci, dimenticavo che emozione si prova a vederle la prima volta.
"Dimmi come fai.."
"A fare cosa?"
"A farmi stare bene anche quando tutto va male."
"Rimango pur sempre la tua sorellona"
"Già..."
Mi fumo una sigaretta e Lily mi guarda come se volesse un tiro. No, non posso...
Si volta e guarda la luna.
Stasera è particolarmente bella.
Stasera è particolarmente nostra.
"Cantami una canzone Charlie"
"Va bene.." sorrido. Non so fare di meglio.
Intono le prime note e il resto viene da sè. Stanotte.
You Found Me - The Fray
I found God on the corner of First in Amistad
where the west was all but one.
All alone,
smoking his last cigarette,
I said “where you been?”
He said, “ask anything.”
Where were you
when everything was falling apart?
All my days,
spent by the telephone.
that never rang.
All i needed was a call
that never came.
The corner of First and Amistad…
Lost and insecure,
You found me, you found me
Lying on the floor,
surrounded, surrounded.
Why’d you have to wait?
Where were you? Where were you?
just a little late…
You found me, you found me
In the end,
everyone ends up alone.
Losing her,
the only one who’s ever known
who i am, who im not, and who i wanna be.
no way to know
how long she will be next to me…
Lost and insecure,
You found me, you found me.
Lying on the floor,
surrounded, surrounded.
why’d you have to wait?
Where were you? Where were you?
Just a little late,
You found me, you found me.
Early morning,
city breaks.
I’ve been calling
for years and years and years and years.
and you never left me no messages;
never sent me no letters;
you’ve got some kind of nerve
taking all of our world.
Lost and insecure,
You found me, you found me
Lying on the floor,
Where were you? Where were you?
Lost and insecure,
You found me, you found me.
lying on the floor,
surrounded, surrounded.
Why’d you have to wait?
Where were you? Where were you?
Just a little late,
you found me, you found me.
Why’d you have to wait,
To find me?
To find me?
Mamma dorme.
Entro in camera di Lily dolcemente, senza fare troppo rumore e la trovo lì.
Illuminata da una luce lunare, bella e fragile.
"Ehi, sei pronta?"
Non mi risponde, fa solo un cenno con la testa.
Usciamo silenziose quasi fossimo ladre, ma non rubiamo oggetti noi, rubiamo emozioni.
Fa freddo e maledico New York per questo suo clima in questo momento, forse sarebbe meglio maledire me stessa per essermi vestita un po' poco.
Prendo il mio Ipod e tiro fuori dalla tasca quello di Lily che le avevo diligentemente rubato.
Stessa canzone.
Volume al massimo.
Le prendo la mano e corriamo, corriamo e basta.
Destinazione?
La deciderò più tardi.
Non parliamo e non incrociamo nemmeno lo sguardo ma ci stringiamo la mano come se sapessimo, come se comprendessimo tutto.
Il ricordo di nostro padre ci abbandona pian piano e poi arriviamo.
Il tetto.
Mi stendo e il respiro crolla.
Lily sta in piedi a guardare le luci, dimenticavo che emozione si prova a vederle la prima volta.
"Dimmi come fai.."
"A fare cosa?"
"A farmi stare bene anche quando tutto va male."
"Rimango pur sempre la tua sorellona"
"Già..."
Mi fumo una sigaretta e Lily mi guarda come se volesse un tiro. No, non posso...
Si volta e guarda la luna.
Stasera è particolarmente bella.
Stasera è particolarmente nostra.
"Cantami una canzone Charlie"
"Va bene.." sorrido. Non so fare di meglio.
Intono le prime note e il resto viene da sè. Stanotte.
You Found Me - The Fray
I found God on the corner of First in Amistad
where the west was all but one.
All alone,
smoking his last cigarette,
I said “where you been?”
He said, “ask anything.”
Where were you
when everything was falling apart?
All my days,
spent by the telephone.
that never rang.
All i needed was a call
that never came.
The corner of First and Amistad…
Lost and insecure,
You found me, you found me
Lying on the floor,
surrounded, surrounded.
Why’d you have to wait?
Where were you? Where were you?
just a little late…
You found me, you found me
In the end,
everyone ends up alone.
Losing her,
the only one who’s ever known
who i am, who im not, and who i wanna be.
no way to know
how long she will be next to me…
Lost and insecure,
You found me, you found me.
Lying on the floor,
surrounded, surrounded.
why’d you have to wait?
Where were you? Where were you?
Just a little late,
You found me, you found me.
Early morning,
city breaks.
I’ve been calling
for years and years and years and years.
and you never left me no messages;
never sent me no letters;
you’ve got some kind of nerve
taking all of our world.
Lost and insecure,
You found me, you found me
Lying on the floor,
Where were you? Where were you?
Lost and insecure,
You found me, you found me.
lying on the floor,
surrounded, surrounded.
Why’d you have to wait?
Where were you? Where were you?
Just a little late,
you found me, you found me.
Why’d you have to wait,
To find me?
To find me?
Non ci sono parole.
Non ci sono parole...scene senza rumori...solo, emozioni.
Non parlano, non si guardano negli occhi, non si cercano, non sorridono...non sono altro che persone..."sconosciute".
Una mano sudata, ha paura, lo si vede per come si sposta i capelli...nervosamente, e non più con quella dolcezza innata.
Gli stringe la mano, forte, quasi facendoli male ma non fiata...non parla.
La tiene salda alla sua...e sopporta silenzioso.
Non ci sono parole...solo silenzi...e le dita che giocano tra di loro, coccolando..
Sono coccole dolci, innocenti e silenziose quelle di qualcuno che capisce che non tutto va come si vorrebbe...
Non parlano, non si guardano negli occhi, non si cercano, non sorridono...non sono altro che persone..."sconosciute".
Trema, e trema forte...ha gli occhi così colmi di lacrime da lasciarle scorrere.
Le braccia intorno al busto piccolo e fragile. Parla, domanda, e lei non risponde...
Piange.
Lascia che appoggi il viso sul suo maglione, sa che lo bagnerà, che poi anche quel maglione saprà della sua tristezza...
Gli sembra piccola e fragile, ora, senza parole...
Sente il profumo da uomo, intriso nel tessuto, e chiude gli occhi...scappa.
Chiude gli occhi e vola lontano, tra quel profumo e i suoi pensieri...Sola.
Non parlano, non si guardano negli occhi, non si cercano, non sorridono...non sono altro che persone..."sconosciute".
La ascolta parlare...le sembra quasi di leggere un racconto...
Lei si appoggia al cuscino e lascia scorrere una lacrima...Fa male, il cuore.
Silenziosa, si avvicina e le sposta i capelli...le da un bacio piccolo e dolce...
Vorrebbe fare tante cose, vorrebbe farla sorridere, vorrebbe toglierle il dolore...ma non ne è capace.
Può fare una cosa sola: esserci.
Non parlano, non si guardano negli occhi, non si cercano, non sorridono...non sono altro che persone..."sconosciute".
Ha freddo ma sopporta...lo fa per lei, sta sera.
La ascolta e la prende tra le braccia...
Le porge il migniolo per promettere, e sa che quella promessa la manterrà..solo per lei.
Con la mano delicato le asciuga le lacrime..e le da un bacio leggere sulla fronte, come a una bambina indifesa.
Non parlano, non si guardano negli occhi, non si cercano, non sorridono...non sono altro che persone..."sconosciute".
Sta fuori al freddo...batte i denti...e il vento le spettina i capelli.
Siede silenziosa accanto a lei, che invece ha i capelli legati in uno stretto schignon...
Appoggia il viso sulla sua spalla e guarda i suoi sogni consumarsi in una nuvola di fumo passivo.
Non parlano, non si guardano negli occhi, non si cercano, non sorridono...non sono altro che persone..."sconosciute".
Non parlano, non si guardano negli occhi, non si cercano, non sorridono...non sono altro che persone..."sconosciute".
Una mano sudata, ha paura, lo si vede per come si sposta i capelli...nervosamente, e non più con quella dolcezza innata.
Gli stringe la mano, forte, quasi facendoli male ma non fiata...non parla.
La tiene salda alla sua...e sopporta silenzioso.
Non ci sono parole...solo silenzi...e le dita che giocano tra di loro, coccolando..
Sono coccole dolci, innocenti e silenziose quelle di qualcuno che capisce che non tutto va come si vorrebbe...
Non parlano, non si guardano negli occhi, non si cercano, non sorridono...non sono altro che persone..."sconosciute".
Trema, e trema forte...ha gli occhi così colmi di lacrime da lasciarle scorrere.
Le braccia intorno al busto piccolo e fragile. Parla, domanda, e lei non risponde...
Piange.
Lascia che appoggi il viso sul suo maglione, sa che lo bagnerà, che poi anche quel maglione saprà della sua tristezza...
Gli sembra piccola e fragile, ora, senza parole...
Sente il profumo da uomo, intriso nel tessuto, e chiude gli occhi...scappa.
Chiude gli occhi e vola lontano, tra quel profumo e i suoi pensieri...Sola.
Non parlano, non si guardano negli occhi, non si cercano, non sorridono...non sono altro che persone..."sconosciute".
La ascolta parlare...le sembra quasi di leggere un racconto...
Lei si appoggia al cuscino e lascia scorrere una lacrima...Fa male, il cuore.
Silenziosa, si avvicina e le sposta i capelli...le da un bacio piccolo e dolce...
Vorrebbe fare tante cose, vorrebbe farla sorridere, vorrebbe toglierle il dolore...ma non ne è capace.
Può fare una cosa sola: esserci.
Non parlano, non si guardano negli occhi, non si cercano, non sorridono...non sono altro che persone..."sconosciute".
Ha freddo ma sopporta...lo fa per lei, sta sera.
La ascolta e la prende tra le braccia...
Le porge il migniolo per promettere, e sa che quella promessa la manterrà..solo per lei.
Con la mano delicato le asciuga le lacrime..e le da un bacio leggere sulla fronte, come a una bambina indifesa.
Non parlano, non si guardano negli occhi, non si cercano, non sorridono...non sono altro che persone..."sconosciute".
Sta fuori al freddo...batte i denti...e il vento le spettina i capelli.
Siede silenziosa accanto a lei, che invece ha i capelli legati in uno stretto schignon...
Appoggia il viso sulla sua spalla e guarda i suoi sogni consumarsi in una nuvola di fumo passivo.
Non parlano, non si guardano negli occhi, non si cercano, non sorridono...non sono altro che persone..."sconosciute".
Era un giorno di inizio inverno.
....Era un giorno d'inizio inverno...
....il freddo mi ghiaccia le gambe...un altra giornata....sta finendo....e fuori è buio...e il silenzio che avvolge questa stazione è spaventoso...il rumore dei passi riecheggia nella galleria vuota...e le parole volano via in quell'aria viziata che percipisco...e l'odore acre di tristezza, alcol, e addii avvolge la scena...nel pavimento consumanto scorre qualche rivolo di piscio...e alzo gli occhi quanto basta per riuscire ad imboccare la mia scala...e salire al binario....e trascino con poco voglia il jeans sotto le scarpe...finchè quegli interminabili 16 gradini non terminano...e vedo qualche raro raggio di sole tra delle nuvole scure....mi appoggio alla colonna di marmo ormai ingiallita dopo anni....sfilo una sigaretta dal mio pacchetto...la tengo stretta tra le labbra....e aspetto....e sento lontano il rumore di un treno...striscia sulle rotaie emettendo un rumore fastidioso davanti a me...mentre già io ho aspirato il primo tiro....e si ferma...e le porte si aprono...sguardi che incrocerò una sola volta nella vita....le storie di un binario....si consumano come la sigaretta tra le mie labbra...in pochi minuti...e vengono gettate sulle rotaie....e le storie svaniscono in un vago e sfuocato ricordo...in immagini...di visi...di occhi che dimenticherai....che comporanno un immagine...buia...e un signore con una valigetta di cuoio smonta...capelli brizzolati...sui cinquant'anni...attaccato a un cellulare che ha imparato ad usare per necessità...e per non sentire il peso di una giovinezza ormai finita....e scompare girando l'angolo...e lo scompartimento è vuoto...ma vedo un ragazzo....i capelli castani, con qualche sfumatura bionda....i lineamenti ben marcati....un viso scuro.....labbra carnose....rosee in quel calore che avvolge il treno....appoggiato alla porta...è così...così....ha le cuffiette nelle orecchie e probabilmente l'mp3 spara ricordi dolorosi...non lo so...e lo guardo..e lui alza il viso...e ci guardiamo..così uno sguardo...semplice...intenso...le scarpe bianche, ma non troppo...pantaloni larghi, ma non troppo....spalle larghe....mani attraenti....e io faccio un tiro dalla mia sigaretta....un ultimo tiro...che scompare nell'aria invernale...e ti lancio un ultimo sguardo...con un sorriso...e tu...tu mi guardi con i tuoi grandi occhi verdi...scuri...ma verdi...e sorridi...non so chi sei...non so nulla...non so perchè hai preso quel treno...e perchè io ti guardo partire...non so perchè i tuoi occhi mi abbiano rapito...e quando le porte si chiudono....penso che tutto svanirà come il fumo nell'aria....che il suo guardo...il suo sorriso...sarà solo un immagine sfuocata....un incontro...di qualche secondo che mi ha colpito...che mi ha fatto sorridere...e tuttavia mi domando cosa avrà pensato lui di me...non lo so...so che guardo il treno partire e scomparire lontano...dove io non posso raggiungere quegli occhi che mi hanno rapita...e prendo l'indelebile che porto nello zaino...e su quella colonna scrivo:
Vorrei rivedere i tuoi occhi....Binario Due...Stazione di padova...
...e...e è stato così...un istante...e avrei voglia di salire su quel treno...però....non posso...sono ancora qui...fuori al buio...con l'mp3 che racconta di uno sguardo che mi ha rapito...e sento il cuore battere....come non batteva da tempo...chissà dove sei ora...chissà se ti ricordi di me...chissà...chissà se io non sarò altro che una sfuocata immmagine...o se forse quello sguardo...quel sorriso...lo ricorderai...non lo posso sapere....ormai sei lontano....su un treno che ti porta...non so dove....forse a casa...o forse lontano...sei passato davanti a me....con leggeri passi...e hai lasciato un segno...che ora sta su quella colonna....che sta nel mio cuore....e che farà parte di me...ricordandomi questa giornata....ricordandomi i tuoi occhi...
....il freddo mi ghiaccia le gambe...un altra giornata....sta finendo....e fuori è buio...e il silenzio che avvolge questa stazione è spaventoso...il rumore dei passi riecheggia nella galleria vuota...e le parole volano via in quell'aria viziata che percipisco...e l'odore acre di tristezza, alcol, e addii avvolge la scena...nel pavimento consumanto scorre qualche rivolo di piscio...e alzo gli occhi quanto basta per riuscire ad imboccare la mia scala...e salire al binario....e trascino con poco voglia il jeans sotto le scarpe...finchè quegli interminabili 16 gradini non terminano...e vedo qualche raro raggio di sole tra delle nuvole scure....mi appoggio alla colonna di marmo ormai ingiallita dopo anni....sfilo una sigaretta dal mio pacchetto...la tengo stretta tra le labbra....e aspetto....e sento lontano il rumore di un treno...striscia sulle rotaie emettendo un rumore fastidioso davanti a me...mentre già io ho aspirato il primo tiro....e si ferma...e le porte si aprono...sguardi che incrocerò una sola volta nella vita....le storie di un binario....si consumano come la sigaretta tra le mie labbra...in pochi minuti...e vengono gettate sulle rotaie....e le storie svaniscono in un vago e sfuocato ricordo...in immagini...di visi...di occhi che dimenticherai....che comporanno un immagine...buia...e un signore con una valigetta di cuoio smonta...capelli brizzolati...sui cinquant'anni...attaccato a un cellulare che ha imparato ad usare per necessità...e per non sentire il peso di una giovinezza ormai finita....e scompare girando l'angolo...e lo scompartimento è vuoto...ma vedo un ragazzo....i capelli castani, con qualche sfumatura bionda....i lineamenti ben marcati....un viso scuro.....labbra carnose....rosee in quel calore che avvolge il treno....appoggiato alla porta...è così...così....ha le cuffiette nelle orecchie e probabilmente l'mp3 spara ricordi dolorosi...non lo so...e lo guardo..e lui alza il viso...e ci guardiamo..così uno sguardo...semplice...intenso...le scarpe bianche, ma non troppo...pantaloni larghi, ma non troppo....spalle larghe....mani attraenti....e io faccio un tiro dalla mia sigaretta....un ultimo tiro...che scompare nell'aria invernale...e ti lancio un ultimo sguardo...con un sorriso...e tu...tu mi guardi con i tuoi grandi occhi verdi...scuri...ma verdi...e sorridi...non so chi sei...non so nulla...non so perchè hai preso quel treno...e perchè io ti guardo partire...non so perchè i tuoi occhi mi abbiano rapito...e quando le porte si chiudono....penso che tutto svanirà come il fumo nell'aria....che il suo guardo...il suo sorriso...sarà solo un immagine sfuocata....un incontro...di qualche secondo che mi ha colpito...che mi ha fatto sorridere...e tuttavia mi domando cosa avrà pensato lui di me...non lo so...so che guardo il treno partire e scomparire lontano...dove io non posso raggiungere quegli occhi che mi hanno rapita...e prendo l'indelebile che porto nello zaino...e su quella colonna scrivo:
Vorrei rivedere i tuoi occhi....Binario Due...Stazione di padova...
...e...e è stato così...un istante...e avrei voglia di salire su quel treno...però....non posso...sono ancora qui...fuori al buio...con l'mp3 che racconta di uno sguardo che mi ha rapito...e sento il cuore battere....come non batteva da tempo...chissà dove sei ora...chissà se ti ricordi di me...chissà...chissà se io non sarò altro che una sfuocata immmagine...o se forse quello sguardo...quel sorriso...lo ricorderai...non lo posso sapere....ormai sei lontano....su un treno che ti porta...non so dove....forse a casa...o forse lontano...sei passato davanti a me....con leggeri passi...e hai lasciato un segno...che ora sta su quella colonna....che sta nel mio cuore....e che farà parte di me...ricordandomi questa giornata....ricordandomi i tuoi occhi...
La ragazza con la valigia - 09. She's
Quando sono tornata da scuola c'era un silenzio spaventoso in casa. Mia madre è al lavoro però mia sorella sta zitta, di solito saltella allegra di qua e di la' canticchiando con me qualche canzone. Ho guardato in cucina, non ha mangiato. La mia mente elabora varie possibilità del perchè non lo abbia fatto, che cos'è successo? Di risposte a questa domanda ce ne sono tante dalle più banali alle più complesse. Spero solo che...
"Lily! Dove sei amore della tua sorellona?"
Non risponde. Vado in camera sua. A lei è ancora rimasto il vezzo di arredare le stanze, pitturarle, riempirle di foto...io ormai l'ho perso, lo farò solo quando ci fermeremo. Quando il mio compito non sarà girovagare ma vivere.
E la vedo là. I suoi capelli lunghi e il viso logorato dalle lacrime. Con le dita le asciugo le lacrime, e vedo una lettera appoggiata sul letto. Quella scrittura la conosco, la vedo ogni anno sui biglietti di auguri e non la volevo vedere solo ed esclusivamente su quelli. Cosa vuole ancora? Non gli è bastato scrivere a me? Non gli è bastato averci lasciate e averci ferite? Maledetto.
Quanto vorrei non capire quelle lacrime, quanto vorrei non capire quel dolore che ti lacera dentro, ma sopratutto quanto vorrei che non lo comprendesse lei. La mia Lily. E così la guardo negli occhi, quei suoi grandi occhi scuri da cui colano desideri e sicurezze infranti.
"Ascoltami ora dormi, riposati, e poi hai voglia se sta notte ti porto in un posto?"
"In che posto?"
"Fidati di me"
"Ok...ma Mamma?"
"Lei non lo deve sapere, te la senti?"
"Sì"
E così mi stendo accanto a lei, le coccolo i capelli e le canto la sua canzone dolcemente. Sì, è sua.
Minuit se lève en haut des tours
Les voix se taisent et tout devient aveugle et sourd
La nuit camoufle pour quelques heures
La zone sale et les épaves et la laideur
J'ai pas choisi de naître ici
Entre l'ignorance et la violence et l'ennui
J'm'en sortirai, j'me le promets
Et s'il le faut, j'emploierai des moyens légaux
Envole-moi
Loin de cette fatalité qui colle à ma peau
Envole-moi
Remplis ma tête d'autres horizons, d'autres mots
Envole-moi
Pas de question ni rebellion
Règles du jeu fixées mais les dés sont pipés
L'hiver est glace, l'été est feu
Ici, y a jamais de saison pour être mieux
J'ai pas choisi de vivre ici
Entre la soumission, la peur ou l'abandon
J'm'en sortirai, je te le jure
A coup de livres, je franchirai tous ces murs
Envole-moi
Loin de cette fatalité qui colle à ma peau
Envole-moi
Remplis ma tête d'autres horizons, d'autres mots
Envole-moi
Me laisse pas là, emmène-moi, envole-moi
Croiser d'autres yeux qui ne se résignent pas
Envole-moi, tire-moi de là
Montre-moi ces autres vies que je ne sais pas
Envole-moi
Regarde-moi bien, je ne leur ressemble pas
Me laisse pas là, envole-moi
Avec ou sans toi, je n'finirai pas comme ça
Envole-moi, envole-moi, envole-moi...
Sperando che un giorno davvero possa scappare, possa alzarsi in volo la mia piccola e dolce Lily.
"Lily! Dove sei amore della tua sorellona?"
Non risponde. Vado in camera sua. A lei è ancora rimasto il vezzo di arredare le stanze, pitturarle, riempirle di foto...io ormai l'ho perso, lo farò solo quando ci fermeremo. Quando il mio compito non sarà girovagare ma vivere.
E la vedo là. I suoi capelli lunghi e il viso logorato dalle lacrime. Con le dita le asciugo le lacrime, e vedo una lettera appoggiata sul letto. Quella scrittura la conosco, la vedo ogni anno sui biglietti di auguri e non la volevo vedere solo ed esclusivamente su quelli. Cosa vuole ancora? Non gli è bastato scrivere a me? Non gli è bastato averci lasciate e averci ferite? Maledetto.
Quanto vorrei non capire quelle lacrime, quanto vorrei non capire quel dolore che ti lacera dentro, ma sopratutto quanto vorrei che non lo comprendesse lei. La mia Lily. E così la guardo negli occhi, quei suoi grandi occhi scuri da cui colano desideri e sicurezze infranti.
"Ascoltami ora dormi, riposati, e poi hai voglia se sta notte ti porto in un posto?"
"In che posto?"
"Fidati di me"
"Ok...ma Mamma?"
"Lei non lo deve sapere, te la senti?"
"Sì"
E così mi stendo accanto a lei, le coccolo i capelli e le canto la sua canzone dolcemente. Sì, è sua.
Minuit se lève en haut des tours
Les voix se taisent et tout devient aveugle et sourd
La nuit camoufle pour quelques heures
La zone sale et les épaves et la laideur
J'ai pas choisi de naître ici
Entre l'ignorance et la violence et l'ennui
J'm'en sortirai, j'me le promets
Et s'il le faut, j'emploierai des moyens légaux
Envole-moi
Loin de cette fatalité qui colle à ma peau
Envole-moi
Remplis ma tête d'autres horizons, d'autres mots
Envole-moi
Pas de question ni rebellion
Règles du jeu fixées mais les dés sont pipés
L'hiver est glace, l'été est feu
Ici, y a jamais de saison pour être mieux
J'ai pas choisi de vivre ici
Entre la soumission, la peur ou l'abandon
J'm'en sortirai, je te le jure
A coup de livres, je franchirai tous ces murs
Envole-moi
Loin de cette fatalité qui colle à ma peau
Envole-moi
Remplis ma tête d'autres horizons, d'autres mots
Envole-moi
Me laisse pas là, emmène-moi, envole-moi
Croiser d'autres yeux qui ne se résignent pas
Envole-moi, tire-moi de là
Montre-moi ces autres vies que je ne sais pas
Envole-moi
Regarde-moi bien, je ne leur ressemble pas
Me laisse pas là, envole-moi
Avec ou sans toi, je n'finirai pas comme ça
Envole-moi, envole-moi, envole-moi...
Sperando che un giorno davvero possa scappare, possa alzarsi in volo la mia piccola e dolce Lily.
Di nuovo, di nuovo.
Il rumore dell'acqua che scorre si fa intenso..ma non copre quello di un preludio di Chopin...a volume troppo alto....sola..in questa casa....ancora...come un tempo..quando una bambina aveva paura dei rumori cigolanti...ma si divertiva sentendosi grande...pur sapendo che non lo era....e si stendeva in un letto....e chiudeva gli occhi...per scappare in un mondo perfetto...ancora più perfetto di quello che stava vivendo...ancora più dolce....e candido...della sua vita...e ora...non troppi anni dopo...si ritrova di nuovo sola...la scala cigola...ed è sola...e per quanto si odano rumori...non li sente...scivolano sulla sua pelle...e si stende a letto...e ricorda quel suo piccolo corpo...i capelli riccioli...dorati...ricorda poco della sua infanzia...ma direi quanto basta.....ricorda la sensazione di solitudine...stesa in un letto...avvolta in quelle coperte...che non la difendevano ma la facevano sentire a casa....ricorda come i suoi occhi...si chiudessero con dolcezza...in silenzio...piano....leggermente...per volare lontano...e ora...fa la stessa cosa...chiude gli occhi...avvolta nelle coperte....che non la difendono ma la tengono calda, la fanno sentire amata....ma la sua solitudine scorre sulla guancia gelida...accompagnata da un violento segno nero che indelebile macchia il candore del cuscino....e chiude gli occhi per scappare lontano...ma no..non ci riesce più...non sa scappare lontano...non più...le parole risuonano in testa...ancora più dolorose...”la verità è che tu hai solo bisogno di te stessa....mi ha illuso...sono delusa da te...da come ti comporti..non sei la persona che credevo...e proprio quel comportamento che tanto odi...l'hai commesso...mi hai lasciato a metà della corsa....mi hai abbandonata....e ora sono solo delusa...le persone non sono come fazzoletti...non li usi e poi li butti via...non è così...sei egoista...te ne devi rendere conto...pensi solo a te stessa...fermati e pensa anche agli altri....”...e ogni parola la ferisce con forza...come lance che si conficcano nel cuore...e si dimenticato di tutto...ma apre gli occhi e sentendo l'acqua...si avvicina...la vasca è quasi piena...si sfila i jeans...la maglietta...con un piccolo colpo di polso slaccia il reggiseno...e sfila le poche cose che le rimangono addosso...non lancia nemmeno uno sguardo allo specchio...ha paura di se stessa....del suo corpo..di sentire quelle voci..che le ripetono freddi giudizi.. di sentire il dolore di non molto tempo fa...di sentirsi il possesso...l'oggetto...s'infila nell'acqua....e ne viene ricoperta...e per lo meno il freddo ora è scomparso ma il gelido dolore sulle guance è ancora troppo vicino per dimenticarlo...e cadendo nell'acqua il rimmel lascia anche lì un solco nero...che però scompare velocemente mentre dalle sue guance indelebile continua a scorrere...accompagnato da singhiozzi rumorosi...e doloranti....e si abbandona all'acqua..ne viene ricoperta...e tutto sembra tranquillo...tutto sembra pacato...lieve...come se la neve attutisse i suoni..e si gusta un attimo di tranquillità...ma qualche secondo dopo...sente un turbine..un turbine di dolore, di ricordi di frasi che si ripetono in velocità..talmente veloci...da farla stare male..ed un tratto tossisce...e subito torna in superficie...impaurita da qualche secondo di dolore puro..tossendo...ancora...sputando dolore...e malignità mentre i solchi neri...si fanno sempre più pesanti....e il cuore palpita..ha avuto paura...ne ha avuto tanta...davvero...un turbine di dolore...di immagini..di ricordi...di sensazioni...di parole...di frasi..di malignità..accompagnato da un forte colpo di tosse..che le ha fatto inghiottire un po' di acqua...uccidendola ancora di più...e non riesce a smettere di tossire...sempre di più..e il dolore della gola che gratta...il dolore del merda che sputa..tutto si accumula al dolore del cuore...e lascia che l'acqua diminuisca...accendendo un getto freddo dritto in faccia, per riposarsi...per calmarsi..per far sì che la paura non riprenda..e per placare, o per lo meno fare finta, il dolore...e esce dall'acqua si avvolge in un asciugamano e rivedo allo specchio il suo viso come un tempo...distrutto...logorato..e non ce la fa più....e si veste in velocità....i capelli bagnati...si stende a letto....e chiude gli occhi...e il dolore non placa...ma tenta di dormire....di scappare....ma la tosse a malapena le fa chiudere occhio e le lacrime e i singhiozzi la percuotono con troppa forza..per riuscire a scappare....vorrebbe solo smettere di piangere...vorrebbe solo dimenticare...vorrebbe non sentirsi così...non sentirsi una vera merda....e non si riesce a guardare perché non riesce a guardare il suo corpo...sente ancora quegli sguardi di disprezzo..e non li riesce a dimenticare..o quegli sguardi assetati di piacere e non gli riesce a dimenticare....e non riesce a dimenticare quelle parole...sei solo egoista...non vali nulla...e ha la forza di dire solo una cosa...non sono nulla al di fuori di me stessa...non valgo nulla di più...nulla...ora voglio solo ballare...e infila le scarpette...danzando con le lacrime che scorrono su delle note di un piano che parla di dolore...ma il dolore...non scompare....si nasconde solo tra un passo e l'altro.....si nasconde tra la punta testa..e la caviglia ben salda...tra delle mani vicine...ma non scompare...come non scompaiono le fredde lacrime scure sul suo viso..e tutto le appare sfuocato coperto da delle lacrime scure...vorrebbe solo che piovesse...vorrebbe correre sotto la pioggia come un tempo..e sentire male alle caviglie....e continuare a correre però....continuare finché non sente cedere le ginocchia che si schiantano sul suolo.....e un ginocchio ha un livido...ancora...recente...e ballando il ginocchio cede...e lei cade a terra ormai stremata...senza forze e non sa fare di meglio che continuare a piangere...e dimenticare...e scappare...come ha sempre fatto pur sapendo che non l'aiuterà....e i singhiozzi si fanno pesanti..e tutto troppo doloroso...ancora...di nuovo....tutto si ripete...come un circolo maledetto...e tace...ascoltando solo il freddo del suo cuore e della sua anima....
Bella e Maledetta.
Stai zitto....trattieni il respiro...taci.
è accanto a me...bella e maledetta...
i capelli biondi le cadono lungo il corpo, nudo. la schiena è liscia e perfetta...con le spalle magre. una leggera incavatura tra le ossa della la spalla e il collo...morbida, vellutata.
le braccia sono magre...ha le mani da pianista, le si vedono i piccoli calli sulle dita...uno smalto forzato, nero. piccoli segni ben delineati sulle unghie...
ha un seno perfetto...sodo e rotondo...caldo.
appena sotto il seno ha due piccoli nei e una piccola cicatrice...
una pancia magra...
è bella. Bellissima.
ti toglie il respiro....
ha un viso ben marcato...i lineamenti sono duri come tratti di una matita indelebile...
la fronte è liscia e abbastanza larga...
il naso è dritto...bianco...
e le sue labbra...carnose...morbide...tinte di un rosso scarlatto...vedo i segni di una matita per le labbra dello stesso colore...gli pongono degli schemi...gli tolgono la morbidezza....ma...mi attraggono...
l'eyeliner nero intorno agli occhi azzurri....li rende cupi, bui...un tratto sulla palpebra...e un altro intorno al bulbo oculare...
è bella. Bellissima.
è assuefante...come la migliore droga.
Come l'eroina...ti porta in un mondo in cui non c'è uscita....ti rapisce, e non ti lascia andare...sì...come l'eroina...ma è strano...è come se mentre ti fai una dose al posto di sentire e godere il piacere della droga non riuscissi a sentire altro che il dolore dell'ago in vena...
lei è così...Bella e Maledetta.
il suo respiro vicino al mio collo....è rotto qua e la da gemiti di piacere...è calmo e colmo di ansia....e ogni tanto senti che le sue labbra non trattengono i brividi che le corrono lungo la schiena....
le tengo i polsi...glieli stringo…forte.
Incompleto...è sempre stato bello anche per questo. Perchè è incompleto.
è accanto a me...bella e maledetta...
i capelli biondi le cadono lungo il corpo, nudo. la schiena è liscia e perfetta...con le spalle magre. una leggera incavatura tra le ossa della la spalla e il collo...morbida, vellutata.
le braccia sono magre...ha le mani da pianista, le si vedono i piccoli calli sulle dita...uno smalto forzato, nero. piccoli segni ben delineati sulle unghie...
ha un seno perfetto...sodo e rotondo...caldo.
appena sotto il seno ha due piccoli nei e una piccola cicatrice...
una pancia magra...
è bella. Bellissima.
ti toglie il respiro....
ha un viso ben marcato...i lineamenti sono duri come tratti di una matita indelebile...
la fronte è liscia e abbastanza larga...
il naso è dritto...bianco...
e le sue labbra...carnose...morbide...tinte di un rosso scarlatto...vedo i segni di una matita per le labbra dello stesso colore...gli pongono degli schemi...gli tolgono la morbidezza....ma...mi attraggono...
l'eyeliner nero intorno agli occhi azzurri....li rende cupi, bui...un tratto sulla palpebra...e un altro intorno al bulbo oculare...
è bella. Bellissima.
è assuefante...come la migliore droga.
Come l'eroina...ti porta in un mondo in cui non c'è uscita....ti rapisce, e non ti lascia andare...sì...come l'eroina...ma è strano...è come se mentre ti fai una dose al posto di sentire e godere il piacere della droga non riuscissi a sentire altro che il dolore dell'ago in vena...
lei è così...Bella e Maledetta.
il suo respiro vicino al mio collo....è rotto qua e la da gemiti di piacere...è calmo e colmo di ansia....e ogni tanto senti che le sue labbra non trattengono i brividi che le corrono lungo la schiena....
le tengo i polsi...glieli stringo…forte.
Incompleto...è sempre stato bello anche per questo. Perchè è incompleto.
La ragazza con la valigia - 08. Ice Heart
Forse non sono poi così diversa da lui, da mio padre.
Anche io scappo davanti alle cose, a volte per paura, a volte perchè sono obbligata e altre volte perchè non ho la forza di affrontare la realtà. Sì, io scappo. Mio padre è scappato davanti al compito di allevarci e davanti all'amore che doveva provare per le sue due figlie, io scappo davanti all'amore, alla possibilità di innamorarmi di qualcuno. Ho amato solo una persona nella mia vita e mi è stata portata via quando ho sentito riecheggiare quella canzone in casa. Mi dovevo trasferire, per l'ennesima volta. Da quel giorno sì, ho provato affetto per le persone come chiunque altro ma mai mi sono abbandonata alla possibilità di amare un'altra volta.
Mi chiamano il cuore di ghiaccio. Eppure. Eppure nessuno riesce a vedere in quel cuore il calore, perchè? perchè è ben nascosto. Quando ti trasferisci continuamente devi imparare ad essere forte, a non farti abbattere da niente e da nessuno, devi saper dare la forza a una sorella che ha tre anni in meno di te e che vede i suoi amici, i suoi amori, la sua casa cambiare in continuazione. Glielo devi. Glielo devo.
Eppure quel cuore di ghiaccio si scioglie così facilmente. Sì, non riesco a provare del semplice affetto per alcune persone, non ci riesco. Ad alcuni amici mi affeziono come se fossero fratelli e sorelle e poi ci sono quelle persone che mi entrano nel cuore e che stanno lì, con il loro ricordo, per sempre. Sì, nulla è per sempre, noi non siamo per sempre, l'amicizia non è per sempre, l'amore non è per sempre però quello che ti rimane nel cuore per me lo è. Sì, è per sempre. Quello che rimane nel cuore è un ricordo non è un emozione, è un immagine, è una parte di te e finché io esisterò quella parte sarà mia.
E ora, quel cuore di ghiaccio sembra perdersi nei sogni anche se sa che non può. Non posso credere nei miei sogni, non devo. Non ci riesco. Non ce la faccio.
Io credo nei mie sogni, ci credo fino alla fine, finché quello stesso sogno non mi si frantuma guardandomi negli occhi. Allora, solo allora non ci crederò.
Non sono un cuore di ghiaccio, gli altri si illudono che io lo sia.
Io so chi sono e per fortuna o sfortuna il mio cuore batte e batte a ritmo di musica e emozioni.
Io le mie emozioni le voglio vivere.
Voglio correre sotto la pioggia quando sono triste, voglio piangere quando provo dolore, voglio ridere quando sono felice, voglio tenere la mano alle persone a cui tengo, voglio smontare da un autobus di corsa sapendo di perderlo pur di dire le cose in faccia, voglio sognare che un giorno tutto si fermerà per un secondo e in quel secondo io saprò che a volte i sogni possono diventare realtà, voglio dire ti voglio bene quando lo sento, voglio dire ti amo quando lo sento, voglio fumare quando ne ho voglia o quando ne sento il bisogno, voglio guardare le stelle e sapere che sono infinite, voglio guardare il cielo e sapere che comunque vada guardiamo tutti lo stesso cielo, io voglio...voglio amare. Ma non posso.
Non posso. Devo essere un cuore di ghiaccio per gli altri, ma non vorrei.
Anche io scappo davanti alle cose, a volte per paura, a volte perchè sono obbligata e altre volte perchè non ho la forza di affrontare la realtà. Sì, io scappo. Mio padre è scappato davanti al compito di allevarci e davanti all'amore che doveva provare per le sue due figlie, io scappo davanti all'amore, alla possibilità di innamorarmi di qualcuno. Ho amato solo una persona nella mia vita e mi è stata portata via quando ho sentito riecheggiare quella canzone in casa. Mi dovevo trasferire, per l'ennesima volta. Da quel giorno sì, ho provato affetto per le persone come chiunque altro ma mai mi sono abbandonata alla possibilità di amare un'altra volta.
Mi chiamano il cuore di ghiaccio. Eppure. Eppure nessuno riesce a vedere in quel cuore il calore, perchè? perchè è ben nascosto. Quando ti trasferisci continuamente devi imparare ad essere forte, a non farti abbattere da niente e da nessuno, devi saper dare la forza a una sorella che ha tre anni in meno di te e che vede i suoi amici, i suoi amori, la sua casa cambiare in continuazione. Glielo devi. Glielo devo.
Eppure quel cuore di ghiaccio si scioglie così facilmente. Sì, non riesco a provare del semplice affetto per alcune persone, non ci riesco. Ad alcuni amici mi affeziono come se fossero fratelli e sorelle e poi ci sono quelle persone che mi entrano nel cuore e che stanno lì, con il loro ricordo, per sempre. Sì, nulla è per sempre, noi non siamo per sempre, l'amicizia non è per sempre, l'amore non è per sempre però quello che ti rimane nel cuore per me lo è. Sì, è per sempre. Quello che rimane nel cuore è un ricordo non è un emozione, è un immagine, è una parte di te e finché io esisterò quella parte sarà mia.
E ora, quel cuore di ghiaccio sembra perdersi nei sogni anche se sa che non può. Non posso credere nei miei sogni, non devo. Non ci riesco. Non ce la faccio.
Io credo nei mie sogni, ci credo fino alla fine, finché quello stesso sogno non mi si frantuma guardandomi negli occhi. Allora, solo allora non ci crederò.
Non sono un cuore di ghiaccio, gli altri si illudono che io lo sia.
Io so chi sono e per fortuna o sfortuna il mio cuore batte e batte a ritmo di musica e emozioni.
Io le mie emozioni le voglio vivere.
Voglio correre sotto la pioggia quando sono triste, voglio piangere quando provo dolore, voglio ridere quando sono felice, voglio tenere la mano alle persone a cui tengo, voglio smontare da un autobus di corsa sapendo di perderlo pur di dire le cose in faccia, voglio sognare che un giorno tutto si fermerà per un secondo e in quel secondo io saprò che a volte i sogni possono diventare realtà, voglio dire ti voglio bene quando lo sento, voglio dire ti amo quando lo sento, voglio fumare quando ne ho voglia o quando ne sento il bisogno, voglio guardare le stelle e sapere che sono infinite, voglio guardare il cielo e sapere che comunque vada guardiamo tutti lo stesso cielo, io voglio...voglio amare. Ma non posso.
Non posso. Devo essere un cuore di ghiaccio per gli altri, ma non vorrei.
domenica 25 gennaio 2009
Perfection.
Sai, è come se..
..come se fossi lontana.
Così lontana che nemmeno tu mi puoi raggiungere, credo.
Credo. Credevo.
Sento le tue dita rubarmi una cuffietta, e in silenzio ti appropri del mio mondo.
Sfiori le mie labbra con le tue.
Sento mille brividi giocare sulla mia schiena, dolci.
Corrono dal collo sino ai fianchi.
Profumano d'amore.
Il mio naso gioca con il tuo e il nostro respire si confonde con l'esterno.
Lo senti il cuore?
Batte. Batte forte. Sembra scoppiare, sembra non farcela. Eppure..
Eppure le tue labbra si confondono con le mie.
Ogni bacio parla di noi, ogni bacio parla di tutti i sacrifici, tutte le lacrime, tutti i pomeriggi che alla fine ci hanno portato qui. Sta sera.
Tra risate e mani che si sfiorano.
Tu non lo sai, non lo puoi sapere che dentro la mia testa, dentro la mia anima, ogni centimetro del mio corpo da ora in poi è tuo.
Non so come hai fatto, ma sei riuscito a farmi smettere di scappare.
Chiudo gli occhi e ascolto la melodia.
Le tue mani sul mio viso, il mio profumo, le parole sussurate.
Dio voglio morire.
Voglio che tutto si fermi, ora.
Voglio che tutto, fanculo proprio tutto, si fermi qui.
Qui, in questo istante che vorrei durasse per sempre.
Sento la mia anima ridere ed amare come da tanto non faceva.
E ti bacio, ti bacio come credo mai aver baciato nessuno.
Ora lo so, lo sento.
Da ora tutto sarà perfetto.
Perfetto.
Con te.
..come se fossi lontana.
Così lontana che nemmeno tu mi puoi raggiungere, credo.
Credo. Credevo.
Sento le tue dita rubarmi una cuffietta, e in silenzio ti appropri del mio mondo.
Sfiori le mie labbra con le tue.
Sento mille brividi giocare sulla mia schiena, dolci.
Corrono dal collo sino ai fianchi.
Profumano d'amore.
Il mio naso gioca con il tuo e il nostro respire si confonde con l'esterno.
Lo senti il cuore?
Batte. Batte forte. Sembra scoppiare, sembra non farcela. Eppure..
Eppure le tue labbra si confondono con le mie.
Ogni bacio parla di noi, ogni bacio parla di tutti i sacrifici, tutte le lacrime, tutti i pomeriggi che alla fine ci hanno portato qui. Sta sera.
Tra risate e mani che si sfiorano.
Tu non lo sai, non lo puoi sapere che dentro la mia testa, dentro la mia anima, ogni centimetro del mio corpo da ora in poi è tuo.
Non so come hai fatto, ma sei riuscito a farmi smettere di scappare.
Chiudo gli occhi e ascolto la melodia.
Le tue mani sul mio viso, il mio profumo, le parole sussurate.
Dio voglio morire.
Voglio che tutto si fermi, ora.
Voglio che tutto, fanculo proprio tutto, si fermi qui.
Qui, in questo istante che vorrei durasse per sempre.
Sento la mia anima ridere ed amare come da tanto non faceva.
E ti bacio, ti bacio come credo mai aver baciato nessuno.
Ora lo so, lo sento.
Da ora tutto sarà perfetto.
Perfetto.
Con te.
mercoledì 21 gennaio 2009
Knockin'On Heaven's Door, baby.
Mama take this badge from me I can't use it anymore
Sento il vento coccolare le piante.
Sento i nostri respiri invasi dal nostro fumo.
Sento.
Siamo seduti, seduti su un dirupo.
Pazzia? No
Realtà? Probabile.
Il sole sta tramontando ed è come se lo stessero facendo anche le nostre anime, lentamente.
Tramontano in silenzio accompagnate da una chitarra lontana ma che suona in noi, solo dentro di noi.
Erranti nel fumo le nostre anime parlano, raccontano di vite diverse ma legate.
Ti guardo e sorrido.
"Sei tornato allora..."
Quel luogo, quel dirupo, quel tramonto, è il nostro luogo lontano dal tempo e dallo spazio, quello in cui andiamo quando anche semplicemente parlando siamo vicini.
Non rispondi, guardi il tramonto. E basta.
Il sole viene assorbito dal mare rilasciando un rosso scarlatto.
E ora quel profumo che ti piace tanto lo senti, il vento in questo luogo ha quell'odore.
Il mare, in questo luogo, ha il colore dei tuoi occhi.
Il sole, in questo luogo, dei miei capelli.
Dove sia questo luogo non lo so, la strada la dimentico.
Eppure ogni volta in cui il nostro sguardo si incontra, le nostre parole si intrecciano e le nostre anime scappano noi siamo lì.
Su quel dirupo.
Noi e le nostre vite.
Solo un vero amico ti puo' portare in quel luogo. TU lo sei.
Ti Voglio Bene
Knockin'On Heaven's Door, baby.
Sento il vento coccolare le piante.
Sento i nostri respiri invasi dal nostro fumo.
Sento.
Siamo seduti, seduti su un dirupo.
Pazzia? No
Realtà? Probabile.
Il sole sta tramontando ed è come se lo stessero facendo anche le nostre anime, lentamente.
Tramontano in silenzio accompagnate da una chitarra lontana ma che suona in noi, solo dentro di noi.
Erranti nel fumo le nostre anime parlano, raccontano di vite diverse ma legate.
Ti guardo e sorrido.
"Sei tornato allora..."
Quel luogo, quel dirupo, quel tramonto, è il nostro luogo lontano dal tempo e dallo spazio, quello in cui andiamo quando anche semplicemente parlando siamo vicini.
Non rispondi, guardi il tramonto. E basta.
Il sole viene assorbito dal mare rilasciando un rosso scarlatto.
E ora quel profumo che ti piace tanto lo senti, il vento in questo luogo ha quell'odore.
Il mare, in questo luogo, ha il colore dei tuoi occhi.
Il sole, in questo luogo, dei miei capelli.
Dove sia questo luogo non lo so, la strada la dimentico.
Eppure ogni volta in cui il nostro sguardo si incontra, le nostre parole si intrecciano e le nostre anime scappano noi siamo lì.
Su quel dirupo.
Noi e le nostre vite.
Solo un vero amico ti puo' portare in quel luogo. TU lo sei.
Ti Voglio Bene
Knockin'On Heaven's Door, baby.
martedì 20 gennaio 2009
La ragazza con la valigia - 07. Found
I ritmi sono tornati quelli di sempre. Sveglia la mattina presto e dritta a scuola. Che sia la musica sparata a tutto volume o la giornata che mi fa sentire bene non lo so. Faccio le scale in velocità, cerco Ed tra la marmaglia di adolescenti avvolti dai nostri jeans a vita bassa e le magliette aderenti. Non lo vedo, mi fiondo in classe. Saluto tutti come ogni mattina, ma prima di iniziare le nostre solite chiacchierate pre-lezioni mi accorgo di una cosa. La lavagna. Una scritta.
"Smoker, I found you."
Nessuno sa che quella Smoker sono io e che quella scritta l'ha lasciata lui. Scoppio a ridere, mi viene voglia di andare a cercarlo e di dirgli "Hai vinto la caccia al tesoro." Ecco questo è uno di quei classici momenti in cui la mia mente inizia a vagare nei sogni. Mi faccio quei micro filmini in testa che sono tutti a lieto fine. Controllo l'orologio, mancano dieci minuti.
"Dove vai?"
"Devo andare a fare i complimenti ad una persona"
"Mi raccomando voglio anche il bacio eh!"
"Fottiti Jin"
Jin è una delle mie amiche, una di quelle che crede di sapere tutto di me, ma che in realtà non sa tanto. Però, le voglio bene.
Corro e corro davvero. Faccio quattro rampe di scale ad una velocità spropositata e purtroppo risento delle mie "adorate" sigarette.
Quando mi deciderò a smettere? Fanculo, corro lo stesso.
Apro la porta che da' sul tetto in velocità. Apro gli occhi, è lui. Ho il sorriso stampato in faccia.
"Ma allora hai capito che ero io." e quel suo sorriso compiaciuto da pseudo fighetto mi da fastidio, gli vorrei rispondere di no che è stato solo un caso. Stronzate.
"Non c'è nessun'altro che mi chiama in quel modo, almeno credo."
"Lo spero, non è stato troppo semplice trovarti in una scuola con trentasei classi e più di mille alunni."
"Come hai fatto?"
"Segreto del maestro."
"Segreti, quanto li odio. Eppure ne ho così tanti." e intanto mentre parlo mi porge una sigaretta e me la accende.
"Ora me lo dici il tuo nome?"
"No." Non lo faccio con cattiveria, forse lo faccio solo perchè sono stronza o forse perchè anche se gli dicessi il mio nome nulla cambierebbe.
"Perchè?"
"Stai zitto e fuma Ed, i miei perchè non sono importanti"
Ride, fa quella risata stupida da mezzo incazzato e mezzo menefreghista. Come la mia.
Passiamo cinque minuti a fumare, in silenzio.
Guardiamo i tetti e i grattacieli di New York davanti a noi senza proferire parola. Incrociamo lo sguardo una volta sola e colgo nella sua espressione lo stupore nell'accorgersi dei miei occhi che credo non abbia mai guardato come ora. La sigaretta è finita, la cenere giace per terra intatta e grigia.
"Anche se ti dicessi il mio nome non lo capiresti, sono nata a Parigi. Ho un nome francese. Non lo riusciresti nemmeno a pronunciare."
Mi incammino verso la porta, lui mi lascia andare.
Mi volto un' ultima volta.
"Charlotte...Il mio nome è Charlotte."
Non voglio sentire l'eventuale pronuncia e tiro dritto.
"A presto, Charlotte"
Non è possibile. Lo pronuncia perfettamente. Non c'è un minimo di accento americano in quel nome, non c'è un accento inglese. Solo mia madre lo riesce a pronunciare così nemmeno Lily ce la fa. Tutti si sbizzariscono su i vari soprannomi come Charlie, Lotte e robaccia varia. Non so come ma riesce a intravedere in me quell'aria interrogativa che cerca di capire come abbia fatto.
"Ho vissuto un anno in Francia prima di trasferirmi a New York dove sto da molti anni ormai"
Mi scappa un sorriso. Non mi volto e me ne vado.
Mi avrai pure trovata, ma anche io ho trovato te.
I found you.
"Smoker, I found you."
Nessuno sa che quella Smoker sono io e che quella scritta l'ha lasciata lui. Scoppio a ridere, mi viene voglia di andare a cercarlo e di dirgli "Hai vinto la caccia al tesoro." Ecco questo è uno di quei classici momenti in cui la mia mente inizia a vagare nei sogni. Mi faccio quei micro filmini in testa che sono tutti a lieto fine. Controllo l'orologio, mancano dieci minuti.
"Dove vai?"
"Devo andare a fare i complimenti ad una persona"
"Mi raccomando voglio anche il bacio eh!"
"Fottiti Jin"
Jin è una delle mie amiche, una di quelle che crede di sapere tutto di me, ma che in realtà non sa tanto. Però, le voglio bene.
Corro e corro davvero. Faccio quattro rampe di scale ad una velocità spropositata e purtroppo risento delle mie "adorate" sigarette.
Quando mi deciderò a smettere? Fanculo, corro lo stesso.
Apro la porta che da' sul tetto in velocità. Apro gli occhi, è lui. Ho il sorriso stampato in faccia.
"Ma allora hai capito che ero io." e quel suo sorriso compiaciuto da pseudo fighetto mi da fastidio, gli vorrei rispondere di no che è stato solo un caso. Stronzate.
"Non c'è nessun'altro che mi chiama in quel modo, almeno credo."
"Lo spero, non è stato troppo semplice trovarti in una scuola con trentasei classi e più di mille alunni."
"Come hai fatto?"
"Segreto del maestro."
"Segreti, quanto li odio. Eppure ne ho così tanti." e intanto mentre parlo mi porge una sigaretta e me la accende.
"Ora me lo dici il tuo nome?"
"No." Non lo faccio con cattiveria, forse lo faccio solo perchè sono stronza o forse perchè anche se gli dicessi il mio nome nulla cambierebbe.
"Perchè?"
"Stai zitto e fuma Ed, i miei perchè non sono importanti"
Ride, fa quella risata stupida da mezzo incazzato e mezzo menefreghista. Come la mia.
Passiamo cinque minuti a fumare, in silenzio.
Guardiamo i tetti e i grattacieli di New York davanti a noi senza proferire parola. Incrociamo lo sguardo una volta sola e colgo nella sua espressione lo stupore nell'accorgersi dei miei occhi che credo non abbia mai guardato come ora. La sigaretta è finita, la cenere giace per terra intatta e grigia.
"Anche se ti dicessi il mio nome non lo capiresti, sono nata a Parigi. Ho un nome francese. Non lo riusciresti nemmeno a pronunciare."
Mi incammino verso la porta, lui mi lascia andare.
Mi volto un' ultima volta.
"Charlotte...Il mio nome è Charlotte."
Non voglio sentire l'eventuale pronuncia e tiro dritto.
"A presto, Charlotte"
Non è possibile. Lo pronuncia perfettamente. Non c'è un minimo di accento americano in quel nome, non c'è un accento inglese. Solo mia madre lo riesce a pronunciare così nemmeno Lily ce la fa. Tutti si sbizzariscono su i vari soprannomi come Charlie, Lotte e robaccia varia. Non so come ma riesce a intravedere in me quell'aria interrogativa che cerca di capire come abbia fatto.
"Ho vissuto un anno in Francia prima di trasferirmi a New York dove sto da molti anni ormai"
Mi scappa un sorriso. Non mi volto e me ne vado.
Mi avrai pure trovata, ma anche io ho trovato te.
I found you.
sabato 17 gennaio 2009
Something.
Something
Monto nel mio autobus, il solito.
Guardo fuori dal finestrino e mi manchi. Mi manchi da morire.
C'è un signore anziano davanti a me.
Viso Corrugato, i segni dell'età lo solcano...ma lo fanno dolcemente.
Mi racconta della sua vita, come se mi conoscesse.
Sorride e poi mi guarda.
Mi guarda con gli occhi lucidi, dolce e forte.
"Eh, è venuta a mancare un'anno fa' mia moglie. Era bella, molto bella"
Mi verrebbe da dire mi dispiace ma mi sembra una cazzata.
Mi verrebbe da dire scusa ma mi sembra una cazzata.
Sto zitta e mi sembra una cazzata, però gli sorrido.
"Mi manca sai...di giorno anche no, vado a fare i miei giri in bicicletta e faccio i lavori di casa. Poi arriva la sera e mi manca. Mi manca tanto"
Non lo so.
Non lo so.
So che le sue parole sono dolci e malinconiche.
E forse è sciocco ma è commovente.
Il giorno vai avanti e indietro e poi la sera. La sera ti manca.
Mi manca tanto.
Infinitamente.
realmente accaduto
Monto nel mio autobus, il solito.
Guardo fuori dal finestrino e mi manchi. Mi manchi da morire.
C'è un signore anziano davanti a me.
Viso Corrugato, i segni dell'età lo solcano...ma lo fanno dolcemente.
Mi racconta della sua vita, come se mi conoscesse.
Sorride e poi mi guarda.
Mi guarda con gli occhi lucidi, dolce e forte.
"Eh, è venuta a mancare un'anno fa' mia moglie. Era bella, molto bella"
Mi verrebbe da dire mi dispiace ma mi sembra una cazzata.
Mi verrebbe da dire scusa ma mi sembra una cazzata.
Sto zitta e mi sembra una cazzata, però gli sorrido.
"Mi manca sai...di giorno anche no, vado a fare i miei giri in bicicletta e faccio i lavori di casa. Poi arriva la sera e mi manca. Mi manca tanto"
Non lo so.
Non lo so.
So che le sue parole sono dolci e malinconiche.
E forse è sciocco ma è commovente.
Il giorno vai avanti e indietro e poi la sera. La sera ti manca.
Mi manca tanto.
Infinitamente.
realmente accaduto
venerdì 16 gennaio 2009
Falsi
Sei falsa tu, tu e le tue stronzate.
Sei falso tu, tu e le tue promesse.
Sei falsa tu, quando dici Ti Amo.
Sei falso tu, quando dici ti voglio bene.
Prometti sincerità tu.
Prometti di esserci tu.
E poi?
E poi non vi rendete nemmeno conto che le vostre promesse non valgono un cazzo perchè nessuno dei due le mantiene.
Io in te non ci credo più.
Io a te ormai non penso più.
E allora, non so più che dire.
Non so più che fare.
Ferita. Mi sento ferita.
E non ho più parole per voi, voi che giocate...giocate a un gioco di cui nessuno ha capito lo scopo.
Trovate il vostro scopo e che tutto finisca.
Tutto si concluda.
Tutto.
Sei falso tu, tu e le tue promesse.
Sei falsa tu, quando dici Ti Amo.
Sei falso tu, quando dici ti voglio bene.
Prometti sincerità tu.
Prometti di esserci tu.
E poi?
E poi non vi rendete nemmeno conto che le vostre promesse non valgono un cazzo perchè nessuno dei due le mantiene.
Io in te non ci credo più.
Io a te ormai non penso più.
E allora, non so più che dire.
Non so più che fare.
Ferita. Mi sento ferita.
E non ho più parole per voi, voi che giocate...giocate a un gioco di cui nessuno ha capito lo scopo.
Trovate il vostro scopo e che tutto finisca.
Tutto si concluda.
Tutto.
La ragazza con la valigia - 06. Thinking of you.
Dopo giorni di pioggia è tornato il sole stamattina.
La cosa bella è che è tornato il sole ovunque: sul mio viso, nei miei occhi, sulla mia sorellina, su mia madre e anche nel riflesso dei grattacieli Newyorkesi.
Non so perchè, e non mi interessa particolarmente saperlo. Sono felice, sto bene, punto. Lego velocemente i capelli in quella microcodina che mi permettono a causa della loro lunghezza, prendo la borsa e esco.
Sì, non è un giorno diverso dagli altri, però è bello, la malinconia di New York è sparita sotto questa luce per dare spazio solo ad un sorriso. La scuola sembra così diversa dall'altra notte ora, i corridoio affollati, le chiacchiere, gli ipod sparati a tutto volume. Non è più tranquilla e triste, è viva. Infinitamente viva.
Faccio le scale e prima che inizino le lezioni una sigaretta davanti a questa città sempre sveglia, sul mio tetto, non me la toglie nessuno. Mi domanda se Ed ci sarà. Boh. Il tetto è tranquillo come sempre, vuoto e dolce. C'è qualcosa oggi...La mia sigaretta ha lo stesso sapore, e quella densa nube grigia si espande silenziosa, la mia musica mi stampa quel sorriso ebete in faccia e mi sento forte, così forte che in questo momento nessuno potrebbe togliermelo.
E mi torni in mente tu e quei tuoi occhi, quel tuo modo stupido di chiamarmi "Smoker" perchè il mio nome non te l'ho detto, e quando nei corridoi ti vedo cercarmi mentre sto nascosta dietro a qualche scanso di muro. Io sono così, scappo...scappo perchè voglio essere presa. Gingillo stupidamente con la collana che porto al collo, una delle tante. Guardo il cielo e mi godo quell'ultimo tiro al sapore di grigiore e gioia. Oggi va così: un sorriso, un sigaretta, il sole e la musica. E così rivolgo un ultimo sguardo agli adolescenti intenti ad entrare da quassù e penso che sembra tutto piccolo, tutto più leggero da qui. Ma ora...ora, mi aspetta la realtà che oggi è tinta di luce.
E sì, sto pensando a te.
La cosa bella è che è tornato il sole ovunque: sul mio viso, nei miei occhi, sulla mia sorellina, su mia madre e anche nel riflesso dei grattacieli Newyorkesi.
Non so perchè, e non mi interessa particolarmente saperlo. Sono felice, sto bene, punto. Lego velocemente i capelli in quella microcodina che mi permettono a causa della loro lunghezza, prendo la borsa e esco.
Sì, non è un giorno diverso dagli altri, però è bello, la malinconia di New York è sparita sotto questa luce per dare spazio solo ad un sorriso. La scuola sembra così diversa dall'altra notte ora, i corridoio affollati, le chiacchiere, gli ipod sparati a tutto volume. Non è più tranquilla e triste, è viva. Infinitamente viva.
Faccio le scale e prima che inizino le lezioni una sigaretta davanti a questa città sempre sveglia, sul mio tetto, non me la toglie nessuno. Mi domanda se Ed ci sarà. Boh. Il tetto è tranquillo come sempre, vuoto e dolce. C'è qualcosa oggi...La mia sigaretta ha lo stesso sapore, e quella densa nube grigia si espande silenziosa, la mia musica mi stampa quel sorriso ebete in faccia e mi sento forte, così forte che in questo momento nessuno potrebbe togliermelo.
E mi torni in mente tu e quei tuoi occhi, quel tuo modo stupido di chiamarmi "Smoker" perchè il mio nome non te l'ho detto, e quando nei corridoi ti vedo cercarmi mentre sto nascosta dietro a qualche scanso di muro. Io sono così, scappo...scappo perchè voglio essere presa. Gingillo stupidamente con la collana che porto al collo, una delle tante. Guardo il cielo e mi godo quell'ultimo tiro al sapore di grigiore e gioia. Oggi va così: un sorriso, un sigaretta, il sole e la musica. E così rivolgo un ultimo sguardo agli adolescenti intenti ad entrare da quassù e penso che sembra tutto piccolo, tutto più leggero da qui. Ma ora...ora, mi aspetta la realtà che oggi è tinta di luce.
E sì, sto pensando a te.
Just Let Me Cry
Just Let Me Cry....
...lasciami piangere...
...cadono le foglie...lontane dalla mia sofferenza...lontane da parole che feriscono....lontane da un mondo doloroso...che non da risposte....fa solo domande...che ti seppelliscono....e piano piano il tempo passa...e....e i rami si tingono di bianco....e tutte le tracce vengono coperte...da un lieve strato bianco...che attutisce i suoni...li cattura...facendoli suoi....e....una ragazza...dai i folti capelli rossi....siede sulla neve...avvolta in un vestito estivo...che aderisce leggero sulle curve...stringendo...sui fianchi....e cade leggero come una nuvola estiva....e il naso colorato di rosa per la temperatura....e le gote rosse....e le labbra inumidite per il freddo....i piedi nudi sulla neve gelida....
...Chi Sei?...
...e quando pronuncio queste parole....si volta verso di me...e mi concentro sul suo viso...carnagione chiara...con qualche dolce puntino marrone...lentiggini...zigomi alti...femminili...lineamenti morbidi da adolescente....un piccolo naso...e una bocca da un bel disegno..perfetto...labbra carnose...quanto basta...perchè rimanga a fissarle....rosee anche nel freddo che avvolge la scena....e gli occhi...verdi...contornati da un netto segno di matita blu....grandi....con qualche sfumatura azzurra ghiaccio....freddi....glaciali....
...Ti Ricordi i Miei Occhi?...mi domanda con la sua voce calda....seducente....dolce....familiare...
..e una voce risponde....non sono io...sì sono tristi come i miei...
...è una voce...lontana...che risuona come un eco...in questo caldo paradiso invernale....e tutto tace...e mi fissi....chi sei?...chi sei?....mi guardi e i tuoi occhi brillano...di una luce lunare....stai piangendo....perchè?....e perchè io rimango a guardarti senza poter fare nulla....perchè io ti guardo e non faccio nulla?!...ti guardo piangere...e le lacrime scorrono sul viso e cadono sulla neve lasciando piccoli solchi...con una venatura di blu e nero...e il tuo viso diventa scuro...e lo nascondi tra le mani...quasi non volessi sporcare gli altri...e io non so che dire...mi esce solo un gemito...Non Piangere...Te Ne Prego...
..e mi guardi...mi fissi con gli occhi pieni di lacrime...di cui non riesci a portare il peso...e riecheggia nell'aria la tua voce...Lasciami Piangere...Just Let me Cry...
..e...poggi il viso tra le ginocchia come una bambina...delicata...nelle tue insicurezze...sei così bella....sei così....così irraggiungibile....sei così vicino a me...eppure così lontana....perchè sono qui?.....perchè sei qui?...perchè sono triste?....perchè la mia mente è solamente piena di domande?...perchè?...perchè vivo?....
...Chi Sei?....rispondi te ne prego...penso...sei un angelo....un angelo triste....eppure nei tuoi occhi ancora brilla quell'ultimo bagliore di speranza...sei così fragile..che ho paura che ti romperai se ti terrò stretta...ho paura di farti male...ti prego angelo...rispondimi...Chi Sei?...
...Sono Te....
...Sei Me....
.
..Ho paura non lasciarmi andare....
e i suoi piedi saltellano nella fredda neve...e ti avvicini..sei talmente vicina...che il tuo respiro....si mischia con il mio....e tutto muore intorno a noi...si frantumano in miliardi di piccoli pezzetti che la neve attutisce e ne uccide il rumore...
...e suona...lontano...un pianoforte...doloroso...riconosco la melodia...un notturno di chopin...ancora....e ti avvicini...e le tue lacrime d'improvviso toccano anche il mio viso....e lo bagnano....sono così fredde.....fanno così male....
...e la tua voce ora...suona così vicina a me...da farmi sciogliere...
...Sono Te...
...e le tue ali ora mi avvolgono....e tutto scompare avvolto dalle tue ali...mi tengono stretto...e mi premono contro il tuo corpo...ancora acerbo...ma così attraente...e chiudo gli occhi...eppure vedo ancora il tuo viso...vedo ancora i tuoi folti capelli...sono così morbidi...e i tuoi occhi...li guardo per provare a capirti...ma è qualcosa d'impossibile...mi perdo solamente nelle sfumatore grige e bianche..contornate di azzurro e verde...sono dolorosi...eppure mi ci perdo dentro...perchè sono la mia casa...i tuoi occhi...
..i tuoi...occhi...
...e tutto...scompare...
...scompare...
...lasciami piangere...
...cadono le foglie...lontane dalla mia sofferenza...lontane da parole che feriscono....lontane da un mondo doloroso...che non da risposte....fa solo domande...che ti seppelliscono....e piano piano il tempo passa...e....e i rami si tingono di bianco....e tutte le tracce vengono coperte...da un lieve strato bianco...che attutisce i suoni...li cattura...facendoli suoi....e....una ragazza...dai i folti capelli rossi....siede sulla neve...avvolta in un vestito estivo...che aderisce leggero sulle curve...stringendo...sui fianchi....e cade leggero come una nuvola estiva....e il naso colorato di rosa per la temperatura....e le gote rosse....e le labbra inumidite per il freddo....i piedi nudi sulla neve gelida....
...Chi Sei?...
...e quando pronuncio queste parole....si volta verso di me...e mi concentro sul suo viso...carnagione chiara...con qualche dolce puntino marrone...lentiggini...zigomi alti...femminili...lineamenti morbidi da adolescente....un piccolo naso...e una bocca da un bel disegno..perfetto...labbra carnose...quanto basta...perchè rimanga a fissarle....rosee anche nel freddo che avvolge la scena....e gli occhi...verdi...contornati da un netto segno di matita blu....grandi....con qualche sfumatura azzurra ghiaccio....freddi....glaciali....
...Ti Ricordi i Miei Occhi?...mi domanda con la sua voce calda....seducente....dolce....familiare...
..e una voce risponde....non sono io...sì sono tristi come i miei...
...è una voce...lontana...che risuona come un eco...in questo caldo paradiso invernale....e tutto tace...e mi fissi....chi sei?...chi sei?....mi guardi e i tuoi occhi brillano...di una luce lunare....stai piangendo....perchè?....e perchè io rimango a guardarti senza poter fare nulla....perchè io ti guardo e non faccio nulla?!...ti guardo piangere...e le lacrime scorrono sul viso e cadono sulla neve lasciando piccoli solchi...con una venatura di blu e nero...e il tuo viso diventa scuro...e lo nascondi tra le mani...quasi non volessi sporcare gli altri...e io non so che dire...mi esce solo un gemito...Non Piangere...Te Ne Prego...
..e mi guardi...mi fissi con gli occhi pieni di lacrime...di cui non riesci a portare il peso...e riecheggia nell'aria la tua voce...Lasciami Piangere...Just Let me Cry...
..e...poggi il viso tra le ginocchia come una bambina...delicata...nelle tue insicurezze...sei così bella....sei così....così irraggiungibile....sei così vicino a me...eppure così lontana....perchè sono qui?.....perchè sei qui?...perchè sono triste?....perchè la mia mente è solamente piena di domande?...perchè?...perchè vivo?....
...Chi Sei?....rispondi te ne prego...penso...sei un angelo....un angelo triste....eppure nei tuoi occhi ancora brilla quell'ultimo bagliore di speranza...sei così fragile..che ho paura che ti romperai se ti terrò stretta...ho paura di farti male...ti prego angelo...rispondimi...Chi Sei?...
...Sono Te....
...Sei Me....
.
..Ho paura non lasciarmi andare....
e i suoi piedi saltellano nella fredda neve...e ti avvicini..sei talmente vicina...che il tuo respiro....si mischia con il mio....e tutto muore intorno a noi...si frantumano in miliardi di piccoli pezzetti che la neve attutisce e ne uccide il rumore...
...e suona...lontano...un pianoforte...doloroso...riconosco la melodia...un notturno di chopin...ancora....e ti avvicini...e le tue lacrime d'improvviso toccano anche il mio viso....e lo bagnano....sono così fredde.....fanno così male....
...e la tua voce ora...suona così vicina a me...da farmi sciogliere...
...Sono Te...
...e le tue ali ora mi avvolgono....e tutto scompare avvolto dalle tue ali...mi tengono stretto...e mi premono contro il tuo corpo...ancora acerbo...ma così attraente...e chiudo gli occhi...eppure vedo ancora il tuo viso...vedo ancora i tuoi folti capelli...sono così morbidi...e i tuoi occhi...li guardo per provare a capirti...ma è qualcosa d'impossibile...mi perdo solamente nelle sfumatore grige e bianche..contornate di azzurro e verde...sono dolorosi...eppure mi ci perdo dentro...perchè sono la mia casa...i tuoi occhi...
..i tuoi...occhi...
...e tutto...scompare...
...scompare...
La sconosciuta
Fa male eh?!
Lo so…putroppo…
La bocca si scalda…e sa di alcol….puro…e intanto il sole illumina un mondo fuori dalla finestra…silenzioso.
Non s’odono rumori se non la tastiera che batte…
Se non il rumore delle parole…pacato e lieve che penetra nel cuore…
I battiti si fanno calmi…sempre più…minuto per minuto…si fanno gelidi come il ghiaccio che ti ustiona la mano…
Non v’è rumore se non quello di una vita in frantumi…
Guardo il bicchiere così colmo di alcol da potermi far vomitare…
Trasparente…
Ha qualche riflesso rosa chiaro…forse dovuto a un foglio dello stesso colore su cui è poggiato…
È lo stesso rosa che hanno i ciliegi in fiore…con quei loro piccoli fiori…delicati…che perdono i petali così facilmente….basta del semplice vento…un vento freddo…e i petali si mischiano con l’aria…per poi cadere a terra…o sulle giacche di qualche sconosciuto…
O tra i suoi capelli…già…lei…
Chiunque lei sia…non ha nome….non ha un identità ben definita…non è altro che una semplice sconosciuta…una ragazza. Punto.
Siede sotto un ciliegio, in fiore per questa calda primavera…che tardava ad arrivare.
Ha le cuffiette nelle orecchie…e l’ipod in mano…cambia canzone…e appoggia delicatamente la testa al tronco dell’albero….chiude gli occhi…incurante del mondo…
Ovunque lei vada…ovunque lei si stia perdendo…vorrei esserci anche io…solo per poter gustare un po’ di quella sua felicità…o forse, farne parte.
Ha le palpebre morbide…e delicate…e la sua pelle di porcellana sembra profumare di cannella…è un odore particolare…inebriante e sensuale….ma allo stesso tempo puro come quello di un bambino…
Ha un viso particolare…a partire dal suo taglio degli occhi…sono morbidi e sinuosi…ma resi più intensi da un segno di matita blu…li scurisce…
Crea in quel verde misto azzurro un ombra…una nebbia….che un po’ mi cattura…
Il collo è candido…ha un ciondolo argentato…che sembra solamente dargli un’aria più pura…
Le labbra sono sinuose…e dalle linee morbide…come il piccolo naso…qua e la costellato da delle dolci lentiggini…
Ha le mani poggiate lungo i fianchi…e dei jeans aderenti…una maglietta chiara…bianco panna…come le nuvole che riempono a tratti il cielo…
I capelli sono legati in uno stretto scignon…e hanno dei riflessi oro….
E io non so nemmeno che ci faccio lì…non so nemmeno chi io sia…so solo che un po’ mi rapisce…Lei.
La sconosciuta.
Ovunque lei mi stia portando mi lascio cullare…e vorrei solo scomparire tra i suoi capelli e la sua spalla…
Lo so…putroppo…
La bocca si scalda…e sa di alcol….puro…e intanto il sole illumina un mondo fuori dalla finestra…silenzioso.
Non s’odono rumori se non la tastiera che batte…
Se non il rumore delle parole…pacato e lieve che penetra nel cuore…
I battiti si fanno calmi…sempre più…minuto per minuto…si fanno gelidi come il ghiaccio che ti ustiona la mano…
Non v’è rumore se non quello di una vita in frantumi…
Guardo il bicchiere così colmo di alcol da potermi far vomitare…
Trasparente…
Ha qualche riflesso rosa chiaro…forse dovuto a un foglio dello stesso colore su cui è poggiato…
È lo stesso rosa che hanno i ciliegi in fiore…con quei loro piccoli fiori…delicati…che perdono i petali così facilmente….basta del semplice vento…un vento freddo…e i petali si mischiano con l’aria…per poi cadere a terra…o sulle giacche di qualche sconosciuto…
O tra i suoi capelli…già…lei…
Chiunque lei sia…non ha nome….non ha un identità ben definita…non è altro che una semplice sconosciuta…una ragazza. Punto.
Siede sotto un ciliegio, in fiore per questa calda primavera…che tardava ad arrivare.
Ha le cuffiette nelle orecchie…e l’ipod in mano…cambia canzone…e appoggia delicatamente la testa al tronco dell’albero….chiude gli occhi…incurante del mondo…
Ovunque lei vada…ovunque lei si stia perdendo…vorrei esserci anche io…solo per poter gustare un po’ di quella sua felicità…o forse, farne parte.
Ha le palpebre morbide…e delicate…e la sua pelle di porcellana sembra profumare di cannella…è un odore particolare…inebriante e sensuale….ma allo stesso tempo puro come quello di un bambino…
Ha un viso particolare…a partire dal suo taglio degli occhi…sono morbidi e sinuosi…ma resi più intensi da un segno di matita blu…li scurisce…
Crea in quel verde misto azzurro un ombra…una nebbia….che un po’ mi cattura…
Il collo è candido…ha un ciondolo argentato…che sembra solamente dargli un’aria più pura…
Le labbra sono sinuose…e dalle linee morbide…come il piccolo naso…qua e la costellato da delle dolci lentiggini…
Ha le mani poggiate lungo i fianchi…e dei jeans aderenti…una maglietta chiara…bianco panna…come le nuvole che riempono a tratti il cielo…
I capelli sono legati in uno stretto scignon…e hanno dei riflessi oro….
E io non so nemmeno che ci faccio lì…non so nemmeno chi io sia…so solo che un po’ mi rapisce…Lei.
La sconosciuta.
Ovunque lei mi stia portando mi lascio cullare…e vorrei solo scomparire tra i suoi capelli e la sua spalla…
La ragazza con la valigia - 05. Rainmaker
Sono le tre di notte.
Penso ai miei amici sparsi per il mondo che stanno camminando verso scuola mentre io dovrei dormire. Non ci riesco. Quell'email sta ancora là. Ferma, immobile, aspetta solo che io la apra. Mi faccio forza e la apro.
"Darling, how are you?
J'aime pas parler en anglais mais je ne sais pas si tu te souviens un peu de français meme aujourd'hui. Si tu ne comprends pas pardonne-moi mais je ne suis pas tres fort en anglais donc je t'ècris en français. Je voudrais savoir tout sur ta nouveau vie à New York mais je sais que depuis plus de 15ans tu ne sais rien sur moi mais j'éspere que..."
Fanculo. Non voglio continuare a leggere.
L'uomo ha sempre avuto paura del tempo, del tempo che passa e ha sempre avuto ragione. Sono passati quindici anni in cui le sue email, due all'anno, sono di auguri o per compleanni o per festività. Lui è così, un giorno si sveglia e cambia. Un giorno si è svegliato e se ne è andato, un giorno si è svegliato e mi ha scritto un email nella quale vorrebbe sapere tutto sulla mia "nuova vita". Non funziona così. Te ne sei andato, potevi lasciare me ma non dovevi lasciare Lily e mia madre. Loro le dovevi far vivere felici di me non me ne fotte un cazzo. Loro, però, no.
E così mi infilo un paio di jeans, una felpa, la sciarpa e esco. La porta non fa tanto rumore, Lily dorme e mia madre pure. Il mio ipod spara malinconia e incazzatura a tutto volume. New York, tra i suoi pregi e i suoi difetti, ha che è una città viva ad ogni ora del giorno e della notte. Non so nemmeno che viso ha mio padre, non me lo ricordo. Non so nemmeno qual è il suono della sua voce e se quei miei stupidi occhi chiari li ho ereditati da lui. Voglio scappare, voglio tornare indietro, voglio andarmene da qui. Rivoglio la mia città, quella che profuma di vita e felicità in ogni angolo, quella dove ho lasciato il cuore. Chiudo gli occhi mentre cammino, non voglio ricordare nulla, voglio vivere...vivere finché le forze non mi abbandoneranno. Non voglio ricordare. Vivere al massimo, senza rimpianti. Lo voglio. Lo desidero con tutta me stessa.
Corro, e corro ancora. Le mie sigarette fumate da anni si fanno pesanti sui polmoni ma devo arrivare in un posto. La mia scuola, le scale esterne, il tetto. Quando arrivo mi stendo, guardo il cielo e urlo. Non urlo per ripicca, urlo perchè non voglio soffrire, io sono forte...devo esserlo. E fanculo. In quell'urlo alle quattro di notte c'è tutta una vita, una vita che non è stata perfetta ma è la mia. Lo rimarrà sempre. Tutti, tutti se ne possono andare e tornare quando vogliono ma nessuno mai riuscirà a portarmi via la mia vita. Mai.
Io voglio vivere.
E ora, in questa notte, una sigaretta, una canzone e la mia vita.
"And I know of the pain that you feel the same as me
And I dream of the rain as it falls upon the leaves
And the cracks in our lives like the cracks upon the ground
They are sealed and are now washed away
You tell me we can start the rain
You tell me that we all can change
You tell me we can find something to wash the tears away
You tell me we can start the rain
You tell me that we all can change
You tell me we can find something to wash the tears..... "
Penso ai miei amici sparsi per il mondo che stanno camminando verso scuola mentre io dovrei dormire. Non ci riesco. Quell'email sta ancora là. Ferma, immobile, aspetta solo che io la apra. Mi faccio forza e la apro.
"Darling, how are you?
J'aime pas parler en anglais mais je ne sais pas si tu te souviens un peu de français meme aujourd'hui. Si tu ne comprends pas pardonne-moi mais je ne suis pas tres fort en anglais donc je t'ècris en français. Je voudrais savoir tout sur ta nouveau vie à New York mais je sais que depuis plus de 15ans tu ne sais rien sur moi mais j'éspere que..."
Fanculo. Non voglio continuare a leggere.
L'uomo ha sempre avuto paura del tempo, del tempo che passa e ha sempre avuto ragione. Sono passati quindici anni in cui le sue email, due all'anno, sono di auguri o per compleanni o per festività. Lui è così, un giorno si sveglia e cambia. Un giorno si è svegliato e se ne è andato, un giorno si è svegliato e mi ha scritto un email nella quale vorrebbe sapere tutto sulla mia "nuova vita". Non funziona così. Te ne sei andato, potevi lasciare me ma non dovevi lasciare Lily e mia madre. Loro le dovevi far vivere felici di me non me ne fotte un cazzo. Loro, però, no.
E così mi infilo un paio di jeans, una felpa, la sciarpa e esco. La porta non fa tanto rumore, Lily dorme e mia madre pure. Il mio ipod spara malinconia e incazzatura a tutto volume. New York, tra i suoi pregi e i suoi difetti, ha che è una città viva ad ogni ora del giorno e della notte. Non so nemmeno che viso ha mio padre, non me lo ricordo. Non so nemmeno qual è il suono della sua voce e se quei miei stupidi occhi chiari li ho ereditati da lui. Voglio scappare, voglio tornare indietro, voglio andarmene da qui. Rivoglio la mia città, quella che profuma di vita e felicità in ogni angolo, quella dove ho lasciato il cuore. Chiudo gli occhi mentre cammino, non voglio ricordare nulla, voglio vivere...vivere finché le forze non mi abbandoneranno. Non voglio ricordare. Vivere al massimo, senza rimpianti. Lo voglio. Lo desidero con tutta me stessa.
Corro, e corro ancora. Le mie sigarette fumate da anni si fanno pesanti sui polmoni ma devo arrivare in un posto. La mia scuola, le scale esterne, il tetto. Quando arrivo mi stendo, guardo il cielo e urlo. Non urlo per ripicca, urlo perchè non voglio soffrire, io sono forte...devo esserlo. E fanculo. In quell'urlo alle quattro di notte c'è tutta una vita, una vita che non è stata perfetta ma è la mia. Lo rimarrà sempre. Tutti, tutti se ne possono andare e tornare quando vogliono ma nessuno mai riuscirà a portarmi via la mia vita. Mai.
Io voglio vivere.
E ora, in questa notte, una sigaretta, una canzone e la mia vita.
"And I know of the pain that you feel the same as me
And I dream of the rain as it falls upon the leaves
And the cracks in our lives like the cracks upon the ground
They are sealed and are now washed away
You tell me we can start the rain
You tell me that we all can change
You tell me we can find something to wash the tears away
You tell me we can start the rain
You tell me that we all can change
You tell me we can find something to wash the tears..... "
Io di paura ne ho tanta
Fa freddo…
L’aria gelida mi passa tra i capelli, e si appropria del mio collo…
Il sole tramonterà tra qualche ora, ma per ora splende pacato nel cielo…
Mi incammino…il giubotto, l’i-pod e tutto il mio mondo, o ciò che ne rimane…
Cammino silenziosa sulle rive del fiume, sola…
Fa freddo, ma non ci voglio pensare…
Non ora…
Non ora, che le mie parole non hanno più un sapore, non ora che i miei occhi hanno perso il colore…non ora che nel mio cielo non brillano nemmeno le stelle, non ora…
Soffia il veno portando tristezza e malinconia…
Cammino e la musica spara dolore a tutto volume…Have no fear, dice la canzone…non avere paura…Mi spiace, io ne ho tanta…
Ci sono i ranuncoli, piccoli fiori gialli che mi ricordano tanto delle foto…
Mi siedo sotto l’albero…ed è un albero che di ricordi ne porta tanti con se…i migliori.
Sembra che tra la sua corteccia, intriso nei suoi anni, ci sia il suo sorriso…
E un po’ mi manca, forse mi manca molto di più…
Mi stendo sul prato…e guardo il cielo, stanno arrivando le nuvole scure…anche qui.
Ho voglia di piangere, e ne ho tanta….tanta davvero…
Voglio solo piangere…
Solamente piangere…
Lacrime, Musica, Vento e Solitudine…
E risuona quella canzone in testa…
“Have No Fear..”
Mi spiace, io di paura ne ho tanta…
e chi ha voglia capisca...se no....non importa. No, ora no...
L’aria gelida mi passa tra i capelli, e si appropria del mio collo…
Il sole tramonterà tra qualche ora, ma per ora splende pacato nel cielo…
Mi incammino…il giubotto, l’i-pod e tutto il mio mondo, o ciò che ne rimane…
Cammino silenziosa sulle rive del fiume, sola…
Fa freddo, ma non ci voglio pensare…
Non ora…
Non ora, che le mie parole non hanno più un sapore, non ora che i miei occhi hanno perso il colore…non ora che nel mio cielo non brillano nemmeno le stelle, non ora…
Soffia il veno portando tristezza e malinconia…
Cammino e la musica spara dolore a tutto volume…Have no fear, dice la canzone…non avere paura…Mi spiace, io ne ho tanta…
Ci sono i ranuncoli, piccoli fiori gialli che mi ricordano tanto delle foto…
Mi siedo sotto l’albero…ed è un albero che di ricordi ne porta tanti con se…i migliori.
Sembra che tra la sua corteccia, intriso nei suoi anni, ci sia il suo sorriso…
E un po’ mi manca, forse mi manca molto di più…
Mi stendo sul prato…e guardo il cielo, stanno arrivando le nuvole scure…anche qui.
Ho voglia di piangere, e ne ho tanta….tanta davvero…
Voglio solo piangere…
Solamente piangere…
Lacrime, Musica, Vento e Solitudine…
E risuona quella canzone in testa…
“Have No Fear..”
Mi spiace, io di paura ne ho tanta…
e chi ha voglia capisca...se no....non importa. No, ora no...
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