lunedì 2 febbraio 2009

Let me hold you for the last time

PREMESSA:
Scappiamo. Prendo Ginevra tra le braccia e le dico di fare silenzio, nessuno deve sentire. Nessuno deve capire.
Sono le due di notte o forse più tardi. Mi aspetta Jin con la sua macchina a quattro isolati da qui. Le botte sono iniziate un anno fà circa e da allora non mi hanno più abbandonata.
Ginevra rimaneva chiusa in camera quando Lui mi picchiava.
Probabilmente ha capito, sicuramente, ma dentro al mio animo di madre lo nego.
Scusami piccola mia.
Ci aspetta un treno sta mattina. Dobbiamo andare.
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Il rumore del treno risuona metallico nella mia testa. Scorrono immagini veloci, senza emozioni.
Verde prato si alterna a grigio asfalto.
La carrozza è vuota, o forse, a me sembra vuota.
Scivolano le parole ornate da musica come la pioggia sul finestrino.
Con un fugace colpo d'occhio mi accorgo di due giovani, seduti l'uno accanto all'altro.
Si stringono.
Si amano?
Sì, probabilmente sì.
I rossi capelli di lei tingono gli occhi verdi di lui, li fanno intensi...passionali.
Sono distanti, li separa uno stupido ed ingombrante poggia-braccio che, vi dirò, rompe i coglioni pure a me!
Non v'è pezzo di pelle a contatto a contatto tra di loro. A malapena si guardano.
I piedi di lei gingillano fastidiosamente, quelli di lui battono ritmi costanti.
Guarda fuori, lei. Quasi volesse scappare.
Guarda lei, lui. Quasi volesse morire.
Sembra inebriato dall'odore di mela di lei, lui, come del resto lo sono anche io.
E lei, dolce e distante, percepisce quello sguardo che la spoglia, la ama come non ha mai amato nessuna.
Due rose delicate nel procinto di sbocciare.
Come fanno due persone a stringersi se nemmeno si sfiorano? vi domanderete...quando si è innamorati si può fare anche questo.
"Mamma, che cos'hanno?" Ginevra, con la sua solita dolcezza nascosta tra i suoi occhi azzurri e i riccioli scuri, interrompe il mio vaneggio.
"Si amano" le sussurro.
"Come te e papà?"
"Probabilmente molto di più.." le dico malinconica.
"Anche io sarò così quando amerò qualcuno?"
"Sì Ginevra, sì"
"Più bella" dice con una linguaccia. Ridiamo, ne avevamo bisogno.
E nel rumore di questo riso tanto aspettato scorgo il loro bacio.
Sì, si amano

Dedicato a te ed a Theo
con amore
vostra
Meg

domenica 1 febbraio 2009

La ragazza con la valigia - 15. Departure (part four)

Sposto i gomiti dalla ringhiera di ferro e me ne vado.
Sento ancora risuonare in me quella sua domanda.
Gli sfioro il viso con una mano, dolcemente.
Mi volto e non posso guardarlo per l'ultima volta.
Non devo.
Le lacrime scorrono ma non mi devo voltare, devo andare avanti. Ancora.
I pochi passi che faccio mi sembrano infiniti. Pesanti. Difficili. Dolorosi.
"Charlotte, dimmi perchè ti prego!" sta volta lo urla e io faccio finta di non sentire le sue parole infrante dalla tristezza.
Ormai manca un passo alla porta.
Uno solo.
Ho già la mano sulla maniglia.
Scusami...
La porta si apre lentamente quasi volesse anche lei rendere più dolorosa questa scena.
Devo andarmene - penso -
Ma mi sento afferare un polso con così tanta forza che mi ritrovo a qualche centimetro dal naso di Ed.
Ha gli occhi lucidi. Bagnati d'acqua di mare sono ancora più belli del solito.
"Ti prego dimmi perchè non ti posso pensare, voglio saperlo"
Appoggio la mia fronte sulla sua e chiudo gli occhi.
Involontariamente cadono due lacrime.
"Charlotte, dimmi che quando tornerò ci sarai"
Non posso dirti di sì, non posso. Non lo so nemmeno io se ci sarò, non so nemmeno io se tutto sarà uguale. Non lo so.
"Io ho bisogno di te" mi sussurra
Ora, anche a lui scendono le lacrime.
Sembra che nessuno dei nostri cuori riesca a trattenere l'emozione. Sembra che cio' che sentiamo sia troppo grande persino per noi stessi.
Con la punta delle dita gli asciugo le lacrime e mi sposto un po', giusto perchè i nostri respiri non siano immersi l'uno nell'altro.
Lo guardo negli occhi sapendo a cosa sto rinunciando, sapendo a cosa potrei perdere, sapendo perchè il mio cuore batte così.
Mi guarda come mai mi ha guardata.
Mi tiene accanto a sè come mai ha fatto.
Probabilmente mi ama come mai mi ha amata, forse.
"Grazie" dico solo questo. Non posso dire altro.
Sembra quasi pronto a lasciarmi andare infatti i miei polsi piano piano si allontanano.
E poi...
Mi prende i fianchi e mi tira a lui con forza.
Le labbra sono così vicine da farci mancare il respiro.
I corpi così a contatto da poter morire.
E c'è lui.
E ci sono io.
"Io non ce la faccio a vivere senza di te, Charlotte"
Dice questo prima di baciarmi.
Un bacio intenso, un bacio di passione, un bacio d'amore.
Un solo bacio che dice tante cose.
Un solo bacio che dice tutto.
Un solo bacio per noi.
L'ultimo? Non lo so...

Broken Strings - James Morrison ft. Nelly Furtado

La ragazza con la valigia - 14. Departure (part three)

"Non mi dici nulla?" esordisce lui con quella sua aria arrogante.
E cosa dovrei dirti, cazzo?
Cosa dovrei dirti?
Dovrei dirti che non sono riuscita a mantenere la promessa di non innamorarmi di nessuno?
Dovrei dirti che quando tornerai e SE tornerai io potrei non esserci più se mia madre decidesse di trasferirsi un'altra volta?
Dovrei dirti che andandotene rischi di perdermi?
Dovrei dirti che dal primo giorno in cui ho incontrato il tuo sguardo non riesco a fare a meno di te?
Cosa vuoi sentirti dire?
Vuoi sapere che ti amo?
Sì, ti amo. E allora?!
Maledizione.
"Dove vai?"
"Vado via un mese a Boston"
"Quindi vai via.."
"Eh sì...ti penserò." dice guardandomi negli occhi.
"No, non farlo."
La mia risposta sembra far tacere persino New York. Non posso permettermi di mostrarmi debole, non posso permettermi di fare promesse. Nulla nella mia vita è sicuro. Nulla nella mia vita è costante.
Il mio è un dovere purtroppo.
"Dimmi perchè non posso farlo"
Non posso, lo capirai...forse.
Ora, devo andarmene.

La ragazza con la valigia - 13. Departure (part two)

Riconosco il rumore metallico della porta che si apre.
Merda.
Non mi volto nemmeno, come se sapessi benissimo chi è.
Il rumore di uno zippo che accende una sigaretta.
Il respiro pesante del primo tiro.
Lo strascicare dei piedi.
I suoi occhi su di me.
Ed.
Con un gesto fugace asciugo le lacrime, ma non credo che basti perchè quando si avvicina mi guarda con un espressione comprensiva senza dire niente.
"Ehi" sussurra
"Ciao"
Non dice altro, mi sta solo vicino.
Il mio corpo trema, e sento i brividi correre sulla schiena.
Perchè mi fai quest'effetto?
Mi sposta i capelli dietro l'orecchio. Non l'hai mai fatto prima...- penso -
"Devo dirti una cosa.."
"Dimmi" dico aggiungendo un sorriso abbastanza falso.
"Parto."
No. Ti prego no.
Sento crollarmi il mondo addosso a causa di una sola parola, pesa infinitamente e sembra in grado di uccidermi. Maledizione. Maledizione.
Voglio morire.
Voglio scappare.
Voglio...

Volevo te.

La ragazza con la valigia - 12. Departure (part one)

Dimenticato per un momento Mathieu torno a scuola.
Oggi c'è il sole, però vedo qualche nuvola arrivare da lontano.
Potrebbe nevicare conoscendo la poca costanza del tempo, qui.
Vabbè.
Nessuno mi toglie il diritto di una sigaretta sul tetto stamattina. Stamattina più delle altre.
Oggi sono lenta, sono distante, forse sono anche triste.
Quelle maledette quattro rampe di scale sono più faticose del solito, oggi.
Aprendo la porta tutto il freddo mi arriva addosso però il sole mi consola.
Tiro fuori il mio pacchetto di sigarette e ne sfilo con delicatezza una, quasi fosse un tesoro.
Com'è bella New York.
Me ne rendo conto solo in alcuni momenti di quanto sia bella questa città.
Me ne accorgo solo nei momenti in cui la mia mente non torna a Parigi e alla sua magia.
Me ne accorgo solo quando dentro la mia testa non torno alle camminate in centro nel il teatro del mondo. Ho visto i migliori attori lì, ho visto le più belle storie..
Parigi è come un teatro che racconta storie all'infinito.
Me ne accorgo solo in pochi momenti di quanto mi stia affezionando a New York.
Mi viene da piangere.
Non so nemmeno perchè piango, forse per la paura di lasciare questa città, forse per la paura dei ricordi o forse perchè non mi rimane altro, oggi.

E così colano lacrime scure di ricordi su un viso candido di presente.

Neve?

Perdermi è più facile che avermi.

Nevica...
E non lo so.
Non sento nulla. E probabilmente nessuno sente me.
Mi sento ferita, triste, delusa.
Infilo il giubotto ed esco. La neve mi si incastra tra i capelli e bagna la mia sigaretta, ma non mi interessa.
Chiudo gli occhi ascolto la musica sparata a tutto volume e penso.
Penso a cosa voglio, a cosa avrei voluto, a cosa ho.
Dio.
E così quella mia sigaretta è tutto cio' che mi rimane.
Il suo colore si infiltra tra le sfumature capricciose dei miei occhi.
Che ti succede Meg?
Vorrei saperlo.
Vorrei saperlo davvero...ma. Ma non posso.
Fiocca la neve dolce e copre tutto cio' che rimane di me.
Probabilmente è meglio, decisamente meglio...
E come un barattolo senza niente al suo interno finisco la mia sigaretta.
Un giorno capirai, un giorno, forse, capirai.
Già...
Un giorno.

Goodbye.