lunedì 28 settembre 2009

Il sole autunnale.

Ascoltami.

Solito treno, solita ora, soliti luoghi.
Tutto riparte. La banalità della normalità.
Non fa ancora troppo freddo e la mia camicia a quadri con un maglioncino tutto sommato basta per coprirmi.
Sono passi ancora un po' lenti i miei, quasi nemmeno i piedi avessero voglia di tornare alla solita vita.
C'è il sole oggi, un sole autunnale.
La fermata dell'autobus è sempre la stessa. Sempre fredda e grigia, sempre malinconica e sola.
Mi diverto a guardare le mie scarpe che strascicano sulla strada.
E guardando le piccole imperfezioni dei san pietrini mi accorgo di un paio di scarpe.
Delle vans nere, delle semplici vans nere.
Osservo le cuciture dei jeans del ragazzo che le porta e la felpa scura.
Guarda la strada anche lui, lo trovo quasi consolante il fatto di non essere l'unica a farlo.
Non so cosa di quel ragazzo mi attragga, in fondo non riesco nemmeno a vedergli il viso quindi mi accendo una sigaretta.
La solita sigaretta alla solita fermata in una "solita" mattina mentre studio i dettagli di quel ragazzo con lo sguardo.
Mi sta guardando le scarpe anche lui, ora i jeans, i suoi occhi sui miei fianchi, il tessuto della mia camicia, il maglioncino poi i miei capelli e poi guarda me.
Mi guarda, non fa altro.
Però, lo fa in modo dolce, in un modo in cui pochissimi o forse nessuno mi guarda.
Ha due occhi favolosi.
Ha smesso di guardare la strada, ora guarda me.
Quando mi guarda, però, distolgo lo sguardo.
Mi chiedo se abbia visto di che colore ho gli occhi.
Mi chiedo se abbia sentito quello che ho sentito io in quello sguardo.
Ad interrompere i miei pensieri però ci pensa l'autobus, lui monta con me.
Siamo andati via insieme.
Scappati? Se volete chiamarlo scappare chiamatelo così.
Partiti? Se volete chiamarlo partire chiamatelo così.
Siamo andati via, insieme.
Insieme, questo conta.
Sotto il sole autunnale.

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