I ritmi sono tornati quelli di sempre. Sveglia la mattina presto e dritta a scuola. Che sia la musica sparata a tutto volume o la giornata che mi fa sentire bene non lo so. Faccio le scale in velocità, cerco Ed tra la marmaglia di adolescenti avvolti dai nostri jeans a vita bassa e le magliette aderenti. Non lo vedo, mi fiondo in classe. Saluto tutti come ogni mattina, ma prima di iniziare le nostre solite chiacchierate pre-lezioni mi accorgo di una cosa. La lavagna. Una scritta.
"Smoker, I found you."
Nessuno sa che quella Smoker sono io e che quella scritta l'ha lasciata lui. Scoppio a ridere, mi viene voglia di andare a cercarlo e di dirgli "Hai vinto la caccia al tesoro." Ecco questo è uno di quei classici momenti in cui la mia mente inizia a vagare nei sogni. Mi faccio quei micro filmini in testa che sono tutti a lieto fine. Controllo l'orologio, mancano dieci minuti.
"Dove vai?"
"Devo andare a fare i complimenti ad una persona"
"Mi raccomando voglio anche il bacio eh!"
"Fottiti Jin"
Jin è una delle mie amiche, una di quelle che crede di sapere tutto di me, ma che in realtà non sa tanto. Però, le voglio bene.
Corro e corro davvero. Faccio quattro rampe di scale ad una velocità spropositata e purtroppo risento delle mie "adorate" sigarette.
Quando mi deciderò a smettere? Fanculo, corro lo stesso.
Apro la porta che da' sul tetto in velocità. Apro gli occhi, è lui. Ho il sorriso stampato in faccia.
"Ma allora hai capito che ero io." e quel suo sorriso compiaciuto da pseudo fighetto mi da fastidio, gli vorrei rispondere di no che è stato solo un caso. Stronzate.
"Non c'è nessun'altro che mi chiama in quel modo, almeno credo."
"Lo spero, non è stato troppo semplice trovarti in una scuola con trentasei classi e più di mille alunni."
"Come hai fatto?"
"Segreto del maestro."
"Segreti, quanto li odio. Eppure ne ho così tanti." e intanto mentre parlo mi porge una sigaretta e me la accende.
"Ora me lo dici il tuo nome?"
"No." Non lo faccio con cattiveria, forse lo faccio solo perchè sono stronza o forse perchè anche se gli dicessi il mio nome nulla cambierebbe.
"Perchè?"
"Stai zitto e fuma Ed, i miei perchè non sono importanti"
Ride, fa quella risata stupida da mezzo incazzato e mezzo menefreghista. Come la mia.
Passiamo cinque minuti a fumare, in silenzio.
Guardiamo i tetti e i grattacieli di New York davanti a noi senza proferire parola. Incrociamo lo sguardo una volta sola e colgo nella sua espressione lo stupore nell'accorgersi dei miei occhi che credo non abbia mai guardato come ora. La sigaretta è finita, la cenere giace per terra intatta e grigia.
"Anche se ti dicessi il mio nome non lo capiresti, sono nata a Parigi. Ho un nome francese. Non lo riusciresti nemmeno a pronunciare."
Mi incammino verso la porta, lui mi lascia andare.
Mi volto un' ultima volta.
"Charlotte...Il mio nome è Charlotte."
Non voglio sentire l'eventuale pronuncia e tiro dritto.
"A presto, Charlotte"
Non è possibile. Lo pronuncia perfettamente. Non c'è un minimo di accento americano in quel nome, non c'è un accento inglese. Solo mia madre lo riesce a pronunciare così nemmeno Lily ce la fa. Tutti si sbizzariscono su i vari soprannomi come Charlie, Lotte e robaccia varia. Non so come ma riesce a intravedere in me quell'aria interrogativa che cerca di capire come abbia fatto.
"Ho vissuto un anno in Francia prima di trasferirmi a New York dove sto da molti anni ormai"
Mi scappa un sorriso. Non mi volto e me ne vado.
Mi avrai pure trovata, ma anche io ho trovato te.
I found you.
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