mercoledì 6 maggio 2009

Blah.

"Ci proviamo, almeno. Fanculo al mondo Giù! Io se cado mi rialzo sempre!"
"Eh brava la mia Meg!"
"Starò male, sto male, ma non me ne frega un cazzo. Sempre a testa alta darling!"
"Evvai! Via così, ci penseremo ma non ora:)"
"Esatto, non ora. Li sento i pezzetti della mia anima fuori posto ma il tempo li metterà apposto. Con calma, ora voglio solo sorridere. Ci sono riuscita ieri sera, ci posso riuscire sempre. Basta volerlo."
"Brava amore mio. Brava davvero. La vita va avanti e tu sei forte, le tieni testa e continua a farlo. Ci penseremo, ma se abbiamo il tempo per dimenticarlo, anche per poco, vale la pena sfruttarlo tutto."
"Sì, fanculo cazzo, la vita puo' giocare quanto vuole con i dadi del destino. Il gioco d'azzardo non mi fa paura, è imprevedibile ma lo sono anche io."
"E quindi gioca, e continua a giocare. Non è detto che il gioco debba essere per forza stupido."
"È un gioco d'azzardo quindi non puo' essere stupido, c'è un unico problema: la posta in gioco. Si vince tanto e si perde altrettanto, basta saper giocare. Le regole le conosco ma con me fare gli arroganti è inutile, nemmeno la vita se lo puo' permettere. Non mi arrendo."
"Brava! Dio, ti voglio bene Meg, la vita, la vita vive per noi..."

Ti voglio bene anche io, tanto.

Solo degli stupidi sms, è vero. Ma li amo quanto amo lei.

domenica 3 maggio 2009

Il pleut.

Piove.
Quanto l'abbiamo aspettata questa pioggia, io e te.
"Dammi la mano"
"Andiamo"
Non ce ne frega un cazzo dei vestiti bagnati, dei capelli senza una vera e propria piega, delle pozzanghere. No, non ce ne frega un cazzo.
Il mondo continua a girare in questo momento, ma noi no.
Noi ci fermiamo.
Un momento solo per noi, finalmente.
Distese su un campo da basket, guardiamo il cielo.
Lo senti l'odore della pioggia, ora? Io sì.
è dolce, è malinconico, è amato, è solo per noi.
Sì, è solo per noi.
Ci stringiamo la mano e guardiamo quel cielo così arrogante con un'aria da stronze incredibili.
Noi lo possiamo affrontare. Noi, siamo forti.
Mentre mi sei stesa accanto penso che ti voglio bene, ma te ne voglio da impazzire.
"Potrei rimanere così per sempre."
"Facciamolo."
"Allora, per sempre?"
"E oltre."
Prendi il cellulare e metti quella canzone. Volume al massimo.
La cantiamo a squarciagola, senza un minimo di intonazione, ma non ce ne frega un cazzo.
Questo, è il nostro momento. Rimarrà nostro per sempre.
E mondo continua a girare, continua ad andare avanti, noi ora ci prendiamo una pausa.
Una pausa che dura un'istante.
Ma è un'istante che rimarrà così per sempre.
I said maybe, you're gonna be the one who saves me
And after all, you're my wonderwall
"Promettimi una cosa"
"Va bene, dimmi"
"Promettimi che rimarremo così, felici come adesso, per sempre. Malgrado tutto, cadremo, ci faremo male, ma rimarremo così per sempre. Saremo forti, ci rialzeremo qualsiasi cosa accada. Sorridenti, felici, insieme."
"Ok"
"Qualsiasi cosa accada?"
"Promesso. Ti voglio bene"
"Anche io ti voglio bene"

GRAZIE.

Niente post sul tipo con la maglietta nera, mi spiace. Questo è per te, è per noi.

venerdì 1 maggio 2009

Kurt & Courtney.

Era il 12 gennaio 1990. Sì, ricordo ancora la data. Sarebbe ridicolo, piuttosto, che me la fossi dimenticata. Ore 23.00 Satyricon.
Ci andavo spesso, una volta. Era un piccolo locale di Portland. Cosa mi affascinasse non l’ho ancora capito. Luci decadenti, un palco che sapeva di vomito e l’odore di birra sparso ovunque. Forse era proprio quell’odore che mi piaceva tanto, o forse no. Chissà.
Dal mio separé color burro ho visto un ragazzo. Capelli biondi, lunghezza spalle e due occhi chiari. Assomiglia a qualcuno mi ripetevo, e più lo facevo più quel nome mi sfuggiva dalle labbra. Poi, lui si è voltato mi ha guardata e ho fatto scivolare sulla lingua le parole giuste “Assomigli a Dave Pirner!” gli ho urlato. E l’ho fatto con quell’aria arrogante e fottutamente da stronza che mi si addice. Il suo sguardo da dolce ed innocente nanetto più basso di me si è trasformata in cattiveria e nervosismo. Tempo dieci minuti ci siamo ritrovati su un pavimento di birra a menarci. Sul momento non pensavo a come avrebbero reagito le fans del mio gruppo e nemmeno quelle stronzette che suonavano con me. Il nanerottolo così incazzato si levò ad un certo punto o forse lo portarono via, non lo ricordo sinceramente. Sta di fatto che il labbro tumefatto e i capelli distrutti li ricordo, o meglio ricordo la mia immagine allo specchio. Quella stessa immagine mi ha fatto voltare indietro e urlare “Sei proprio un gran figlio di puttana!”. Stronzo mi ripetevo, stronzo, stronzo di merda. Ho passato gli anni a ripetermelo. Lo faccio tutt’ora.
Quel nanerottolo così incazzata ha tormentato i miei pensieri per anni. Sì, per anni.

Era il 12 gennaio 1990. Sì, ricordo ancora la data. Sarebbe ridicolo, piuttosto, che me la fossi dimenticata. Ore 23.00 Satyricon.
Ci andavo spesso, una volta, a suonare. Era un piccolo locale di Portland. Mi affascinavano le luci decadenti, il palco che sapeva di vomito e l’odore di birra sparso ovunque. Ero tranquillo nel mio essere scazzato quando ho sentito urlare “Assomigli a Dave Pirner!”. Non l’avesse mai fatto. C’erano due cose che odiavo: numero uno le persone che fanno paragoni, numero due chi mi paragona a un frocetto sfigato con i capelli morti. Al momento non me ne fotteva un cazzo di chi l’avesse urlato, nemmeno quando vidi quella ragazza con il vestito rosso a pois me n’è fottuto particolarmente. Era una stronza, l’ennesima. Tempo dieci minuti ci siamo ritrovati sul pavimento sporco di birra a menarci. Non me ne fotteva un cazzo di chi fosse, né tanto meno che fosse donna. Era stronza. Ho provato a non farle male inizialmente ma alla prima ginocchiata sui coglioni ho fermamente cambiato idea. Sì, quel dolore me lo ricordo. Ma ricordo, anche, i suoi capelli biondi ed il suo labbro tumefatto che la rendevano tanto affascinante. Me la sarei scopata quella sera stessa, ma lei se ne andò.

Ispirato al primo incontro tra Kurt Cobain e Courtney Love. Una coppia rock, distrutta, eroinomane, ma perfetta nel suo essere maledetta. Una delle poche coppie di cui avrei voluto scrivere se fossi nata in quegli anni.