venerdì 16 gennaio 2009

Between the bars

Era tanto tempo fa’.
Forse no, forse non è passato poi così tanto tempo da quel giorno. Non lo so.
Quel pub puzzava di fumo in ogni suo centimetro e aleggiava quell’odore di gin ovunque, mi piaceva. Mi piaceva perché era tranquillo, silenzioso, e perché quell’odore di sigaretta misto ad alcol mi inebriava. Era un odore che ti saliva nelle narici e penetrava nei polmoni, aveva un sapore, un odore dentro di te, ti lasciava qualcosa…qualcosa che. Non so. Qualcosa.
Mi ricordo di lei precisamente, la sua figura è ancora delineata nella mia mente. Seduta davanti al bancone. Era un bancone in legno, un po’ logorato dal tempo, che sembrava però contenere storie che nessuno mai aveva visto o compreso.
Sedeva sempre su uno sgabello, uno di quelli alti in cui i bambini si sentono padroni del mondo, lei non si sentiva niente…niente di più di ciò che era. Portava dei jeans aderenti, che le stringevano le gambe, e una maglietta stretta che le correva sul busto lasciando agli altri l’immaginazione. Ordinava sempre la stessa cosa: “Gin con ghiaccio perfavore”. Era una di quelle poche clienti che non chiamava per nome il barista, però lo conosceva, lo vedeva ogni giorno, sulla stessa sedia, con i gomiti appoggiati sullo stesso bancone dello stesso uguale e consumato pub.
I capelli lunghi le correvano lungo la schiena, mossi, e aveva un adorabile vizio: si passava le mani tra i capelli continuamente, li tormentava ma con dolcezza. Chi fosse non l’ho mai scoperto, ma i suoi lunghi capelli castani me li ricordo, e poi…poi ricordo che aveva sempre gli occhiali da sole, neri.
Dietro quella figura io ci costruivo delle storie, per me portava quegli occhiali per coprire dei lividi lasciati da un marito che non vedeva ciò che vedevo io e lei annegava i suoi ricordi in quel gin ghiacciato. Prima di berlo accendeva una sigaretta, lo faceva ogni volta, come un rituale, non toccava il bicchiere prima di aver accesso la sua sigaretta e il posacenere era sempre lì, sempre in quell’esatto posto sul quel maledetto bancone. Sempre.
E poi, poi stava lì, aspirava il primo tiro di sigaretta e poi beveva il primo sorso.
Ricordo che le labbra le si bagnavano leggermente e che quell’odore di gin arrivava sino al mio naso silenzioso.
Era in quel momento, in quel esatto istante in cui quel odore arrivava sino a me che lei iniziava a cantare, sottovoce, come un sospiro. Quella canzone che tutt’ora mi risuona in testa: Drink up,baby, stay up all night…e intanto passava il dito intorno al bicchiere. Percorreva l’estremità circolare delicatamente mentre cantava quella canzone. Di tanto in tanto udivo qualche respiro pesante nelle sue parole, forse ricordava, forse pensava, forse scappava. Non lo so.
C’è una cosa però che quel giorno interruppe la solita bellissima quotidianità.
Si voltò, mi guardò attraverso le lenti scure e bevve il drink.
Il bicchiere di vetro fece un piccolo suono sul vecchio bancone e poi. Poi si tolse gli occhiali dal volto, proprio mentre la canzone finiva, proprio in quell’ultima strofa I'll keep them still., finalmente compresi. Cantava. E quegli occhiali non servivano a coprire nessun livido, e nemmeno a nascondere chissà quale altra imperfezione. Lei era bellissima. E ancor di più lo erano quei suoi occhi maledettamente blu.
Si tolse gli occhiali e io capì.
Piangeva.

inspired by Elliott Smith – Between The Bars

Drink up, baby
stay up all night
with the things you could do,
you won't but you might
The potential you'll be
that you'll never see,
the promises that you'll only make.
Drink up with me now
and forget all about
the pressure of days
Do what I say
and I'll make you okay
and drive them away
the images stuck in your head
People you've been before
that you don't want around anymore
that push and shove and won't bend to your will
I'll keep them still
Drink up, baby
look at the stars
I'll kiss you again
between the bars
where I'm seeing you there
with your hands in the air
waiting to finally be caught
Drink up one more time
and I'll make you mine
keep you a part
deep in my heart
separate from the rest
where I like you the best
and keep the things you forgot.
The people you've been before
that you don't want around anymore
that push and shove and won't bend to your will
I'll keep them still.



Bevi in un solo sorso, baby, rimani alzata tutta la notte
con le cose che potresti fare
non le farai ma potresti.
Ciò che potresti essere
che non vedrai mai,
le promesse che solamente farai
Bevi in un solo sorso, con me, ora,
e dimentica tutto riguardo
le pressioni della vita.
Fai ciò che ti dico
e ti farò stare bene
e allontana le immagini ferme nella tua testa
Le persone che sei stata prima,
che non vuoi più attorno,
che spingono e premono e che non si piegano al tuo volere
le conserverò ancora.
Bevi in un solo sorso, baby, e guarda le stelle.
Ti bacerò ancora
tra gli ostacoli,
dove ti sto vedendo,
con le tue mani in aria,
in attesa di essere afferrate.
Bevi in un solo sorso ancora una volta,
e ti farò mia.
Conservandoti da parte,
nel profondo del mio cuore,
separata dal resto,
dove mi piaci più di ogni cosa,
e conservando le cose che hai dimenticato.
Le persone che sei stata prima
Che non vuoi più attorno
Che spingono e premono e non si piegano al tuo volere.
Le conserverò ancora.

http://it.youtube.com/watch?v=yM5kCRrZ2ZE Cover by Emily Haines (Metric) acoustic
http://it.youtube.com/watch?v=37k_Ri1XxEc Original song by Elliott Smith

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