Sono le tre di notte.
Penso ai miei amici sparsi per il mondo che stanno camminando verso scuola mentre io dovrei dormire. Non ci riesco. Quell'email sta ancora là. Ferma, immobile, aspetta solo che io la apra. Mi faccio forza e la apro.
"Darling, how are you?
J'aime pas parler en anglais mais je ne sais pas si tu te souviens un peu de français meme aujourd'hui. Si tu ne comprends pas pardonne-moi mais je ne suis pas tres fort en anglais donc je t'ècris en français. Je voudrais savoir tout sur ta nouveau vie à New York mais je sais que depuis plus de 15ans tu ne sais rien sur moi mais j'éspere que..."
Fanculo. Non voglio continuare a leggere.
L'uomo ha sempre avuto paura del tempo, del tempo che passa e ha sempre avuto ragione. Sono passati quindici anni in cui le sue email, due all'anno, sono di auguri o per compleanni o per festività. Lui è così, un giorno si sveglia e cambia. Un giorno si è svegliato e se ne è andato, un giorno si è svegliato e mi ha scritto un email nella quale vorrebbe sapere tutto sulla mia "nuova vita". Non funziona così. Te ne sei andato, potevi lasciare me ma non dovevi lasciare Lily e mia madre. Loro le dovevi far vivere felici di me non me ne fotte un cazzo. Loro, però, no.
E così mi infilo un paio di jeans, una felpa, la sciarpa e esco. La porta non fa tanto rumore, Lily dorme e mia madre pure. Il mio ipod spara malinconia e incazzatura a tutto volume. New York, tra i suoi pregi e i suoi difetti, ha che è una città viva ad ogni ora del giorno e della notte. Non so nemmeno che viso ha mio padre, non me lo ricordo. Non so nemmeno qual è il suono della sua voce e se quei miei stupidi occhi chiari li ho ereditati da lui. Voglio scappare, voglio tornare indietro, voglio andarmene da qui. Rivoglio la mia città, quella che profuma di vita e felicità in ogni angolo, quella dove ho lasciato il cuore. Chiudo gli occhi mentre cammino, non voglio ricordare nulla, voglio vivere...vivere finché le forze non mi abbandoneranno. Non voglio ricordare. Vivere al massimo, senza rimpianti. Lo voglio. Lo desidero con tutta me stessa.
Corro, e corro ancora. Le mie sigarette fumate da anni si fanno pesanti sui polmoni ma devo arrivare in un posto. La mia scuola, le scale esterne, il tetto. Quando arrivo mi stendo, guardo il cielo e urlo. Non urlo per ripicca, urlo perchè non voglio soffrire, io sono forte...devo esserlo. E fanculo. In quell'urlo alle quattro di notte c'è tutta una vita, una vita che non è stata perfetta ma è la mia. Lo rimarrà sempre. Tutti, tutti se ne possono andare e tornare quando vogliono ma nessuno mai riuscirà a portarmi via la mia vita. Mai.
Io voglio vivere.
E ora, in questa notte, una sigaretta, una canzone e la mia vita.
"And I know of the pain that you feel the same as me
And I dream of the rain as it falls upon the leaves
And the cracks in our lives like the cracks upon the ground
They are sealed and are now washed away
You tell me we can start the rain
You tell me that we all can change
You tell me we can find something to wash the tears away
You tell me we can start the rain
You tell me that we all can change
You tell me we can find something to wash the tears..... "
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