venerdì 16 gennaio 2009

La ragazza con la valigia - 02. Sam

Ho aperto la porta e me lo sono visto davanti con quell'aria da uomo in crisi di astinenza e un sorriso che cercava di essere il più sincero possibile. La conoscevo quella faccia. Tutti gli ex di mia madre ce l'avevano il primo giorno che mi incontravano, volevano apparire "giusti". In realtà potevano fare tutte le facce di questo mondo ma io li vedevo come dei semplici e possibili motivi per un nuovo trasloco. Ogni volta era la stessa storia, bastava sentire quella canzone riecheggiare in casa. I'm Easy di Keith Carradine, è la canzone che mio padre dedico a mia madre quando se ne andò. Almeno questo è quello che lei racconta. Quell'uomo di mezz'età mi guardava con un' aria sconsolata, come un cane che aspetta il padrone da ore. Che lo faccia per il mio silenzio o per la macchia gigantesca di gelato sulla mia maglietta preferita dei Rolling Stones? Mah. Vabbè.
"Tu devi essere Sam, mia madre mi ha parlato tanto di te."
Sì lo so, è la solita frase che di solito dicono i compagni della propria madre alla figlia, ma quando mi vedono stanno tutti sempre zitti. Gli faccio questo magico effetto: un silenzio fin troppo imbarazzante. Non ho mai capito il perchè. Che sia per il mio aspetto da gioventù bruciata? o per i capelli corti? o per quegli stupidi occhi? O per la piccola M tatuata sul collo? Chissà. Di tanto in tanto vorrei saperlo, ma non ho voglia di sbattermi per entrare nella testa di un uomo che potrei odiare fino alla morte se sentirò quella canzone per l'ennesima volta.
"Anche a me di te, non sai quanto"
"E allora non stare sulla porta, entrate no?"
E a questo punto come ogni volta ci caccio il mio sorriso che sa tanto di falso. Però ci cascano tutti.
Tutto sommato non mi sembra neanche troppo sciocco, e nemmeno brutto o stolto. Meglio chiamare Lily.
"Lily! Scendi!"
Mi sento un po' la mamma di casa in questi momenti ma lo faccio perchè mia madre è troppo occupata a controllare se in casa c'è disordine senza attirare troppo la sua attenzione.
E così Sam ci guarda con gli occhi sgranati.
"Sì lo so, siamo diverse ma il padre è lo stesso"
Ecco ora è finita la nostra recita. Ora possiamo tornare nelle rispettive stanze, spettegolando su questo Sam che chiamo per nome pur non avendolo visto mai prima d'ora. E poi ci aspetterà una cena colma di calorie condite da domande su che cosa facciamo, i nostri interessi, le cose che preferiamo per così la prossima volta arrivare con un regalo che ci soddisfi.
Come sono prevedibili.

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