Era il 12 gennaio 1990. Sì, ricordo ancora la data. Sarebbe ridicolo, piuttosto, che me la fossi dimenticata. Ore 23.00 Satyricon.
Ci andavo spesso, una volta. Era un piccolo locale di Portland. Cosa mi affascinasse non l’ho ancora capito. Luci decadenti, un palco che sapeva di vomito e l’odore di birra sparso ovunque. Forse era proprio quell’odore che mi piaceva tanto, o forse no. Chissà.
Dal mio separé color burro ho visto un ragazzo. Capelli biondi, lunghezza spalle e due occhi chiari. Assomiglia a qualcuno mi ripetevo, e più lo facevo più quel nome mi sfuggiva dalle labbra. Poi, lui si è voltato mi ha guardata e ho fatto scivolare sulla lingua le parole giuste “Assomigli a Dave Pirner!” gli ho urlato. E l’ho fatto con quell’aria arrogante e fottutamente da stronza che mi si addice. Il suo sguardo da dolce ed innocente nanetto più basso di me si è trasformata in cattiveria e nervosismo. Tempo dieci minuti ci siamo ritrovati su un pavimento di birra a menarci. Sul momento non pensavo a come avrebbero reagito le fans del mio gruppo e nemmeno quelle stronzette che suonavano con me. Il nanerottolo così incazzato si levò ad un certo punto o forse lo portarono via, non lo ricordo sinceramente. Sta di fatto che il labbro tumefatto e i capelli distrutti li ricordo, o meglio ricordo la mia immagine allo specchio. Quella stessa immagine mi ha fatto voltare indietro e urlare “Sei proprio un gran figlio di puttana!”. Stronzo mi ripetevo, stronzo, stronzo di merda. Ho passato gli anni a ripetermelo. Lo faccio tutt’ora.
Quel nanerottolo così incazzata ha tormentato i miei pensieri per anni. Sì, per anni.
Era il 12 gennaio 1990. Sì, ricordo ancora la data. Sarebbe ridicolo, piuttosto, che me la fossi dimenticata. Ore 23.00 Satyricon.
Ci andavo spesso, una volta, a suonare. Era un piccolo locale di Portland. Mi affascinavano le luci decadenti, il palco che sapeva di vomito e l’odore di birra sparso ovunque. Ero tranquillo nel mio essere scazzato quando ho sentito urlare “Assomigli a Dave Pirner!”. Non l’avesse mai fatto. C’erano due cose che odiavo: numero uno le persone che fanno paragoni, numero due chi mi paragona a un frocetto sfigato con i capelli morti. Al momento non me ne fotteva un cazzo di chi l’avesse urlato, nemmeno quando vidi quella ragazza con il vestito rosso a pois me n’è fottuto particolarmente. Era una stronza, l’ennesima. Tempo dieci minuti ci siamo ritrovati sul pavimento sporco di birra a menarci. Non me ne fotteva un cazzo di chi fosse, né tanto meno che fosse donna. Era stronza. Ho provato a non farle male inizialmente ma alla prima ginocchiata sui coglioni ho fermamente cambiato idea. Sì, quel dolore me lo ricordo. Ma ricordo, anche, i suoi capelli biondi ed il suo labbro tumefatto che la rendevano tanto affascinante. Me la sarei scopata quella sera stessa, ma lei se ne andò.
Ispirato al primo incontro tra Kurt Cobain e Courtney Love. Una coppia rock, distrutta, eroinomane, ma perfetta nel suo essere maledetta. Una delle poche coppie di cui avrei voluto scrivere se fossi nata in quegli anni.
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