Tasmin Archer - Sleeping Satellite
"Credo che scriverò stasera, è da tanto che non lo faccio"
La strada era vuota: nessuna macchina, nessuna moto, non c'erano nemmeno prostitute, il che era fondamentalmente assurdo vista l'ora e visto il luogo.
Un lungo e fottutissimo retilineo davanti a noi.
I giri salgono. Ancora e ancora.
I lampioni, inizialmente immagini ben delineate davanti a me, si sono trasformati in luci ad intermittenza quasi.
Accellera ancora.
La sua giacca è gonfia d'aria e il tessuto teso ripara me con indosso la camicetta a fiori.
È la camicetta che mi regalò mia madre prima di morire. Tessuto delicato con dei piccoli fiori azzurri, come i miei occhi, leggero, dolce e malinconico.
Maledetta la volta in cui la scelsi per quella sera.
Con un'occhiata veloce vedo che facciamo i 180.
Dio, un sasso per strada e siamo fottuti.
In quel momento mi torni in mente.
Sì, mentre corro ad alta velocità penso a che cosa hai provato tu quando hai fatto l'incidente.
Penso al dolore della caduta sull'asfalto, la mandibola, il braccio. Il sangue.
Dovrei avere paura e non ne ho.
Mi sento in pace.
La testa vuota, il cuore che batte perfettamente regolare e una voglia irrefrenabile di continuare.
Vorrei rimanere così per sempre.
È tutto così vero, ora.
Ora capisco. Ora sento. Ora, voglio.
Le immagini scorrono veloci, velocissime. È forse questo senso di etereo che mi fa desiderare di non fermarci? Non lo so.
So, però, che tutto mi sfiora e nulla percepisco.
È proprio questo nulla che mi fa amare la velocità.
È proprio il sapere che tutto è una questione di secondi, un tempo vano, fugace.
Questo mi fa sentire sicura e non vi trovo logica.
Quella stessa notte io e lui abbiamo fatto l'amore come mai prima, eppure.
Eppure, sono passati anni, ho realizzato tutti i miei desideri: ho due splendide bambine, ho amato come non mai, vivo all'estero in un bell'appartamento dai muri bianchi ed ho una grande vetrata panoramica. Sono quello che tutti definiscono la felicità fatta a persona, eppure. Eppure continuo a voler tornare a quei 180.
I miei 180. Miei.
Ora ho capito cosa hai provato. È bello, bellissimo.
Sì, non so più scrivere come una volta ma questo rimane in tua memoria.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento