Piove.
Piove da un po' di giorni ormai. Le colorate adolescenti di New York non sono contente, gli si rovina la piega e così vanno in giro nascondendo le loro extension sotto ad un cappuccio di un giubbotto alla moda. Io sono contenta. Io sì. Per me, è malinconica questa pioggia. Oggi è fin troppo triste. Io ho i capelli bagnati, il trucco non perfetto, le mani fredde e i piedi congelati. Non importa. Oggi arrivata mezza di corsa a scuola ho sentito una voce dietro di me, e un maledetto accento infinitamente americano che ancora adesso non amo particolarmente.
"Hey Smoker! What's your name?"
Mi sono voltata e come un ebete ho indicato me stessa sottintendendo con questo gesto se quel ragazzo parlasse proprio a me. Mi ha fatto un gesto per dire sì.
"It's not so important right?"
"You're wrong"
"Smoker...don't you call me like this? So, call me Smoker. Bye boy"
"My name is Edward, call me only Ed if you want"
"Okey, bye Ed"
Non mi ero mai voltata a guardarlo, ero di fretta, l'ho visto solo con la coda dell'occhio. Poi ho capito. Ho incrociato il suo sguardo: il ragazzo con gli occhi scuri e luminosi. Era il ragazzo del tetto. Quando ho capito che era lui mi è scappato un sorriso. Non sono salita sul tetto oggi, non ne avevo voglia, sono rimasta a disegnare in classe. E ora, piove ancora però una felpa larga, le mie parole un po' buttate alla rinfusa, la mia sorellina che sento canticchiare da qui mi mettono quasi di buon umore. L'unica cosa che mi strappa un sorriso abbastanza vero però è questa pioggia. Il cielo sta piangendo e mi piace pensare che ora pianga di felicità. Non è così. Un e-mail from Dad. Era quasi un anno che non mi scriveva, anzi 10 mesi per la precisione. Vorrei leggerla. Un'altra parte di me vorrebbe cliccare direttamente su elimina. Cosa mi avrà scritto? sì è vero geneticamente è mio padre, ma per me è solo uno dei tanti che mi hanno fatto traslocare l'unica differenza è che lui ha ferito mia madre. Ferita per sempre. Lei non lo deve sapere, no.
"Lily! vieni a dare un bacione a tua sorella!"
e ho sentito la sua voce squillante che rispondeva un arrivo felice. Lei è l'unica che riesce a non far scorrere le mie lacrime. Nessuno le deve vedere.
E così ho sentito aprire la porta e le sue braccia fiondarmisi al collo. Quanto le voglio bene. Lei non lo immagina nemmeno. E così proprio in quell'istante, mentre guardo gli occhioni scuri di mia sorella, dimentico tutto: l'email, papà, la mia vita prima di allora.
Ora è solo il cielo che piange.
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