martedì 27 gennaio 2009

L'unica fra tante.

Questa volta un po' più dolce.
Questa volta un po' più felice.
Questa volta per te.


Ho visto una ragazza una mattina.
Era una mattina come le altre, è vero.
Ma lei no, non era come le altre.
Non lo è mai stato.

Questa volta un po' più dolce.


Capelli leggeri come il vento, labbra dolci come rose.
Occhi profondi come il buio e un sorriso.
Un sorriso che sì, quella mattina mi ha ucciso.

Questa volta un po' più felice.

Mi sono avvicinata a lei e l'ho guardata negli occhi.
"Scusa hai una sigaretta?"
dentro la mia testa ho pensato: ovviamente no.
E invece mi stupisci, Winston Blu condite dal tuo profumo.
Mi siedo accanto a te e ci conosciamo, così. In un lampo.

Questa volta per te.

Non capisco che mi succede.
Saranno i tuoi occhi, o forse il tuo profumo. O, forse, il tuo sorriso...
Mi hai cambiata. Mi hai presa. Mi hai fatta tua.
E sì, è così.

Tutt'ora chiudo gli occhi e rivivo quel momento. Quell'istante.
E i giorni sono passati, scorsi come acqua sulla pelle.
Però sai quei giorni parlano di te. Tutti.
Io senza di te non so che farei.
Io senza di te non vivrei.
Io senza di te sarei aria.
Ma tu ci sei, e io con te sono vita.

Questa volta per te.

lunedì 26 gennaio 2009

La ragazza con la valigia - 11. Mathieu

Svegliarsi la mattina è sempre stato difficile ma l'ho sempre affrontato con una buona dose di caffè e sfrontatezza.
Sento le coperte posate sul mio corpo ancora addormentato.
Il mio profumo sul cuscino è rassicurante, mi fa quasi sentire a casa.
Ma c'è qualcosa di diverso stamattina...Mathieu.
Sento aleggiare nell'aria il suo profumo. Lo ricordo ancora: Le Male Di Jean Paul Gaultier.
Acido e intrignate, ti toglie il fiato e allo stesso tempo ti soffoca.
"Perchè sei tornato Mathieu?" penso...non lo dico, non voglio che qualcuno mi possa sentire.
Istintivamente apro la finestra per liberarmi da quel odore ma...no.
Sembra intriso nella mia pelle, nei miei capelli, nella mia anima. Come quella volta.
Già...come quella volta.
Come quella notte.
Se solo non fossi partita, se solo non l'avessi scoperto, se solo non avessi compreso...se solo...
No.
Mi alzo dal letto con foga, voglio uscire.
Infilo i miei soliti jeans aderenti, una maglietta e il giubotto tra un sorso di caffè e una manciata di biscotti.
Scappo, probabilmente, ma non lo ammetterò mai.
Esco di casa chiudendomi tutto alle spalle ma lui mi tormenta infiltrandosi tra il collo e la spalla.
Brucia, oggi, la mia M tatuata sul collo.
Sapevo che sarebbe finta ma quella M sta a rappresentare l'amoe in se stesso, quello che si prova troppe poche volte nella vita.
Quella M per te...Mathieu.
Chissà se la tua spalla è ancora impreganata di me...della mia C.
Brucia quello stupido tatuaggio e lo copro con la sciarpa.
Vado avanti...
Sta per succedere qualcosa, lo so.
Lo sento.

La ragazza con la valigia - 10. Lost and Happy

Sono le 2 di notte.
Mamma dorme.
Entro in camera di Lily dolcemente, senza fare troppo rumore e la trovo lì.
Illuminata da una luce lunare, bella e fragile.
"Ehi, sei pronta?"
Non mi risponde, fa solo un cenno con la testa.
Usciamo silenziose quasi fossimo ladre, ma non rubiamo oggetti noi, rubiamo emozioni.
Fa freddo e maledico New York per questo suo clima in questo momento, forse sarebbe meglio maledire me stessa per essermi vestita un po' poco.
Prendo il mio Ipod e tiro fuori dalla tasca quello di Lily che le avevo diligentemente rubato.
Stessa canzone.
Volume al massimo.
Le prendo la mano e corriamo, corriamo e basta.
Destinazione?
La deciderò più tardi.
Non parliamo e non incrociamo nemmeno lo sguardo ma ci stringiamo la mano come se sapessimo, come se comprendessimo tutto.
Il ricordo di nostro padre ci abbandona pian piano e poi arriviamo.
Il tetto.
Mi stendo e il respiro crolla.
Lily sta in piedi a guardare le luci, dimenticavo che emozione si prova a vederle la prima volta.
"Dimmi come fai.."
"A fare cosa?"
"A farmi stare bene anche quando tutto va male."
"Rimango pur sempre la tua sorellona"
"Già..."
Mi fumo una sigaretta e Lily mi guarda come se volesse un tiro. No, non posso...
Si volta e guarda la luna.
Stasera è particolarmente bella.
Stasera è particolarmente nostra.
"Cantami una canzone Charlie"
"Va bene.." sorrido. Non so fare di meglio.
Intono le prime note e il resto viene da sè. Stanotte.

You Found Me - The Fray

I found God on the corner of First in Amistad
where the west was all but one.
All alone,
smoking his last cigarette,
I said “where you been?”
He said, “ask anything.”

Where were you
when everything was falling apart?
All my days,
spent by the telephone.
that never rang.
All i needed was a call
that never came.
The corner of First and Amistad…

Lost and insecure,
You found me, you found me
Lying on the floor,
surrounded, surrounded.
Why’d you have to wait?
Where were you? Where were you?
just a little late…
You found me, you found me

In the end,
everyone ends up alone.
Losing her,
the only one who’s ever known
who i am, who im not, and who i wanna be.
no way to know
how long she will be next to me…

Lost and insecure,
You found me, you found me.
Lying on the floor,
surrounded, surrounded.
why’d you have to wait?
Where were you? Where were you?
Just a little late,
You found me, you found me.

Early morning,
city breaks.
I’ve been calling
for years and years and years and years.
and you never left me no messages;
never sent me no letters;
you’ve got some kind of nerve
taking all of our world.

Lost and insecure,
You found me, you found me
Lying on the floor,
Where were you? Where were you?

Lost and insecure,
You found me, you found me.
lying on the floor,
surrounded, surrounded.
Why’d you have to wait?
Where were you? Where were you?
Just a little late,
you found me, you found me.

Why’d you have to wait,
To find me?
To find me?

Non ci sono parole.

Non ci sono parole...scene senza rumori...solo, emozioni.

Non parlano, non si guardano negli occhi, non si cercano, non sorridono...non sono altro che persone..."sconosciute".

Una mano sudata, ha paura, lo si vede per come si sposta i capelli...nervosamente, e non più con quella dolcezza innata.
Gli stringe la mano, forte, quasi facendoli male ma non fiata...non parla.
La tiene salda alla sua...e sopporta silenzioso.
Non ci sono parole...solo silenzi...e le dita che giocano tra di loro, coccolando..
Sono coccole dolci, innocenti e silenziose quelle di qualcuno che capisce che non tutto va come si vorrebbe...

Non parlano, non si guardano negli occhi, non si cercano, non sorridono...non sono altro che persone..."sconosciute".

Trema, e trema forte...ha gli occhi così colmi di lacrime da lasciarle scorrere.
Le braccia intorno al busto piccolo e fragile. Parla, domanda, e lei non risponde...
Piange.
Lascia che appoggi il viso sul suo maglione, sa che lo bagnerà, che poi anche quel maglione saprà della sua tristezza...
Gli sembra piccola e fragile, ora, senza parole...
Sente il profumo da uomo, intriso nel tessuto, e chiude gli occhi...scappa.
Chiude gli occhi e vola lontano, tra quel profumo e i suoi pensieri...Sola.

Non parlano, non si guardano negli occhi, non si cercano, non sorridono...non sono altro che persone..."sconosciute".

La ascolta parlare...le sembra quasi di leggere un racconto...
Lei si appoggia al cuscino e lascia scorrere una lacrima...Fa male, il cuore.
Silenziosa, si avvicina e le sposta i capelli...le da un bacio piccolo e dolce...
Vorrebbe fare tante cose, vorrebbe farla sorridere, vorrebbe toglierle il dolore...ma non ne è capace.
Può fare una cosa sola: esserci.

Non parlano, non si guardano negli occhi, non si cercano, non sorridono...non sono altro che persone..."sconosciute".

Ha freddo ma sopporta...lo fa per lei, sta sera.
La ascolta e la prende tra le braccia...
Le porge il migniolo per promettere, e sa che quella promessa la manterrà..solo per lei.
Con la mano delicato le asciuga le lacrime..e le da un bacio leggere sulla fronte, come a una bambina indifesa.

Non parlano, non si guardano negli occhi, non si cercano, non sorridono...non sono altro che persone..."sconosciute".

Sta fuori al freddo...batte i denti...e il vento le spettina i capelli.
Siede silenziosa accanto a lei, che invece ha i capelli legati in uno stretto schignon...
Appoggia il viso sulla sua spalla e guarda i suoi sogni consumarsi in una nuvola di fumo passivo.

Non parlano, non si guardano negli occhi, non si cercano, non sorridono...non sono altro che persone..."sconosciute".

Era un giorno di inizio inverno.

....Era un giorno d'inizio inverno...

....il freddo mi ghiaccia le gambe...un altra giornata....sta finendo....e fuori è buio...e il silenzio che avvolge questa stazione è spaventoso...il rumore dei passi riecheggia nella galleria vuota...e le parole volano via in quell'aria viziata che percipisco...e l'odore acre di tristezza, alcol, e addii avvolge la scena...nel pavimento consumanto scorre qualche rivolo di piscio...e alzo gli occhi quanto basta per riuscire ad imboccare la mia scala...e salire al binario....e trascino con poco voglia il jeans sotto le scarpe...finchè quegli interminabili 16 gradini non terminano...e vedo qualche raro raggio di sole tra delle nuvole scure....mi appoggio alla colonna di marmo ormai ingiallita dopo anni....sfilo una sigaretta dal mio pacchetto...la tengo stretta tra le labbra....e aspetto....e sento lontano il rumore di un treno...striscia sulle rotaie emettendo un rumore fastidioso davanti a me...mentre già io ho aspirato il primo tiro....e si ferma...e le porte si aprono...sguardi che incrocerò una sola volta nella vita....le storie di un binario....si consumano come la sigaretta tra le mie labbra...in pochi minuti...e vengono gettate sulle rotaie....e le storie svaniscono in un vago e sfuocato ricordo...in immagini...di visi...di occhi che dimenticherai....che comporanno un immagine...buia...e un signore con una valigetta di cuoio smonta...capelli brizzolati...sui cinquant'anni...attaccato a un cellulare che ha imparato ad usare per necessità...e per non sentire il peso di una giovinezza ormai finita....e scompare girando l'angolo...e lo scompartimento è vuoto...ma vedo un ragazzo....i capelli castani, con qualche sfumatura bionda....i lineamenti ben marcati....un viso scuro.....labbra carnose....rosee in quel calore che avvolge il treno....appoggiato alla porta...è così...così....ha le cuffiette nelle orecchie e probabilmente l'mp3 spara ricordi dolorosi...non lo so...e lo guardo..e lui alza il viso...e ci guardiamo..così uno sguardo...semplice...intenso...le scarpe bianche, ma non troppo...pantaloni larghi, ma non troppo....spalle larghe....mani attraenti....e io faccio un tiro dalla mia sigaretta....un ultimo tiro...che scompare nell'aria invernale...e ti lancio un ultimo sguardo...con un sorriso...e tu...tu mi guardi con i tuoi grandi occhi verdi...scuri...ma verdi...e sorridi...non so chi sei...non so nulla...non so perchè hai preso quel treno...e perchè io ti guardo partire...non so perchè i tuoi occhi mi abbiano rapito...e quando le porte si chiudono....penso che tutto svanirà come il fumo nell'aria....che il suo guardo...il suo sorriso...sarà solo un immagine sfuocata....un incontro...di qualche secondo che mi ha colpito...che mi ha fatto sorridere...e tuttavia mi domando cosa avrà pensato lui di me...non lo so...so che guardo il treno partire e scomparire lontano...dove io non posso raggiungere quegli occhi che mi hanno rapita...e prendo l'indelebile che porto nello zaino...e su quella colonna scrivo:

Vorrei rivedere i tuoi occhi....Binario Due...Stazione di padova...

...e...e è stato così...un istante...e avrei voglia di salire su quel treno...però....non posso...sono ancora qui...fuori al buio...con l'mp3 che racconta di uno sguardo che mi ha rapito...e sento il cuore battere....come non batteva da tempo...chissà dove sei ora...chissà se ti ricordi di me...chissà...chissà se io non sarò altro che una sfuocata immmagine...o se forse quello sguardo...quel sorriso...lo ricorderai...non lo posso sapere....ormai sei lontano....su un treno che ti porta...non so dove....forse a casa...o forse lontano...sei passato davanti a me....con leggeri passi...e hai lasciato un segno...che ora sta su quella colonna....che sta nel mio cuore....e che farà parte di me...ricordandomi questa giornata....ricordandomi i tuoi occhi...

La ragazza con la valigia - 09. She's

Quando sono tornata da scuola c'era un silenzio spaventoso in casa. Mia madre è al lavoro però mia sorella sta zitta, di solito saltella allegra di qua e di la' canticchiando con me qualche canzone. Ho guardato in cucina, non ha mangiato. La mia mente elabora varie possibilità del perchè non lo abbia fatto, che cos'è successo? Di risposte a questa domanda ce ne sono tante dalle più banali alle più complesse. Spero solo che...
"Lily! Dove sei amore della tua sorellona?"
Non risponde. Vado in camera sua. A lei è ancora rimasto il vezzo di arredare le stanze, pitturarle, riempirle di foto...io ormai l'ho perso, lo farò solo quando ci fermeremo. Quando il mio compito non sarà girovagare ma vivere.
E la vedo là. I suoi capelli lunghi e il viso logorato dalle lacrime. Con le dita le asciugo le lacrime, e vedo una lettera appoggiata sul letto. Quella scrittura la conosco, la vedo ogni anno sui biglietti di auguri e non la volevo vedere solo ed esclusivamente su quelli. Cosa vuole ancora? Non gli è bastato scrivere a me? Non gli è bastato averci lasciate e averci ferite? Maledetto.
Quanto vorrei non capire quelle lacrime, quanto vorrei non capire quel dolore che ti lacera dentro, ma sopratutto quanto vorrei che non lo comprendesse lei. La mia Lily. E così la guardo negli occhi, quei suoi grandi occhi scuri da cui colano desideri e sicurezze infranti.
"Ascoltami ora dormi, riposati, e poi hai voglia se sta notte ti porto in un posto?"
"In che posto?"
"Fidati di me"
"Ok...ma Mamma?"
"Lei non lo deve sapere, te la senti?"
"Sì"
E così mi stendo accanto a lei, le coccolo i capelli e le canto la sua canzone dolcemente. Sì, è sua.

Minuit se lève en haut des tours
Les voix se taisent et tout devient aveugle et sourd
La nuit camoufle pour quelques heures
La zone sale et les épaves et la laideur
J'ai pas choisi de naître ici
Entre l'ignorance et la violence et l'ennui
J'm'en sortirai, j'me le promets
Et s'il le faut, j'emploierai des moyens légaux
Envole-moi
Loin de cette fatalité qui colle à ma peau
Envole-moi
Remplis ma tête d'autres horizons, d'autres mots
Envole-moi
Pas de question ni rebellion
Règles du jeu fixées mais les dés sont pipés
L'hiver est glace, l'été est feu
Ici, y a jamais de saison pour être mieux
J'ai pas choisi de vivre ici
Entre la soumission, la peur ou l'abandon
J'm'en sortirai, je te le jure
A coup de livres, je franchirai tous ces murs

Envole-moi
Loin de cette fatalité qui colle à ma peau
Envole-moi
Remplis ma tête d'autres horizons, d'autres mots
Envole-moi
Me laisse pas là, emmène-moi, envole-moi
Croiser d'autres yeux qui ne se résignent pas
Envole-moi, tire-moi de là
Montre-moi ces autres vies que je ne sais pas
Envole-moi
Regarde-moi bien, je ne leur ressemble pas
Me laisse pas là, envole-moi
Avec ou sans toi, je n'finirai pas comme ça
Envole-moi, envole-moi, envole-moi...

Sperando che un giorno davvero possa scappare, possa alzarsi in volo la mia piccola e dolce Lily.

Di nuovo, di nuovo.

Il rumore dell'acqua che scorre si fa intenso..ma non copre quello di un preludio di Chopin...a volume troppo alto....sola..in questa casa....ancora...come un tempo..quando una bambina aveva paura dei rumori cigolanti...ma si divertiva sentendosi grande...pur sapendo che non lo era....e si stendeva in un letto....e chiudeva gli occhi...per scappare in un mondo perfetto...ancora più perfetto di quello che stava vivendo...ancora più dolce....e candido...della sua vita...e ora...non troppi anni dopo...si ritrova di nuovo sola...la scala cigola...ed è sola...e per quanto si odano rumori...non li sente...scivolano sulla sua pelle...e si stende a letto...e ricorda quel suo piccolo corpo...i capelli riccioli...dorati...ricorda poco della sua infanzia...ma direi quanto basta.....ricorda la sensazione di solitudine...stesa in un letto...avvolta in quelle coperte...che non la difendevano ma la facevano sentire a casa....ricorda come i suoi occhi...si chiudessero con dolcezza...in silenzio...piano....leggermente...per volare lontano...e ora...fa la stessa cosa...chiude gli occhi...avvolta nelle coperte....che non la difendono ma la tengono calda, la fanno sentire amata....ma la sua solitudine scorre sulla guancia gelida...accompagnata da un violento segno nero che indelebile macchia il candore del cuscino....e chiude gli occhi per scappare lontano...ma no..non ci riesce più...non sa scappare lontano...non più...le parole risuonano in testa...ancora più dolorose...”la verità è che tu hai solo bisogno di te stessa....mi ha illuso...sono delusa da te...da come ti comporti..non sei la persona che credevo...e proprio quel comportamento che tanto odi...l'hai commesso...mi hai lasciato a metà della corsa....mi hai abbandonata....e ora sono solo delusa...le persone non sono come fazzoletti...non li usi e poi li butti via...non è così...sei egoista...te ne devi rendere conto...pensi solo a te stessa...fermati e pensa anche agli altri....”...e ogni parola la ferisce con forza...come lance che si conficcano nel cuore...e si dimenticato di tutto...ma apre gli occhi e sentendo l'acqua...si avvicina...la vasca è quasi piena...si sfila i jeans...la maglietta...con un piccolo colpo di polso slaccia il reggiseno...e sfila le poche cose che le rimangono addosso...non lancia nemmeno uno sguardo allo specchio...ha paura di se stessa....del suo corpo..di sentire quelle voci..che le ripetono freddi giudizi.. di sentire il dolore di non molto tempo fa...di sentirsi il possesso...l'oggetto...s'infila nell'acqua....e ne viene ricoperta...e per lo meno il freddo ora è scomparso ma il gelido dolore sulle guance è ancora troppo vicino per dimenticarlo...e cadendo nell'acqua il rimmel lascia anche lì un solco nero...che però scompare velocemente mentre dalle sue guance indelebile continua a scorrere...accompagnato da singhiozzi rumorosi...e doloranti....e si abbandona all'acqua..ne viene ricoperta...e tutto sembra tranquillo...tutto sembra pacato...lieve...come se la neve attutisse i suoni..e si gusta un attimo di tranquillità...ma qualche secondo dopo...sente un turbine..un turbine di dolore, di ricordi di frasi che si ripetono in velocità..talmente veloci...da farla stare male..ed un tratto tossisce...e subito torna in superficie...impaurita da qualche secondo di dolore puro..tossendo...ancora...sputando dolore...e malignità mentre i solchi neri...si fanno sempre più pesanti....e il cuore palpita..ha avuto paura...ne ha avuto tanta...davvero...un turbine di dolore...di immagini..di ricordi...di sensazioni...di parole...di frasi..di malignità..accompagnato da un forte colpo di tosse..che le ha fatto inghiottire un po' di acqua...uccidendola ancora di più...e non riesce a smettere di tossire...sempre di più..e il dolore della gola che gratta...il dolore del merda che sputa..tutto si accumula al dolore del cuore...e lascia che l'acqua diminuisca...accendendo un getto freddo dritto in faccia, per riposarsi...per calmarsi..per far sì che la paura non riprenda..e per placare, o per lo meno fare finta, il dolore...e esce dall'acqua si avvolge in un asciugamano e rivedo allo specchio il suo viso come un tempo...distrutto...logorato..e non ce la fa più....e si veste in velocità....i capelli bagnati...si stende a letto....e chiude gli occhi...e il dolore non placa...ma tenta di dormire....di scappare....ma la tosse a malapena le fa chiudere occhio e le lacrime e i singhiozzi la percuotono con troppa forza..per riuscire a scappare....vorrebbe solo smettere di piangere...vorrebbe solo dimenticare...vorrebbe non sentirsi così...non sentirsi una vera merda....e non si riesce a guardare perché non riesce a guardare il suo corpo...sente ancora quegli sguardi di disprezzo..e non li riesce a dimenticare..o quegli sguardi assetati di piacere e non gli riesce a dimenticare....e non riesce a dimenticare quelle parole...sei solo egoista...non vali nulla...e ha la forza di dire solo una cosa...non sono nulla al di fuori di me stessa...non valgo nulla di più...nulla...ora voglio solo ballare...e infila le scarpette...danzando con le lacrime che scorrono su delle note di un piano che parla di dolore...ma il dolore...non scompare....si nasconde solo tra un passo e l'altro.....si nasconde tra la punta testa..e la caviglia ben salda...tra delle mani vicine...ma non scompare...come non scompaiono le fredde lacrime scure sul suo viso..e tutto le appare sfuocato coperto da delle lacrime scure...vorrebbe solo che piovesse...vorrebbe correre sotto la pioggia come un tempo..e sentire male alle caviglie....e continuare a correre però....continuare finché non sente cedere le ginocchia che si schiantano sul suolo.....e un ginocchio ha un livido...ancora...recente...e ballando il ginocchio cede...e lei cade a terra ormai stremata...senza forze e non sa fare di meglio che continuare a piangere...e dimenticare...e scappare...come ha sempre fatto pur sapendo che non l'aiuterà....e i singhiozzi si fanno pesanti..e tutto troppo doloroso...ancora...di nuovo....tutto si ripete...come un circolo maledetto...e tace...ascoltando solo il freddo del suo cuore e della sua anima....

Bella e Maledetta.

Stai zitto....trattieni il respiro...taci.

è accanto a me...bella e maledetta...
i capelli biondi le cadono lungo il corpo, nudo. la schiena è liscia e perfetta...con le spalle magre. una leggera incavatura tra le ossa della la spalla e il collo...morbida, vellutata.
le braccia sono magre...ha le mani da pianista, le si vedono i piccoli calli sulle dita...uno smalto forzato, nero. piccoli segni ben delineati sulle unghie...
ha un seno perfetto...sodo e rotondo...caldo.
appena sotto il seno ha due piccoli nei e una piccola cicatrice...
una pancia magra...
è bella. Bellissima.

ti toglie il respiro....

ha un viso ben marcato...i lineamenti sono duri come tratti di una matita indelebile...
la fronte è liscia e abbastanza larga...
il naso è dritto...bianco...
e le sue labbra...carnose...morbide...tinte di un rosso scarlatto...vedo i segni di una matita per le labbra dello stesso colore...gli pongono degli schemi...gli tolgono la morbidezza....ma...mi attraggono...
l'eyeliner nero intorno agli occhi azzurri....li rende cupi, bui...un tratto sulla palpebra...e un altro intorno al bulbo oculare...
è bella. Bellissima.

è assuefante...come la migliore droga.

Come l'eroina...ti porta in un mondo in cui non c'è uscita....ti rapisce, e non ti lascia andare...sì...come l'eroina...ma è strano...è come se mentre ti fai una dose al posto di sentire e godere il piacere della droga non riuscissi a sentire altro che il dolore dell'ago in vena...

lei è così...Bella e Maledetta.

il suo respiro vicino al mio collo....è rotto qua e la da gemiti di piacere...è calmo e colmo di ansia....e ogni tanto senti che le sue labbra non trattengono i brividi che le corrono lungo la schiena....
le tengo i polsi...glieli stringo…forte.

Incompleto...è sempre stato bello anche per questo. Perchè è incompleto.

La ragazza con la valigia - 08. Ice Heart

Forse non sono poi così diversa da lui, da mio padre.
Anche io scappo davanti alle cose, a volte per paura, a volte perchè sono obbligata e altre volte perchè non ho la forza di affrontare la realtà. Sì, io scappo. Mio padre è scappato davanti al compito di allevarci e davanti all'amore che doveva provare per le sue due figlie, io scappo davanti all'amore, alla possibilità di innamorarmi di qualcuno. Ho amato solo una persona nella mia vita e mi è stata portata via quando ho sentito riecheggiare quella canzone in casa. Mi dovevo trasferire, per l'ennesima volta. Da quel giorno sì, ho provato affetto per le persone come chiunque altro ma mai mi sono abbandonata alla possibilità di amare un'altra volta.
Mi chiamano il cuore di ghiaccio. Eppure. Eppure nessuno riesce a vedere in quel cuore il calore, perchè? perchè è ben nascosto. Quando ti trasferisci continuamente devi imparare ad essere forte, a non farti abbattere da niente e da nessuno, devi saper dare la forza a una sorella che ha tre anni in meno di te e che vede i suoi amici, i suoi amori, la sua casa cambiare in continuazione. Glielo devi. Glielo devo.
Eppure quel cuore di ghiaccio si scioglie così facilmente. Sì, non riesco a provare del semplice affetto per alcune persone, non ci riesco. Ad alcuni amici mi affeziono come se fossero fratelli e sorelle e poi ci sono quelle persone che mi entrano nel cuore e che stanno lì, con il loro ricordo, per sempre. Sì, nulla è per sempre, noi non siamo per sempre, l'amicizia non è per sempre, l'amore non è per sempre però quello che ti rimane nel cuore per me lo è. Sì, è per sempre. Quello che rimane nel cuore è un ricordo non è un emozione, è un immagine, è una parte di te e finché io esisterò quella parte sarà mia.
E ora, quel cuore di ghiaccio sembra perdersi nei sogni anche se sa che non può. Non posso credere nei miei sogni, non devo. Non ci riesco. Non ce la faccio.
Io credo nei mie sogni, ci credo fino alla fine, finché quello stesso sogno non mi si frantuma guardandomi negli occhi. Allora, solo allora non ci crederò.
Non sono un cuore di ghiaccio, gli altri si illudono che io lo sia.
Io so chi sono e per fortuna o sfortuna il mio cuore batte e batte a ritmo di musica e emozioni.
Io le mie emozioni le voglio vivere.
Voglio correre sotto la pioggia quando sono triste, voglio piangere quando provo dolore, voglio ridere quando sono felice, voglio tenere la mano alle persone a cui tengo, voglio smontare da un autobus di corsa sapendo di perderlo pur di dire le cose in faccia, voglio sognare che un giorno tutto si fermerà per un secondo e in quel secondo io saprò che a volte i sogni possono diventare realtà, voglio dire ti voglio bene quando lo sento, voglio dire ti amo quando lo sento, voglio fumare quando ne ho voglia o quando ne sento il bisogno, voglio guardare le stelle e sapere che sono infinite, voglio guardare il cielo e sapere che comunque vada guardiamo tutti lo stesso cielo, io voglio...voglio amare. Ma non posso.
Non posso. Devo essere un cuore di ghiaccio per gli altri, ma non vorrei.

domenica 25 gennaio 2009

Perfection.

Sai, è come se..
..come se fossi lontana.
Così lontana che nemmeno tu mi puoi raggiungere, credo.
Credo. Credevo.
Sento le tue dita rubarmi una cuffietta, e in silenzio ti appropri del mio mondo.
Sfiori le mie labbra con le tue.
Sento mille brividi giocare sulla mia schiena, dolci.
Corrono dal collo sino ai fianchi.
Profumano d'amore.
Il mio naso gioca con il tuo e il nostro respire si confonde con l'esterno.
Lo senti il cuore?
Batte. Batte forte. Sembra scoppiare, sembra non farcela. Eppure..
Eppure le tue labbra si confondono con le mie.
Ogni bacio parla di noi, ogni bacio parla di tutti i sacrifici, tutte le lacrime, tutti i pomeriggi che alla fine ci hanno portato qui. Sta sera.
Tra risate e mani che si sfiorano.
Tu non lo sai, non lo puoi sapere che dentro la mia testa, dentro la mia anima, ogni centimetro del mio corpo da ora in poi è tuo.
Non so come hai fatto, ma sei riuscito a farmi smettere di scappare.
Chiudo gli occhi e ascolto la melodia.
Le tue mani sul mio viso, il mio profumo, le parole sussurate.
Dio voglio morire.
Voglio che tutto si fermi, ora.
Voglio che tutto, fanculo proprio tutto, si fermi qui.
Qui, in questo istante che vorrei durasse per sempre.
Sento la mia anima ridere ed amare come da tanto non faceva.
E ti bacio, ti bacio come credo mai aver baciato nessuno.
Ora lo so, lo sento.
Da ora tutto sarà perfetto.
Perfetto.

Con te.

mercoledì 21 gennaio 2009

Knockin'On Heaven's Door, baby.

Mama take this badge from me I can't use it anymore
Sento il vento coccolare le piante.
Sento i nostri respiri invasi dal nostro fumo.
Sento.
Siamo seduti, seduti su un dirupo.
Pazzia? No
Realtà? Probabile.
Il sole sta tramontando ed è come se lo stessero facendo anche le nostre anime, lentamente.
Tramontano in silenzio accompagnate da una chitarra lontana ma che suona in noi, solo dentro di noi.
Erranti nel fumo le nostre anime parlano, raccontano di vite diverse ma legate.
Ti guardo e sorrido.
"Sei tornato allora..."
Quel luogo, quel dirupo, quel tramonto, è il nostro luogo lontano dal tempo e dallo spazio, quello in cui andiamo quando anche semplicemente parlando siamo vicini.
Non rispondi, guardi il tramonto. E basta.
Il sole viene assorbito dal mare rilasciando un rosso scarlatto.
E ora quel profumo che ti piace tanto lo senti, il vento in questo luogo ha quell'odore.
Il mare, in questo luogo, ha il colore dei tuoi occhi.
Il sole, in questo luogo, dei miei capelli.
Dove sia questo luogo non lo so, la strada la dimentico.
Eppure ogni volta in cui il nostro sguardo si incontra, le nostre parole si intrecciano e le nostre anime scappano noi siamo lì.
Su quel dirupo.
Noi e le nostre vite.


Solo un vero amico ti puo' portare in quel luogo. TU lo sei.
Ti Voglio Bene

Knockin'On Heaven's Door, baby.

martedì 20 gennaio 2009

La ragazza con la valigia - 07. Found

I ritmi sono tornati quelli di sempre. Sveglia la mattina presto e dritta a scuola. Che sia la musica sparata a tutto volume o la giornata che mi fa sentire bene non lo so. Faccio le scale in velocità, cerco Ed tra la marmaglia di adolescenti avvolti dai nostri jeans a vita bassa e le magliette aderenti. Non lo vedo, mi fiondo in classe. Saluto tutti come ogni mattina, ma prima di iniziare le nostre solite chiacchierate pre-lezioni mi accorgo di una cosa. La lavagna. Una scritta.
"Smoker, I found you."
Nessuno sa che quella Smoker sono io e che quella scritta l'ha lasciata lui. Scoppio a ridere, mi viene voglia di andare a cercarlo e di dirgli "Hai vinto la caccia al tesoro." Ecco questo è uno di quei classici momenti in cui la mia mente inizia a vagare nei sogni. Mi faccio quei micro filmini in testa che sono tutti a lieto fine. Controllo l'orologio, mancano dieci minuti.
"Dove vai?"
"Devo andare a fare i complimenti ad una persona"
"Mi raccomando voglio anche il bacio eh!"
"Fottiti Jin"
Jin è una delle mie amiche, una di quelle che crede di sapere tutto di me, ma che in realtà non sa tanto. Però, le voglio bene.
Corro e corro davvero. Faccio quattro rampe di scale ad una velocità spropositata e purtroppo risento delle mie "adorate" sigarette.
Quando mi deciderò a smettere? Fanculo, corro lo stesso.
Apro la porta che da' sul tetto in velocità. Apro gli occhi, è lui. Ho il sorriso stampato in faccia.
"Ma allora hai capito che ero io." e quel suo sorriso compiaciuto da pseudo fighetto mi da fastidio, gli vorrei rispondere di no che è stato solo un caso. Stronzate.
"Non c'è nessun'altro che mi chiama in quel modo, almeno credo."
"Lo spero, non è stato troppo semplice trovarti in una scuola con trentasei classi e più di mille alunni."
"Come hai fatto?"
"Segreto del maestro."
"Segreti, quanto li odio. Eppure ne ho così tanti." e intanto mentre parlo mi porge una sigaretta e me la accende.
"Ora me lo dici il tuo nome?"
"No." Non lo faccio con cattiveria, forse lo faccio solo perchè sono stronza o forse perchè anche se gli dicessi il mio nome nulla cambierebbe.
"Perchè?"
"Stai zitto e fuma Ed, i miei perchè non sono importanti"
Ride, fa quella risata stupida da mezzo incazzato e mezzo menefreghista. Come la mia.
Passiamo cinque minuti a fumare, in silenzio.
Guardiamo i tetti e i grattacieli di New York davanti a noi senza proferire parola. Incrociamo lo sguardo una volta sola e colgo nella sua espressione lo stupore nell'accorgersi dei miei occhi che credo non abbia mai guardato come ora. La sigaretta è finita, la cenere giace per terra intatta e grigia.
"Anche se ti dicessi il mio nome non lo capiresti, sono nata a Parigi. Ho un nome francese. Non lo riusciresti nemmeno a pronunciare."
Mi incammino verso la porta, lui mi lascia andare.
Mi volto un' ultima volta.
"Charlotte...Il mio nome è Charlotte."
Non voglio sentire l'eventuale pronuncia e tiro dritto.
"A presto, Charlotte"
Non è possibile. Lo pronuncia perfettamente. Non c'è un minimo di accento americano in quel nome, non c'è un accento inglese. Solo mia madre lo riesce a pronunciare così nemmeno Lily ce la fa. Tutti si sbizzariscono su i vari soprannomi come Charlie, Lotte e robaccia varia. Non so come ma riesce a intravedere in me quell'aria interrogativa che cerca di capire come abbia fatto.
"Ho vissuto un anno in Francia prima di trasferirmi a New York dove sto da molti anni ormai"
Mi scappa un sorriso. Non mi volto e me ne vado.
Mi avrai pure trovata, ma anche io ho trovato te.
I found you.

sabato 17 gennaio 2009

Something.

Something

Monto nel mio autobus, il solito.
Guardo fuori dal finestrino e mi manchi. Mi manchi da morire.
C'è un signore anziano davanti a me.
Viso Corrugato, i segni dell'età lo solcano...ma lo fanno dolcemente.
Mi racconta della sua vita, come se mi conoscesse.
Sorride e poi mi guarda.
Mi guarda con gli occhi lucidi, dolce e forte.
"Eh, è venuta a mancare un'anno fa' mia moglie. Era bella, molto bella"
Mi verrebbe da dire mi dispiace ma mi sembra una cazzata.
Mi verrebbe da dire scusa ma mi sembra una cazzata.
Sto zitta e mi sembra una cazzata, però gli sorrido.
"Mi manca sai...di giorno anche no, vado a fare i miei giri in bicicletta e faccio i lavori di casa. Poi arriva la sera e mi manca. Mi manca tanto"
Non lo so.
Non lo so.
So che le sue parole sono dolci e malinconiche.
E forse è sciocco ma è commovente.
Il giorno vai avanti e indietro e poi la sera. La sera ti manca.
Mi manca tanto.
Infinitamente.

realmente accaduto

venerdì 16 gennaio 2009

Falsi

Sei falsa tu, tu e le tue stronzate.
Sei falso tu, tu e le tue promesse.

Sei falsa tu, quando dici Ti Amo.
Sei falso tu, quando dici ti voglio bene.

Prometti sincerità tu.
Prometti di esserci tu.

E poi?
E poi non vi rendete nemmeno conto che le vostre promesse non valgono un cazzo perchè nessuno dei due le mantiene.

Io in te non ci credo più.
Io a te ormai non penso più.

E allora, non so più che dire.
Non so più che fare.

Ferita. Mi sento ferita.
E non ho più parole per voi, voi che giocate...giocate a un gioco di cui nessuno ha capito lo scopo.

Trovate il vostro scopo e che tutto finisca.
Tutto si concluda.
Tutto.

La ragazza con la valigia - 06. Thinking of you.

Dopo giorni di pioggia è tornato il sole stamattina.
La cosa bella è che è tornato il sole ovunque: sul mio viso, nei miei occhi, sulla mia sorellina, su mia madre e anche nel riflesso dei grattacieli Newyorkesi.
Non so perchè, e non mi interessa particolarmente saperlo. Sono felice, sto bene, punto. Lego velocemente i capelli in quella microcodina che mi permettono a causa della loro lunghezza, prendo la borsa e esco.
Sì, non è un giorno diverso dagli altri, però è bello, la malinconia di New York è sparita sotto questa luce per dare spazio solo ad un sorriso. La scuola sembra così diversa dall'altra notte ora, i corridoio affollati, le chiacchiere, gli ipod sparati a tutto volume. Non è più tranquilla e triste, è viva. Infinitamente viva.
Faccio le scale e prima che inizino le lezioni una sigaretta davanti a questa città sempre sveglia, sul mio tetto, non me la toglie nessuno. Mi domanda se Ed ci sarà. Boh. Il tetto è tranquillo come sempre, vuoto e dolce. C'è qualcosa oggi...La mia sigaretta ha lo stesso sapore, e quella densa nube grigia si espande silenziosa, la mia musica mi stampa quel sorriso ebete in faccia e mi sento forte, così forte che in questo momento nessuno potrebbe togliermelo.
E mi torni in mente tu e quei tuoi occhi, quel tuo modo stupido di chiamarmi "Smoker" perchè il mio nome non te l'ho detto, e quando nei corridoi ti vedo cercarmi mentre sto nascosta dietro a qualche scanso di muro. Io sono così, scappo...scappo perchè voglio essere presa. Gingillo stupidamente con la collana che porto al collo, una delle tante. Guardo il cielo e mi godo quell'ultimo tiro al sapore di grigiore e gioia. Oggi va così: un sorriso, un sigaretta, il sole e la musica. E così rivolgo un ultimo sguardo agli adolescenti intenti ad entrare da quassù e penso che sembra tutto piccolo, tutto più leggero da qui. Ma ora...ora, mi aspetta la realtà che oggi è tinta di luce.
E sì, sto pensando a te.

Just Let Me Cry

Just Let Me Cry....

...lasciami piangere...

...cadono le foglie...lontane dalla mia sofferenza...lontane da parole che feriscono....lontane da un mondo doloroso...che non da risposte....fa solo domande...che ti seppelliscono....e piano piano il tempo passa...e....e i rami si tingono di bianco....e tutte le tracce vengono coperte...da un lieve strato bianco...che attutisce i suoni...li cattura...facendoli suoi....e....una ragazza...dai i folti capelli rossi....siede sulla neve...avvolta in un vestito estivo...che aderisce leggero sulle curve...stringendo...sui fianchi....e cade leggero come una nuvola estiva....e il naso colorato di rosa per la temperatura....e le gote rosse....e le labbra inumidite per il freddo....i piedi nudi sulla neve gelida....

...Chi Sei?...

...e quando pronuncio queste parole....si volta verso di me...e mi concentro sul suo viso...carnagione chiara...con qualche dolce puntino marrone...lentiggini...zigomi alti...femminili...lineamenti morbidi da adolescente....un piccolo naso...e una bocca da un bel disegno..perfetto...labbra carnose...quanto basta...perchè rimanga a fissarle....rosee anche nel freddo che avvolge la scena....e gli occhi...verdi...contornati da un netto segno di matita blu....grandi....con qualche sfumatura azzurra ghiaccio....freddi....glaciali....

...Ti Ricordi i Miei Occhi?...mi domanda con la sua voce calda....seducente....dolce....familiare...

..e una voce risponde....non sono io...sì sono tristi come i miei...
...è una voce...lontana...che risuona come un eco...in questo caldo paradiso invernale....e tutto tace...e mi fissi....chi sei?...chi sei?....mi guardi e i tuoi occhi brillano...di una luce lunare....stai piangendo....perchè?....e perchè io rimango a guardarti senza poter fare nulla....perchè io ti guardo e non faccio nulla?!...ti guardo piangere...e le lacrime scorrono sul viso e cadono sulla neve lasciando piccoli solchi...con una venatura di blu e nero...e il tuo viso diventa scuro...e lo nascondi tra le mani...quasi non volessi sporcare gli altri...e io non so che dire...mi esce solo un gemito...Non Piangere...Te Ne Prego...

..e mi guardi...mi fissi con gli occhi pieni di lacrime...di cui non riesci a portare il peso...e riecheggia nell'aria la tua voce...Lasciami Piangere...Just Let me Cry...

..e...poggi il viso tra le ginocchia come una bambina...delicata...nelle tue insicurezze...sei così bella....sei così....così irraggiungibile....sei così vicino a me...eppure così lontana....perchè sono qui?.....perchè sei qui?...perchè sono triste?....perchè la mia mente è solamente piena di domande?...perchè?...perchè vivo?....

...Chi Sei?....rispondi te ne prego...penso...sei un angelo....un angelo triste....eppure nei tuoi occhi ancora brilla quell'ultimo bagliore di speranza...sei così fragile..che ho paura che ti romperai se ti terrò stretta...ho paura di farti male...ti prego angelo...rispondimi...Chi Sei?...

...Sono Te....

...Sei Me....
.
..Ho paura non lasciarmi andare....
e i suoi piedi saltellano nella fredda neve...e ti avvicini..sei talmente vicina...che il tuo respiro....si mischia con il mio....e tutto muore intorno a noi...si frantumano in miliardi di piccoli pezzetti che la neve attutisce e ne uccide il rumore...
...e suona...lontano...un pianoforte...doloroso...riconosco la melodia...un notturno di chopin...ancora....e ti avvicini...e le tue lacrime d'improvviso toccano anche il mio viso....e lo bagnano....sono così fredde.....fanno così male....
...e la tua voce ora...suona così vicina a me...da farmi sciogliere...
...Sono Te...
...e le tue ali ora mi avvolgono....e tutto scompare avvolto dalle tue ali...mi tengono stretto...e mi premono contro il tuo corpo...ancora acerbo...ma così attraente...e chiudo gli occhi...eppure vedo ancora il tuo viso...vedo ancora i tuoi folti capelli...sono così morbidi...e i tuoi occhi...li guardo per provare a capirti...ma è qualcosa d'impossibile...mi perdo solamente nelle sfumatore grige e bianche..contornate di azzurro e verde...sono dolorosi...eppure mi ci perdo dentro...perchè sono la mia casa...i tuoi occhi...
..i tuoi...occhi...

...e tutto...scompare...
...scompare...

La sconosciuta

Fa male eh?!
Lo so…putroppo…
La bocca si scalda…e sa di alcol….puro…e intanto il sole illumina un mondo fuori dalla finestra…silenzioso.
Non s’odono rumori se non la tastiera che batte…
Se non il rumore delle parole…pacato e lieve che penetra nel cuore…
I battiti si fanno calmi…sempre più…minuto per minuto…si fanno gelidi come il ghiaccio che ti ustiona la mano…
Non v’è rumore se non quello di una vita in frantumi…
Guardo il bicchiere così colmo di alcol da potermi far vomitare…
Trasparente…
Ha qualche riflesso rosa chiaro…forse dovuto a un foglio dello stesso colore su cui è poggiato…
È lo stesso rosa che hanno i ciliegi in fiore…con quei loro piccoli fiori…delicati…che perdono i petali così facilmente….basta del semplice vento…un vento freddo…e i petali si mischiano con l’aria…per poi cadere a terra…o sulle giacche di qualche sconosciuto…
O tra i suoi capelli…già…lei…
Chiunque lei sia…non ha nome….non ha un identità ben definita…non è altro che una semplice sconosciuta…una ragazza. Punto.
Siede sotto un ciliegio, in fiore per questa calda primavera…che tardava ad arrivare.
Ha le cuffiette nelle orecchie…e l’ipod in mano…cambia canzone…e appoggia delicatamente la testa al tronco dell’albero….chiude gli occhi…incurante del mondo…
Ovunque lei vada…ovunque lei si stia perdendo…vorrei esserci anche io…solo per poter gustare un po’ di quella sua felicità…o forse, farne parte.
Ha le palpebre morbide…e delicate…e la sua pelle di porcellana sembra profumare di cannella…è un odore particolare…inebriante e sensuale….ma allo stesso tempo puro come quello di un bambino…
Ha un viso particolare…a partire dal suo taglio degli occhi…sono morbidi e sinuosi…ma resi più intensi da un segno di matita blu…li scurisce…
Crea in quel verde misto azzurro un ombra…una nebbia….che un po’ mi cattura…
Il collo è candido…ha un ciondolo argentato…che sembra solamente dargli un’aria più pura…
Le labbra sono sinuose…e dalle linee morbide…come il piccolo naso…qua e la costellato da delle dolci lentiggini…
Ha le mani poggiate lungo i fianchi…e dei jeans aderenti…una maglietta chiara…bianco panna…come le nuvole che riempono a tratti il cielo…
I capelli sono legati in uno stretto scignon…e hanno dei riflessi oro….
E io non so nemmeno che ci faccio lì…non so nemmeno chi io sia…so solo che un po’ mi rapisce…Lei.
La sconosciuta.
Ovunque lei mi stia portando mi lascio cullare…e vorrei solo scomparire tra i suoi capelli e la sua spalla…

La ragazza con la valigia - 05. Rainmaker

Sono le tre di notte.
Penso ai miei amici sparsi per il mondo che stanno camminando verso scuola mentre io dovrei dormire. Non ci riesco. Quell'email sta ancora là. Ferma, immobile, aspetta solo che io la apra. Mi faccio forza e la apro.
"Darling, how are you?
J'aime pas parler en anglais mais je ne sais pas si tu te souviens un peu de français meme aujourd'hui. Si tu ne comprends pas pardonne-moi mais je ne suis pas tres fort en anglais donc je t'ècris en français. Je voudrais savoir tout sur ta nouveau vie à New York mais je sais que depuis plus de 15ans tu ne sais rien sur moi mais j'éspere que..."
Fanculo. Non voglio continuare a leggere.
L'uomo ha sempre avuto paura del tempo, del tempo che passa e ha sempre avuto ragione. Sono passati quindici anni in cui le sue email, due all'anno, sono di auguri o per compleanni o per festività. Lui è così, un giorno si sveglia e cambia. Un giorno si è svegliato e se ne è andato, un giorno si è svegliato e mi ha scritto un email nella quale vorrebbe sapere tutto sulla mia "nuova vita". Non funziona così. Te ne sei andato, potevi lasciare me ma non dovevi lasciare Lily e mia madre. Loro le dovevi far vivere felici di me non me ne fotte un cazzo. Loro, però, no.
E così mi infilo un paio di jeans, una felpa, la sciarpa e esco. La porta non fa tanto rumore, Lily dorme e mia madre pure. Il mio ipod spara malinconia e incazzatura a tutto volume. New York, tra i suoi pregi e i suoi difetti, ha che è una città viva ad ogni ora del giorno e della notte. Non so nemmeno che viso ha mio padre, non me lo ricordo. Non so nemmeno qual è il suono della sua voce e se quei miei stupidi occhi chiari li ho ereditati da lui. Voglio scappare, voglio tornare indietro, voglio andarmene da qui. Rivoglio la mia città, quella che profuma di vita e felicità in ogni angolo, quella dove ho lasciato il cuore. Chiudo gli occhi mentre cammino, non voglio ricordare nulla, voglio vivere...vivere finché le forze non mi abbandoneranno. Non voglio ricordare. Vivere al massimo, senza rimpianti. Lo voglio. Lo desidero con tutta me stessa.
Corro, e corro ancora. Le mie sigarette fumate da anni si fanno pesanti sui polmoni ma devo arrivare in un posto. La mia scuola, le scale esterne, il tetto. Quando arrivo mi stendo, guardo il cielo e urlo. Non urlo per ripicca, urlo perchè non voglio soffrire, io sono forte...devo esserlo. E fanculo. In quell'urlo alle quattro di notte c'è tutta una vita, una vita che non è stata perfetta ma è la mia. Lo rimarrà sempre. Tutti, tutti se ne possono andare e tornare quando vogliono ma nessuno mai riuscirà a portarmi via la mia vita. Mai.
Io voglio vivere.
E ora, in questa notte, una sigaretta, una canzone e la mia vita.

"And I know of the pain that you feel the same as me
And I dream of the rain as it falls upon the leaves
And the cracks in our lives like the cracks upon the ground
They are sealed and are now washed away
You tell me we can start the rain
You tell me that we all can change
You tell me we can find something to wash the tears away
You tell me we can start the rain
You tell me that we all can change
You tell me we can find something to wash the tears..... "

Io di paura ne ho tanta

Fa freddo…

L’aria gelida mi passa tra i capelli, e si appropria del mio collo…

Il sole tramonterà tra qualche ora, ma per ora splende pacato nel cielo…

Mi incammino…il giubotto, l’i-pod e tutto il mio mondo, o ciò che ne rimane…

Cammino silenziosa sulle rive del fiume, sola…

Fa freddo, ma non ci voglio pensare…

Non ora…

Non ora, che le mie parole non hanno più un sapore, non ora che i miei occhi hanno perso il colore…non ora che nel mio cielo non brillano nemmeno le stelle, non ora…

Soffia il veno portando tristezza e malinconia…

Cammino e la musica spara dolore a tutto volume…Have no fear, dice la canzone…non avere paura…Mi spiace, io ne ho tanta…

Ci sono i ranuncoli, piccoli fiori gialli che mi ricordano tanto delle foto…

Mi siedo sotto l’albero…ed è un albero che di ricordi ne porta tanti con se…i migliori.

Sembra che tra la sua corteccia, intriso nei suoi anni, ci sia il suo sorriso…

E un po’ mi manca, forse mi manca molto di più…

Mi stendo sul prato…e guardo il cielo, stanno arrivando le nuvole scure…anche qui.

Ho voglia di piangere, e ne ho tanta….tanta davvero…

Voglio solo piangere…

Solamente piangere…

Lacrime, Musica, Vento e Solitudine…

E risuona quella canzone in testa…

“Have No Fear..”

Mi spiace, io di paura ne ho tanta…

e chi ha voglia capisca...se no....non importa. No, ora no...

Angie

Corri Angie...e corri ancora....corri e nn fermarti, non ora.
Cammina per strada: Angie.
Cade la pioggia...silenziosa e pacata...e nn ha nemmeno voglia di coprirsi, nn oggi. Oggi nn importa.
Ha delle gambe slanciate...e magre, i capelli scuri le corrono lungo la schiena...ondeggiano mossi dal vento. Ha la pelle chiara, con qualche lentiggine sul naso. Il viso magro, e dalle linee sinuose...e gli occhi di un blu tinto di menzogna.
Angie è così, lei e quei suoi occhi blu. Quei suoi occhi quasi finti, di quel colore del cielo...Nei suoi occhi, sì...ti puoi perdere. Quel blu ti porta lontano, dove nessuno ti può raggiungere...nessuno, se non lei...Il suo cuore.
Angie cammina triste per strada, oggi.
Il passo è lento..delicato e rumoroso. Il profumo della sua pelle sembra espandersi nell'aria, sa di primavera misto a inverno...di petali di fiori tinti di rugiada.
Cadono pesanti gli sguardi altrui su quei suoi occhi, blu di menzogna.
Il passo è strascicato, stufo, e immensamente doloroso.
Si raccoglie i capelli scuri in uno stretto scignon, e si siede sporta su un fiume.
Piove...e le gocce di pioggia le cadono sul viso, ma i suoi occhi nn mentono...
Cola il dolore sul suo volto...gli occhi si fanno più chiari e assordanti, e ora...nn c'è volto che riesca ad incrociarli...non c'è cuore che riesca ad avvicinarsi.
Piange Angie...e piange ancora. I singhiozzi soffocati, amari e dolorosi....ma quasi dolci, come quelli di un bambino.
Angie è così, una persona e l'opposto di se stessa.
Angie è un mondo racchiuso in quei suoi occhi, che ora espande nell'aria misto a il fumo della sua sigaretta...e quel momento è suo, è un istante per lei e quella sua sigaretta...fumo grigio dal sapore di cancro che spera porterà via il suo dolore, pur sapendo che non è così.
Infila la mano magra e delicata nella tesca del giubotto, e tira fuori una collana...un ciondolo d'argento.
Brilla e un po' ci gioca con quelle sue dita affusolate...è bellissima, sì lo è...
E si perde accompagnata dalla sua canzone, che sì...è per lei...

"Angie, Angie, quando scompariranno queste nuvole scure?
Angie, Angie, dove ci porterà il destino? "


"Angie, io continuerò ad amarti, ricordando tutte quelle notti in cui abbiamo pianto
tutti i sogni che tenevamo stretti sembravano finire in fumo
lasciami sussurrare nelle tue orecchie
Angie, Angie, dove ci condurrà il destino
Angie, non piangere, tutti i tuoi baci hanno ancora un sapore dolce
odio vedere la tristezza nei tuoi occhi "



"Ma Angie, io ti amo ancora e dovunque io guardi vedo i tuoi occhi
non c'è nessuna donna che si avvicini tanto a te
e dai, asciugati gli occhi "


La sua canzone, che ormai lei conosce fin troppo bene...Angie asciugati gli occhi passeranno queste nuvole scure, se non oggi...domani, ma nulla è per sempre...e i suoi occhi blu di menzogna sono troppo veri...e quella bugia, la più grande che potesse dire...lui sa che era falsa, falsa come quel sorriso che nascondeva il dolore...non mentire sui sentimenti Angie, non mentire se non quando è l'unica cosa che ti rimane da fare...


Angie passa la mano e asciuga le lacrime, che sembrano quasi tinte dello stesso blu dei suoi occhi...e lei riesce ad immaginarsi la fine di tutto: di un racconto, di una vita, di un libro, di una storia, ma non di questo...non dell'amore.
E Angie scrisse fine all'amore, pur amandolo ancora...perchè la cosa che ti fa più male è vederlo soffrire e tu soffrire insieme e a causa sua...allora...lei decise di mentire...e per un giorno Angie, dimenticò il suo cuore...e per un giorno Angie decise di soffrire pur di renderlo felice.
Angie.
Angie e il suo cuore.
Angie e il suo amore.
Angie e quei suoi occhi blu di menzogna.
Angie e la sua vita.

"Era giusto così...perdonami...Ti Amerò per sempre."
E con la mano lancia quel ciondolo d'argento che viene portato via dall'acqua, senza meta, senza nome ma con sè l'amore più grande...
A Angie fa male il cuore...ma non importa, così doveva andare.

Angie.

La ragazza con la valigia - 04. The sky is crying.

Piove.
Piove da un po' di giorni ormai. Le colorate adolescenti di New York non sono contente, gli si rovina la piega e così vanno in giro nascondendo le loro extension sotto ad un cappuccio di un giubbotto alla moda. Io sono contenta. Io sì. Per me, è malinconica questa pioggia. Oggi è fin troppo triste. Io ho i capelli bagnati, il trucco non perfetto, le mani fredde e i piedi congelati. Non importa. Oggi arrivata mezza di corsa a scuola ho sentito una voce dietro di me, e un maledetto accento infinitamente americano che ancora adesso non amo particolarmente.
"Hey Smoker! What's your name?"
Mi sono voltata e come un ebete ho indicato me stessa sottintendendo con questo gesto se quel ragazzo parlasse proprio a me. Mi ha fatto un gesto per dire sì.
"It's not so important right?"
"You're wrong"
"Smoker...don't you call me like this? So, call me Smoker. Bye boy"
"My name is Edward, call me only Ed if you want"
"Okey, bye Ed"
Non mi ero mai voltata a guardarlo, ero di fretta, l'ho visto solo con la coda dell'occhio. Poi ho capito. Ho incrociato il suo sguardo: il ragazzo con gli occhi scuri e luminosi. Era il ragazzo del tetto. Quando ho capito che era lui mi è scappato un sorriso. Non sono salita sul tetto oggi, non ne avevo voglia, sono rimasta a disegnare in classe. E ora, piove ancora però una felpa larga, le mie parole un po' buttate alla rinfusa, la mia sorellina che sento canticchiare da qui mi mettono quasi di buon umore. L'unica cosa che mi strappa un sorriso abbastanza vero però è questa pioggia. Il cielo sta piangendo e mi piace pensare che ora pianga di felicità. Non è così. Un e-mail from Dad. Era quasi un anno che non mi scriveva, anzi 10 mesi per la precisione. Vorrei leggerla. Un'altra parte di me vorrebbe cliccare direttamente su elimina. Cosa mi avrà scritto? sì è vero geneticamente è mio padre, ma per me è solo uno dei tanti che mi hanno fatto traslocare l'unica differenza è che lui ha ferito mia madre. Ferita per sempre. Lei non lo deve sapere, no.
"Lily! vieni a dare un bacione a tua sorella!"
e ho sentito la sua voce squillante che rispondeva un arrivo felice. Lei è l'unica che riesce a non far scorrere le mie lacrime. Nessuno le deve vedere.
E così ho sentito aprire la porta e le sue braccia fiondarmisi al collo. Quanto le voglio bene. Lei non lo immagina nemmeno. E così proprio in quell'istante, mentre guardo gli occhioni scuri di mia sorella, dimentico tutto: l'email, papà, la mia vita prima di allora.
Ora è solo il cielo che piange.

Bang Bang

Uccidimi, e se vuoi fallo dolcemente.
Uccidimi con un colpo solo diretto al cuore ma non rinfacciarmi di aver scelto la vita.
Non ti lamentare di domenica mattina rompendo i coglioni al mondo che si sveglia tardi, non fare domande se poi sai già che delle risposte te ne frega poco o niente. Non guardarmi negli occhi e sorridermi come la prima volta che mi hai tenuta in braccio. Non cercare di recuperare anni persi, quegli anni sono finiti. Non provare a conoscermi dopo anni ed anni in cui mi hai ignorata. Non venirmi a dire che non te ne frega un cazzo quando cinque minuti prima volevi sapere tutto.
Nessuno ti ha imposto di scegliere la vita, nessuno ti ha imposto il ruolo che hai.
Nessuno ti ha detto allevala, crescila e stalle accanto.
Nessuno ti ha detto niente, mai.
Hai scelto tu.
Era meglio se sceglievi l'eroina...

è solo un nastro

Ricordi. Forse no. Forse solo immagini nella mia mente.
"Marghe cos'è che porti sui capelli?"
"è solo un nastro con qualche scritta..."
"ah sì?!!!! ooook"
Sembro schiva, ma non lo sono...in verità sto seduta qui con voi a guardare il fiume, sono solo malinconica...o forse no.
Non ti ho risposto sai perchè? Perchè non avresti capito...
"Torno tra dieci minuti, devo fare una cosa importante....a tra poco" e mi stampo in faccia quel sorriso facsimile ad uno smile di msn, che sa tanto di falso...
Passo vicino all'albero con sotto i pacchetti di Pall Mall blu...quelle che consumavo insieme a qualcuno, tanto tempo fa.
E vicino ad un salice piangente sciolgo i capelli: sento il nastro tra le mie mani, e rileggo le parole...
- Why live life from dream to dream and dread the day when dreaming ends -
solo chi lo volta riesce a leggere perchè ci sono quelle parole. - prometto che buttero questo nastro quando non crederò più nei miei sogni...Marghe -
La mente a fatica ritorna indietro a quando scrissi quelle parole. Ho rinunciato a tutto per qualcuno che amavo, e lui mi ha preso in giro...5 giorni e mi ha buttata via come un gioco. e allora fottiti.
Penso, allora, a qualche istanto prima di sedermi da sola sulla sponda del fiume..le presi il braccio la guardai in faccia "Ora è tuo...hai avuto ciò che volevi." e poi ero tornata insieme agli altri come se nn avessi niente sapendo che lei nn sarebbe venuta da me, non davanti a tutti.
Così ora sono qui, dopo aver rinunciato a qualcuno che avrei voluto conoscere, per cui provo qualcosa...ma rinuncio a lui perchè c'è una persona che deve chiarirsi le idee, e deve capire cosa vuole.
Non mi piacciono le competizioni, le odio. Non mi piacciono le persone false, le odio. Non mi piacciono le persone che si mettono in mezzo semplicemente perchè messaggi con qualcuno. E ora, ora che anche il mio ultimo sogno è andato in frantumi guardo il nastro bagnarsi nell'acqua...non fa rumore. E mi canticchio la strofa di quella canzone.
Accendo un' ultima sigaretta, e vorrei davvero voltarmi e sapere che ci sei. Ma tu sei da lei, che giochi e scherzi con la tua migliore amica, e forse non lo sai, o forse sì, ma lei vuole te, probabilmente ti ha sempre voluto per quanto si ostini a negarlo anche guardando in faccia me. E ora non mi rimane niente da fare, se non sforzarmi di non scriverti, di smettere di pensarti, di pensare a come poterti rivedere...No, ora tu..il mio ultimo sogno sei andato in frantumi, ma almeno so che quello di un'altra ragazza è ancora intero.
E io, ora, rinuncio a te...

la ragazza con la valigia - 03. High School&Cigarette

Quando sei abituata a viaggiare tanto la scuola e il suo primo giorno con i nuovi compagni non ti preoccupa, non particolarmente. Ormai è un abitudine, nuovi compagni, nuove amicizie, nuovi professori, nuova vita. No, non c'è una nuova me. Perchè? è inutile cambiare per ogni ambiente in cui mi trovo, io rimango io. Rimango la solita cialtrona con la maglietta dei Rolling Stones e i pantaloni di tuta a casa e fuori una delle tante che puoi incrociare per strada. E sta mattina primo giorno al High School. No, non sono emozionata. Sono entrata come al solito, detto le solite banali frasi di presentazione e poi mi sono seduta nell'unico banco libero, come sempre. E a parte sentirmi domandare tipo trecento volte da dove vengo e perchè mi ero trasferita non è successo nulla di particolare. Infondo è una classe come le altre, una delle tante in cui trovi però sempre qualcuno che ti colpisce, beh io non l'ho trovato. Ho camminato per i freddi corridoi americani per l'ennesima volta, rimpiangendo talvolta ciò che c'è stato prima. Poi sono salita sopra il tetto con le mie sigarette. New York è magica anche per questo...i suoi tetti, e l'infinita megalopoli che si estende. Bella e magica. La mia sigaretta ha un'altro sapore davanti a questo paradiso. Era da tanto che non lo sentivo. Quel sapore...è difficile da spiegare ma è come se sapesse di vita, di felicità, di amore, di gioia. Quella mia sigaretta. Che sia per la canzone di sottofondo o per l'aria newyorkese non lo so, però in quel istante ero felice. Felice di esserci, di stare lì in quel preciso momento: io, la mia sigaretta, la mia musica e la malinconica NY. Sono stata interrotta dalla porta sul tetto che veniva aperta, evidentemente non ero l'unica a volere un po' di pace. Non mi sono voltata nemmeno, ho continuato a guardare dritto davanti a me. Il passo strascicava, non portava i tacchi, ed era silenzioso. Ero sicura fosse un ragazzo. Noi donne abbiamo un difetto, anzi più di uno, quando ci spostiamo facciamo la cianciara di altre tre persone tra tacchi, bracciali, orecchini, borse e cose varie. Sono la prima che lo fa. Aspirai quell'ultimo tiro al sapore di cancro e incrociai il suo sguardo. Occhi scuri e luminosi. E ora di quella mia sigaretta non rimaneva altro che un mozzicone e quell'odore di fumo che mi aleggiava tra i corti capelli. Ora, stesa nella mia stanza bianca guardo fuori dalla finestra. Piove. Vorrei vedere le stelle. E non so perchè ma quei suoi occhi e quella canzone tormentano la mia mente. Quegli occhi...

Hold up
Hold on
Don't be scared
You'll never change what's been and gone

May your smile (may your smile)
Shine on (shine on)
Don't be scared (don't be scared)
Your destiny may keep you warm

Cos all of the stars
Are fading away
Just try not to worry
You'll see them some day
Take what you need
And be on your way
And stop crying your heart out

Get up (get up)
Come on (come on)
Why're you scared? (I'm not scared)
You'll never change
What's been and gone

Cos all of the stars
Are fading away
Just try not to worry
You'll see them some day
Take what you need
And be on your way
And stop crying your heart out

Cos all of the stars
Are fading away
Just try not to worry
You'll see them some day
Take what you need
And be on your way
And stop crying your heart out

We're all of us stars
We're fading away
Just try not to worry
You'll see them some day
Take what you need
And be on your way
And stop crying your heart out
Stop crying your heart out
Stop crying your heart out

Stop Crying your heart out – Oasis

Quando guardi il cielo

Guardi il cielo...senza un motivo, lo fai e basta.
Ti rendi conto che il tempo passa: i visi invecchiano, i sorrisi scompaiono...
Sì, è così...
Una notte. Una notte qualsiasi, una come le altre...o forse no.
Questa notte non ha nulla di speciale, non è più buia delle altre né più luminosa. è come le altre....
Questo cielo non è quello di San Lorenzo, ma le stelle ci sono lo stesso.
Il capuccio mi copre un po' il viso, ma lascia ancora i miei capelli volare nel vento...
In questa notte non sono altro che un' immagine scura che cammina in una strada senza illuminazione.
Una strada di campagna, sento il profumo degli ulivi e della pioggia che ha appena finito di cadere...
Dormono tutti.
Saranno le due o le tre di notte, non ha importanza.
Il buio ricopre le case e anche la mia...
Vedo in lontananza i cipressi di quella casa che profuma d' estate, di ricordi...
Questo posto è silenzioso, come mai l'ho sentito prima...s'ode solo il rumore delle mie scarpe sull'asfalto.
Mi risuona in testa questa canzone accompagnata dal mio respiro colmo di malinconia e benessere.
Sono uscita, silenziosa e sola...
E ora mi ritrovo a camminare per l'ennesima volta su questa strada, però non è giorno, non ci siete voi insieme a me...
La memoria torna indietro dandomi una visione lucida e dolorosa...
Ridevo, com'ero felice...ero appena arrivata.
E tu...tu com'eri triste, il tuo viso non era più illuminato da quella luce gioiosa, anzi era intriso di un torpore scuro che rare volte si vede...
Vorrei solo non sentirti pronunciare quelle parole, io scherzavo...ma tu no.
L'hai detto tranquillamente, con una voce bassa e fredda.
Come fa male.
E ti puoi sentire grande quanto vuoi, ma non si è mai abbastanza grandi per questo.
Ti guardo in faccia e spero solo che se lo farai, lo farai per la tua felicità...
Spero solo di vederti felice, ancora.
E quelle parole mi risuonano in testa, ancora.
Avrei voluto piangere, ma non voglio essere un peso per la tua decisione. Voglio solo che tu sia felice, non pensare a noi.
E quando dici che "siamo abbastanza grandi" è vero, rispettiamo le vostre scelte, tutte...
Ti rendi conto che arrivi ad un certo punto in cui ti devi mettere da parte e aspettare, rispettare.
Vorrei domandarti il perchè, ma ora dormi...meglio così.
E così mi ritrovo su quel tavolo di marmo, in cui ho i miei ricordi...
Mi ritrovo io e il cielo, anche stavolta...
E ora che tutto tace, ora che tutto è silenzioso, ora che ci sono solo io....ora, sì, posso piangere.
E tutto sembra ricoprirsi di un grigiore tossico e frivolo...
Anche il lago, in lontananza.
Le stelle si fanno sempre meno luminose, e tutto perde piano piano il suo sapore.
Vorrei solo potermi voltare e sentirti parlare, sentirti dire che passerà...ma stavolta non ne sono sicura. Stavolta no.
E ora...tutto tace. Ora...tutto è silenzioso. Ora...ci sono solo io.
Ora...posso piangere.


In honor of the only woman that I thank for living.
And tonight, for you, Morning Yearning by Ben Harper.


My fingers touch upon my lips
It’s a morning yearning
It’s a morning yearning
Pull the curtains shut try to keep it dark
But the sun is burning
The sun is burning
The world awakens on the run
And we’ll soon be earning
We’ll soon be earning
With hopes of better days to come
That’s a morning yearning
Morning yearning
Morning yearning…
Another day another chance to get it right
Must I still be learning?
Must I still be learning?
Baby crying kept us up all night
With her morning yearning
With her morning yearning
Morning yearning…
Like a summer rose I’m a victim of the fall
But am soon returning
Soon returning
You’re love’s the warmest place the sun ever shines
My morning yearning
My morning yearning
Morning yearning…

Una partita a poker

L'amore è come giocare a poker, ma in due...
distribuisci le carte...solo cinque carte però, l'essenziale.
Passato, presente, futuro, carattere e cuore.
Non serve dire altro.
E poi quando sei servito guardi le carte...sono le tue, nn puoi offrire di meglio...certo puoi cambiarne alcune nel corso del tempo, proprio come cambiano le persone, ma alla fine quando le guarderai l'unica cosa che vedrai è ciò che sei. Nel bene o nel male.
Gli avversari possono solo immaginare le carte, cogliere qualcosa dal tuo respiro, dal tuo sguardo, ma solo tu le conosci realmente.
E poi, con il tempo la posta sale e sale sempre più...finchè proprio cercando lo sguardo di un avverssario aspetti le risposte.
Un bravo giocatore di poker è sicuro di sè e sa aspettare.
Arriva il tempo di decidere..."tutto per vedere", punti ogni cosa. Non sai se te ne pentirai o meno, senti che quella è la cosa giusta da fare. La fai.
E ora, lentamente mostri le carte. Appoggi sul tavolo una coppia di kappa di fiori, le altre carte potrebbero celare altri punti ma esiti. Guardi l'avversario.
Gioca con le carte insopportabilmente e l'unica cosa che ti mostra è l'angolino di una carta: fiori.
potrebbe avere qualcosa di più alto, magari un poker d'assi.
A quel punto è inutile guardarsi intorno cercando delle risposte che solo l'avversario ti può dare.
E ora stai lì, persa tra i suoi occhi sapendo che devi aspettare.
Aspettare...
Ci potrebberò essere vincitori e vinti, è troppo presto per dirlo. Però devi aspettare.
Aspettare...
Quando calerai tutte le tue carte, solo allora saprai chi avrà vinto: entrambi, tu, lui?
è solo questione di tempo.
Ma tu nella tua testa immagini la fine di questa partita.

C'è chi dice che è un partita appena iniziata, e chi dice che ormai la mano è finita.

C'è chi dice che dietro a quelle carte c'è qualcosa di molto simile alle tue, e c'è chi dice che l'avversario ti ha già fatto capire la verità.

C'è un unica cosa da fare: Giocare. La posta è alta, è vero. Ma credo ne valga la pena.

E ora...do you want to play?

E ora...inizia la partita.

La ragazza con la valigia - 02. Sam

Ho aperto la porta e me lo sono visto davanti con quell'aria da uomo in crisi di astinenza e un sorriso che cercava di essere il più sincero possibile. La conoscevo quella faccia. Tutti gli ex di mia madre ce l'avevano il primo giorno che mi incontravano, volevano apparire "giusti". In realtà potevano fare tutte le facce di questo mondo ma io li vedevo come dei semplici e possibili motivi per un nuovo trasloco. Ogni volta era la stessa storia, bastava sentire quella canzone riecheggiare in casa. I'm Easy di Keith Carradine, è la canzone che mio padre dedico a mia madre quando se ne andò. Almeno questo è quello che lei racconta. Quell'uomo di mezz'età mi guardava con un' aria sconsolata, come un cane che aspetta il padrone da ore. Che lo faccia per il mio silenzio o per la macchia gigantesca di gelato sulla mia maglietta preferita dei Rolling Stones? Mah. Vabbè.
"Tu devi essere Sam, mia madre mi ha parlato tanto di te."
Sì lo so, è la solita frase che di solito dicono i compagni della propria madre alla figlia, ma quando mi vedono stanno tutti sempre zitti. Gli faccio questo magico effetto: un silenzio fin troppo imbarazzante. Non ho mai capito il perchè. Che sia per il mio aspetto da gioventù bruciata? o per i capelli corti? o per quegli stupidi occhi? O per la piccola M tatuata sul collo? Chissà. Di tanto in tanto vorrei saperlo, ma non ho voglia di sbattermi per entrare nella testa di un uomo che potrei odiare fino alla morte se sentirò quella canzone per l'ennesima volta.
"Anche a me di te, non sai quanto"
"E allora non stare sulla porta, entrate no?"
E a questo punto come ogni volta ci caccio il mio sorriso che sa tanto di falso. Però ci cascano tutti.
Tutto sommato non mi sembra neanche troppo sciocco, e nemmeno brutto o stolto. Meglio chiamare Lily.
"Lily! Scendi!"
Mi sento un po' la mamma di casa in questi momenti ma lo faccio perchè mia madre è troppo occupata a controllare se in casa c'è disordine senza attirare troppo la sua attenzione.
E così Sam ci guarda con gli occhi sgranati.
"Sì lo so, siamo diverse ma il padre è lo stesso"
Ecco ora è finita la nostra recita. Ora possiamo tornare nelle rispettive stanze, spettegolando su questo Sam che chiamo per nome pur non avendolo visto mai prima d'ora. E poi ci aspetterà una cena colma di calorie condite da domande su che cosa facciamo, i nostri interessi, le cose che preferiamo per così la prossima volta arrivare con un regalo che ci soddisfi.
Come sono prevedibili.

Between the bars

Era tanto tempo fa’.
Forse no, forse non è passato poi così tanto tempo da quel giorno. Non lo so.
Quel pub puzzava di fumo in ogni suo centimetro e aleggiava quell’odore di gin ovunque, mi piaceva. Mi piaceva perché era tranquillo, silenzioso, e perché quell’odore di sigaretta misto ad alcol mi inebriava. Era un odore che ti saliva nelle narici e penetrava nei polmoni, aveva un sapore, un odore dentro di te, ti lasciava qualcosa…qualcosa che. Non so. Qualcosa.
Mi ricordo di lei precisamente, la sua figura è ancora delineata nella mia mente. Seduta davanti al bancone. Era un bancone in legno, un po’ logorato dal tempo, che sembrava però contenere storie che nessuno mai aveva visto o compreso.
Sedeva sempre su uno sgabello, uno di quelli alti in cui i bambini si sentono padroni del mondo, lei non si sentiva niente…niente di più di ciò che era. Portava dei jeans aderenti, che le stringevano le gambe, e una maglietta stretta che le correva sul busto lasciando agli altri l’immaginazione. Ordinava sempre la stessa cosa: “Gin con ghiaccio perfavore”. Era una di quelle poche clienti che non chiamava per nome il barista, però lo conosceva, lo vedeva ogni giorno, sulla stessa sedia, con i gomiti appoggiati sullo stesso bancone dello stesso uguale e consumato pub.
I capelli lunghi le correvano lungo la schiena, mossi, e aveva un adorabile vizio: si passava le mani tra i capelli continuamente, li tormentava ma con dolcezza. Chi fosse non l’ho mai scoperto, ma i suoi lunghi capelli castani me li ricordo, e poi…poi ricordo che aveva sempre gli occhiali da sole, neri.
Dietro quella figura io ci costruivo delle storie, per me portava quegli occhiali per coprire dei lividi lasciati da un marito che non vedeva ciò che vedevo io e lei annegava i suoi ricordi in quel gin ghiacciato. Prima di berlo accendeva una sigaretta, lo faceva ogni volta, come un rituale, non toccava il bicchiere prima di aver accesso la sua sigaretta e il posacenere era sempre lì, sempre in quell’esatto posto sul quel maledetto bancone. Sempre.
E poi, poi stava lì, aspirava il primo tiro di sigaretta e poi beveva il primo sorso.
Ricordo che le labbra le si bagnavano leggermente e che quell’odore di gin arrivava sino al mio naso silenzioso.
Era in quel momento, in quel esatto istante in cui quel odore arrivava sino a me che lei iniziava a cantare, sottovoce, come un sospiro. Quella canzone che tutt’ora mi risuona in testa: Drink up,baby, stay up all night…e intanto passava il dito intorno al bicchiere. Percorreva l’estremità circolare delicatamente mentre cantava quella canzone. Di tanto in tanto udivo qualche respiro pesante nelle sue parole, forse ricordava, forse pensava, forse scappava. Non lo so.
C’è una cosa però che quel giorno interruppe la solita bellissima quotidianità.
Si voltò, mi guardò attraverso le lenti scure e bevve il drink.
Il bicchiere di vetro fece un piccolo suono sul vecchio bancone e poi. Poi si tolse gli occhiali dal volto, proprio mentre la canzone finiva, proprio in quell’ultima strofa I'll keep them still., finalmente compresi. Cantava. E quegli occhiali non servivano a coprire nessun livido, e nemmeno a nascondere chissà quale altra imperfezione. Lei era bellissima. E ancor di più lo erano quei suoi occhi maledettamente blu.
Si tolse gli occhiali e io capì.
Piangeva.

inspired by Elliott Smith – Between The Bars

Drink up, baby
stay up all night
with the things you could do,
you won't but you might
The potential you'll be
that you'll never see,
the promises that you'll only make.
Drink up with me now
and forget all about
the pressure of days
Do what I say
and I'll make you okay
and drive them away
the images stuck in your head
People you've been before
that you don't want around anymore
that push and shove and won't bend to your will
I'll keep them still
Drink up, baby
look at the stars
I'll kiss you again
between the bars
where I'm seeing you there
with your hands in the air
waiting to finally be caught
Drink up one more time
and I'll make you mine
keep you a part
deep in my heart
separate from the rest
where I like you the best
and keep the things you forgot.
The people you've been before
that you don't want around anymore
that push and shove and won't bend to your will
I'll keep them still.



Bevi in un solo sorso, baby, rimani alzata tutta la notte
con le cose che potresti fare
non le farai ma potresti.
Ciò che potresti essere
che non vedrai mai,
le promesse che solamente farai
Bevi in un solo sorso, con me, ora,
e dimentica tutto riguardo
le pressioni della vita.
Fai ciò che ti dico
e ti farò stare bene
e allontana le immagini ferme nella tua testa
Le persone che sei stata prima,
che non vuoi più attorno,
che spingono e premono e che non si piegano al tuo volere
le conserverò ancora.
Bevi in un solo sorso, baby, e guarda le stelle.
Ti bacerò ancora
tra gli ostacoli,
dove ti sto vedendo,
con le tue mani in aria,
in attesa di essere afferrate.
Bevi in un solo sorso ancora una volta,
e ti farò mia.
Conservandoti da parte,
nel profondo del mio cuore,
separata dal resto,
dove mi piaci più di ogni cosa,
e conservando le cose che hai dimenticato.
Le persone che sei stata prima
Che non vuoi più attorno
Che spingono e premono e non si piegano al tuo volere.
Le conserverò ancora.

http://it.youtube.com/watch?v=yM5kCRrZ2ZE Cover by Emily Haines (Metric) acoustic
http://it.youtube.com/watch?v=37k_Ri1XxEc Original song by Elliott Smith

L'ultimo bacio

Dimmi che li senti quei violini lontani.
Dimmi che la senti quella melodia.
Dimmi.
Mi posi la mano sul viso, tra i capelli e la guancia, come solo un vero amante sa fare.
No, i miei occhi oggi non te li regalo. Non ti regalo il mio sguardo.
L'hai avuto. L'hai amato. Probabilmente troppo...
Mi sfiori le labbra, ne tracci il contorno come la prima volta che le hai potute avere vicine.
Non parlo, non ci riesco. Non so nemmeno perchè io sia qui davanti a te.
Guardo i tuoi occhi, vedo i nostri ricordi.
Le nostre risate, le lacrime, le calde coperte, le sigarette, le uscite con gli amici, gli spritz e la pioggia...nel tuo sguardo.
Me ne voglio andare. Non voglio restare.
Mi tieni una mano e io faccio per andarmene.
Mi lasci andare, hai scelto tu.
Sento il vento che scorre tra le nostre dita e non mi volto, non posso.
Respiro l'aria pura. Voglio una sigaretta. Cazzo...
Un passo, un'altro.
Sento le tue braccia intorno a me, ma tengo il volto alto le mie lacrime non te le voglio lasciare.
Perdonami...
Sento questo detto dai tuoi gesti e dal tuo respiro o forse lo sussurri. Non so.
Non pronunci una sola parola, una sola fottuta parola perchè io possa tornare da te. Però mi lasci andare.
Afferro i tuoi polsi e li scanso, voglio andarmene.
Mi volto perchè io nei miei valori morali credo ma non riesco a non guardarti...per un'ultima volta.
Quegli occhi e quel sorriso che non c'è più.
Un ultimo bacio. Ti lascio questo.
Un ultimo bacio occhi dentro occhi, un respiro solo.
Un ultimo bacio che parla di noi, un ultimo bacio che parla d'amore.
L'ultimo.

La ragazza con la valigia - 01. Start

Non credo sia importante il mio nome. I nomi in una storia o in un libro sono secondari, se non altro il mio in questo caso lo è. Vi basti sapere che il mio nome non lo troverete negli annuari di nessuna università famosa né tanto meno nei libri di storia, nessuna canzone porta il mio nome e nemmeno i fiori. Nessun santo, nessuna via, nessuna piazza...Niente. Io non ho fatto storia e non ho intenzione di farla, non sono famosa e non lo diventerò mai. Io però sono, esisto. Che sia un bene o un male non lo so, so semplicemente che equivale alla verità. Non sono particolarmente alta, non ho delle tette da film romanticamente porno, non mi vesto casual o alla moda e i miei capelli sono semplicemente corti non lunghi o rasati. Non ho le labbra di Angelina Jolie e non aspiro particolarmente ad averle, non sono una modella cocainomane fottutamente figa né tanto meno una bionda platinata. Sono solo una come le altre. C'è un unica cosa che tutti ricordano di me: gli occhi. Cosa avranno mai i miei occhi non l'ho mai capito. Non assomigliano a due fanali di una macchina da quanto sono grandi, non sono del colore dell'erba né del mare né del cielo, però sì sono chiari. Hanno quel colore stupido che assomiglia al miscuglio di grigio, azzurro e una punta di verde. Sono solo degli occhi chiari. Parlo tre lingue e mi bastano, non ho una lingua madre forse perchè viaggio da quando avevo tre anni. Perchè? C'è un'unica cosa che ti fa viaggiare così tanto: l'amore. Peccato che questo amore non riguardi me, ma mia madre. Mio padre ci ha abbandonate quando avevo tre anni: me, mia madre e Lily anche se era ancora sguazzante nell'utero di mamma. Sì fatevi un bel pianto e commiseratemi così poi sarete fieri di voi stessi. Io non piango più ormai. Dopo anni di traslochi impari che inutile piangere, ormai è andata così, basta. Sono nata a Parigi, ero una di quelle che abitavano nei primi arrondissements, una di quelle che gli abitanti della banlieue snobbano perchè secondo loro altolocate e frivole. Non definirei il francese la mia lingua madre contando che poi mi sono trasferita a Bath. Dopo Bath Londra, dopo Londra Roma, dopo Roma Firenze, dopo Firenze Detroit, dopo Detroit Los Angeles, e infine dopo Los Angeles New York dove sto ora.
Suonano alla porta. Oggi appuntamento in stile " conosciamo i figli della donna che mi scopo da un po' " per il nuovo compagno di mia madre.
Write you soon.